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Sharing economy: Uber, Airbnb e altre aziende chiedono tutele all’Ue

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Le big della sharing economy non riescono a gestire la differenza legislativa fra i vari Paesi del vecchio continente e chiedono aiuto all’Ue

Le big della sharing economy, Uber e Airbnb in testa, chiedono tutele all’Ue. In una lettera inviata al
primo ministro olandese Mark Rutte, presidente di turno dell’Unione Europea, i quarantasette pilastri dell’economia della condivisione, chiedono di essere tutelati dalle iniziative legislative dei paesi membri tese ‘a limitare lo sviluppo dell’economia collaborativa a discapito degli europei’. Il documento vuole essere una protesta contro i limiti imposti dalla burocrazia a difesa dell’attuale sistema di commercio, che danneggerebbe il loro ‘sviluppo’.

Le big chiedono un aiuto concreto per lo sviluppo delle loro imprese, dal momento che stanno ‘rimodellando l’intera catena del valore’, sfidando ‘i metodi acquisiti di produzione e di creazione dei servizi’ e attivando una ‘più efficiente allocazione della domanda e dell’offerta, promuovendo la micro-impresa e il lavoro flessibile’.

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Quello che queste aziende soffrono, in Europa, è la differenza legislativa fra i vari Paesi. Non trovando un quadro normativo comune, Uber e soci sono costretti a modificare le loro policy Stato per Stato, con risultati scarsi. Ed è proprio con questo obiettivo che le big della sharing economy hanno espresso il loro sostegno alla strategia di mercato europeo unico digitale.

‘Nella sua strategia per il mercato unico digitale, la Commissione europea ha annunciato lo sviluppo di un’agenda che riguarda la sharing economy e una guida su come applicare la legislazione ai nostri modelli di business innovativi.
Accogliamo con favore la strategia come un passo importante nella realizzazione dei benefici che le nostre piattaforme sono in grado di fornire ai consumatori europei’, si legge nella lettera.

Il valore economico delle aziende della sharing economy

Se è vero che che in Europa le imprese dell’economia della condivisione non riescono a trovare il loro spazio, è anche vero che negli Usa valgono davvero tanto. Negli Usa, UpWork sostiene di avere 10 milioni di lavoratori; Crowdwork 8 milioni, CrowdFlower 5 milioni. Erano 160 mila gli autisti che nel 2015 lavoracìvano per Uber. I numeri dovrebbero far capire il potenziale di queste aziende.

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