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Ecco le 5 proposte fiscali della Confcommercio

Il post del commercialista Giuliano Mandolesi, blogger di Start Magazine

Un paper di 24 punti dal titolo “Un tema, una proposta”, le misure indispensabili per la crescita e la competitività delle imprese, quelle indicate da Confcommercio in occasione degli incontri con i leader politici impegnati in campagna elettorale, con 5 suggerimenti prioritari in materia fiscale per sostenere le imprese in quello che sembra essere il primo anno di crescita (seppur lenta) dopo la devastante crisi economica.

1. ELIMINARE GLI AUMENTI DELL’IVA DAL 2019

Eliminare i 12 miliardi di aumenti dell’Iva previsti nel 2019 e gli oltre 19 previsti per il 2020, le ormai famose clausole di salvaguardia, problema a cui il prossimo governo dovrà porre rimedio per evitare “catastrofici effetti sui consumi delle famiglie” ed a risentirne maggiormente sarebbero di certo quelle a basso reddito.

2. RIFORMARE L’IRPEF

Improcrastinabile. Così Confcommercio descrive la necessità di mettere mano all’imposta sul reddito delle persone fisiche, semplificando il tributo, riducendo il numero delle aliquote ma garantendo la progressività del prelievo e strutturando una “NO TAX AREA” per tutte le categorie di reddito.

3. RIORDINARE LA TASSAZIONE LOCALE

Sia dal punto di vista pratico che fiscale, l’insostenibilità del tridente IMU-TASI-TARI è ormai sotto gli occhi di tutti.
La proposta di Confcommercio è radicale, “semplificare e ridurre la tassazione locale, introducendo un’unica vera imposta comunale sugli immobili – la “local tax” – che includa tutti gli attuali tributi locali che gravano sugli stessi e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese”.

4. CONSENTIRE IL RIPORTO DELLE PERDITE PER LE IMPRESE CHE ADOTTANO IL NUOVO “REGIME DI CASSA”

“Dimenticanza” dell’ultima legge di bilancio e carenza della norma stessa sul regime di cassa, l’impossibilità di riportare le perdite fiscali per le imprese che operano in contabilità semplificata oltre a rendere il regime inapplicabile per oltre due milioni di aziende, segna anche un insensato discrimine rispetto delle stesse rispetto alle società di capitali che invece possono dedurre le perdite senza limiti temporali.

5. WEB TAX

Garantire la parità di regole nel fare impresa e “la WEB TAX per le multinazionali dell’e-commerce soluzione potrebbe essere una soluzione a questo problema”.
Secondo Confcommercio, “l’aumento delle transazioni on-line di beni e servizi effettuate dalle multinazionali dell’e-commerce produce infatti un danno economico ai settori del commercio e dei servizi tradizionali, soggetti ad adempimenti e tasse più pesanti, e sottrae cospicue entrate all’Erario”.

Su questo punto però la questione è molto complessa e va ben oltre i confini del nostro paese.

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