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Referendum autonomia: vincono i Sì. Ecco cosa succede

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referendum

In Lombardia si è votato con i tablet: ma a 12 ore dalla chiusura delle urne mancavano ancora i dati certi su affluenza

 

 

Ha vinto il “Sì”: i cittadini di Lombardia e Veneto vogliono e chiedono, con il referendum del 22 ottobre, maggiore autonomia. Ma nell’immediato nulla cambierà: le due regioni, infatti, non si aggiungeranno automaticamente alle cinque a statuto speciale già esistenti (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta).Quello realizzato è un referendum consultivo.

Quello che subito appare chiaro, invece, è che il voto elettronico sia stato un flop. Ma andiamo per gradi.

Grande affluenza

referendumPartiamo da questo: nonostante fossero referendum consultivi, i cittadini sono andati a votare. In veneto, in particolare, dove doveva essere raggiunto il Quorum, l’affluenza è stata pari al 57%. In Lombardia, i dati sull’affluenza si aggirano intorno al 38%.

I Sì” sono risultati nettamente maggioritari: oltre il 95% in Lombardia, ben il 98% in Veneto.

Parte l’Iter per richiedere maggiore autonomia

Nulla, come dicevamo, cambia nell’immediato. I Governatoi delle Regioni potranno avviare l’iter per richieder maggiore autobnomia al Governo, consapevoli che la scelta e la richiesta sia appoggiata anche dai cittadini. Tutte le regioni possono chiedere maggiore autonomia, anche senza il referendum: l’Emilia-Romagna ha attivato l’interlocuzione con il governo senza alcuna consultazione. Una volta raggiunto un accordo con lo Stato, questo deve essere approvato da Camera e Senato a maggioranza assoluta dei componenti.

Con il “Sì” dei cittadini, comunque, le Regioni potranno avere più potere contrattuale al tavolo delle trattative con il governo sulla richiesta di maggiore autonomia nei limiti del dettato costituzionale.

Davvero avranno maggiore autonomia Fiscale?

No. Anche se è quello su cui hanno puntato nella loro propaganda Roberto Maroni (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto), l’autonomia fiscale non è materia di contrattazione, ovvero non compare nell’elenco delle 23 materie previste dagli articoli 116 e 117 della Costituzione.

Veneto e Lombardia potranno chiedere maggiore autonomia su rapporti internazionali e con l’Ue; su commercio estero; nella tutela e sicurezza del lavoro; su istruzione; su professioni; su ricerca scientifica e tecnologica; su tutela della salute; su alimentazione; su ordinamento sportivo; su protezione civile; su governo del territorio; su porti e negli aeroporti civili; su grandi reti di trasporto e di navigazione; su ordinamento della comunicazione; su produzione, su trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; su previdenza complementare e integrativa; su coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; su valorizzazione dei beni culturali e ambientali; su casse di risparmio, casse rurali e aziende di credito a carattere regionale; su enti di credito fondiario e agrario regionali; su organizzazione della giustizia di pace; su norme generali sull’istruzione; su tutela dell’ambiente.

zaia MAroniAvendo maggiore autonomia su diverse materie, Lombardia e Veneto proveranno a chiedere anche una maggiore autonomia fiscale, trattenendo sul territorio maggiori risorse finanziarie derivanti dalle imposte locali. Ma la richiesta verrà difficilmente mantenuta.

Il flop del volto elettronico

Quel che certo è che una cosa, questo Referendum, ha reso chiara: il voto elettronico non fa ancora per l’Italia.In Lombardia, infatti, si è votato esclusivamente su dei tablet. I

In realtà, il sistema non ha causato particolari problemi agli elettori, dato che anche i più anziani si sono adeguati alla tecnologia. Il fronte problematico è stato la raccolta dei dati: per diverse ore non sono stati disponibili i dati sull’affluenza (ancora incerti a 12 ore dalla chiusura delle urne) e quelli relativi allo scrutinio.

Sono mancate, dunque, affidabilità, rapidità e precisione, tutte cose che la tecnologia avrebbe dovuto garantire.

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