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Russia: il piano di Putin per fronteggiare la crisi del petrolio

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Russia Putin

La Russia punta alle privatizzazioni per provare a risollevare l’economia,  in crisi per il crollo del prezzo del petrolio

Il crollo del prezzo del petrolio sta diventando cosa davvero sera per la Russia, Paese che basa la sua economia sull’oro nero, e per Vladimir Putin ,che è chiamato in queste ore a trovare delle soluzioni efficaci ed urgenti per far fronte alla crisi. La via più breve sembra essere la vendita degli asset statali, cioè le partecipazioni in alcune delle più grandi aziende del Paese. Il piano porterebbe un trilione di rubli, circa 12 miliardi di euro, da incassare in due anni. Si oppongono alla privatizzazione i manager delle società coinvolte.

La Russia e i dati economici

Il quadro economico Russo evidenzia l’urgenza di soluzioni: i dati economici presentati dal ministro dello sviluppo economico, Alexey Ulyukayev, a Putin indicano una contrazione del Pil russo del 3,7% nel 2015, come si apprende dal sito della CNN. E il Fondo Monetario Internazionale indica, per il 2016, un’ulteriore riduzione del Pil russo dell’1%.

A quali società dovrebbe rinunciare la Russia?

Il 1 febbraio, Vladimir Putin ha convocato al Cremlino un incontro con i suoi ministri per discutere sulle eventuali privatizzazioni. La cessione di alcuni asset statali potrebbe coinvolgere, in primis, come si legge dal documento originale diffuso dal Governo russo, la compagnia petrolifere Rosneft, in seria difficoltà negli ultimi mesi. Si pensa anche alla banca VTB, alla compagnia aerea Aeroflot, ad  Alrosa, gigante siberiano dei diamanti, al Rostelecom , la più grande compagnia di telecomunicazioni e anche alle Ferrovie russe.

Russia

Nel processo di privatizzazione, lo Stato dovrebbe, secondo il volere del Cremlino, mantenere il controllo delle aziende che ritiene strategiche e gli investitori stranieri che vogliono acquisire asset statali dovranno avere base in Russia e sottostare alla giurisdizione (e al fisco) russa.

Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, è convinto che il processo di provatizzazione debba essere posticipato in attesa di un rialzo dei prezzi del petrolio.

Alle privatizzazioni si affiancheranno anche i tagli. È stato già annunciato un taglio del 10% al bilancio federale 2016.

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