skip to Main Content

Pirelli debutta a Piazza Affari. Ma le azioni crollano subito

Pirelli

Il debutto di Pirelli in Borsa, dopo due anni di assenza, non è dei migliori. Ma i numeri non sembrano spaventare Marco Tronchetti Provera

 

Nemmeno il tempo di festeggiare il ritorno a Piazza Affari dopo ben due anni di assenza, che Pirelli & C. Spa, società leader nel settore dei pneumatici per auto, deve già fare i conti con la dure realtà della Borsa. Il titolo, infatti, parte in rosso: dopo aver aperto a -0,3%, le azioni della società hanno immediatamente peggiorato le prestaizoni, arrivando a perdere fino al 3,4% nel primo giorno di quotazione.

Il collocamento dei titoli in fase di ipo è avvenuto a 6,5 euro per azione. Il flottante è pari al 40%. La capitalizzazione a questi valori è di 6,49 miliardi di euro. Ma andiamo per gradi.

Pirelli, una start up con una storia di 150 anni

Partiamo dalle origini. La società avvia le sue prime attività nel 1872, anno in cui Giovanni Battista Pirelli fonda a Milano la società in accomandita semplice “G.B. Pirelli & C.”, destinata alla fabbricazione di articoli in gomma elastica. Undici anni dopo, nel 1883, la società viene messa in liquidazione e successivamente viene costituita la Pirelli & C., società in accomandita per azioni.

pirelliDopo la produzione (di successo) delle liste di gomma per carrozze e il primo pneumatico per velocipedi, nel 1901 Pirelli avvia anche la produzione di pneumatici e punta alla conquista del mercato internazionale, con l’apertura di stabilimenti in Europa e nel mondo.

È il 1922 quando viene quotato a Piazza Affari. E Pirelli sarà, nel 1929, la prima società italiana quotata anche alla Borsa di New York.

Negli anni il business di diversifica e il gruppo continua a crescere. Nel 2007 Pirelli diventa anche azionista di riferimento per Telecom Italia. Nel 2010 cede le attività di Pirelli Broadband Solutions e separa dal gruppo principale le attività immobiliari di Pirelli & C. Real Estate, diventando una “pure tyre company”.

Tutto cambia a fine 2015 a seguito dell’offerta pubblica di acquisto lanciata dalla cinese Marco Polo Industrial Holding, che attualmente detiene il 100% del capitale sociale. Ricordiamo che a sua volta, Marco Polo è controllato al 65% da ChemChina, per il 22,40% da Camfin, e per il 12,6% dai russi di Long Term Investment Luxembourg. Il controllo cinese ha portato – il 6 novembre del 2015 – alla revoca delle azioni ordinarie Pirelli dal listino. Tutte le azioni di risparmio ancora in circolazione a febbraio 2016, furono convertite in azioni speciali senza diritto di voto e ritirate dal mercato. Il giorno 25 dello stesso mese si perfeziona il delisting di Pirelli.

Come cambia Pirelli & C. in mano ai cinesi

In questi anni due anni fuori le luci dei riflettori pubblici, Pirelli è stata oggetto di un riassetto, che ha visto separazione del business tra la parte industrial, che insieme alle attività di pneumatici di ChemChina ha dato vita a Prometeon, e quello ormai centrale dei segmenti ‘premium’ e ‘prestige’.

Nei prossimi anni (piano industriale al 2020), la società intende puntare ad essere una pure consumer tyre company, focalizzata sui prodotti High Value. Il gruppo prevede un margine Ebit adjusted in aumento dal 17% del 2016 a circa 18,5%/19,5% a fine periodo, con un’incidenza dell’Ebit adjusted dell’High Value sul totale in crescita dall’81% dello scorso anno all’85% del 2020.

pirelli

Il primo settembre 2017, Pirelli ha presentato domanda di ammissione alla quotazione delle proprie azioni ordinarie sul mercato telematico azionario (Mta), gestito da Borsa Italiana.

Il ritorno in Borsa

 

L’Ipo è rivolta al pubblico indistinto in Italia. Gli investitori istituzionali potranno aderire esclusivamente al collocamento che viene loro riservato.

Un giorno da dimenticare

Il ritorno in Borsa è avvenuto il 4 ottobre, ma i primi numeri sono da dimenticare. Dopo aver aperto a -0,3%, le azioni della società hanno immediatamente peggiorato le prestaizoni, arrivando a perdere fino al 3,4% nel primo giorno di quotazione.

Non sembra preoccupato dei primi risultati l’amministratore delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, che sostiene che un primo vero bilancio della quotazione lo si vedrà solo “ltra qualche mese, sappiamo che l’azienda è solida e consegna risultati. I primi giorni c’è sempre volatilità”.

“Gli investitori hanno già capito, in futuro vedendo i risultati saranno sorpresi solo in modo positivo”, ha continuato Marco Tronchetti Provera.

Il futuro, secondo le ipotesi interne, sembra essere roseo. E dopo la quotazione e con l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2018, la società, infatti, ipotizza una politica dei dividendi con la distribuzione del 40% del risultato netto consolidato nell’arco del piano industriale 2017-2020.

Qualche numero di produzione

I numeri, almeno apparentemente, sembrano dare ragione a Marco Tronchetti Provera. Ad oggi, Pirelli vanta ha ben 19 stabilimenti in 13 paesi con una capacità complessiva pari a circa 71 milioni di pneumatici per auto, di cui più della metà idonea alla produzione di pneumatici ad alto valore (i cosiddetti high value).
30.828 sono le persone impegnate nella produzione.

Per il 2016 la società ha registrato ricavi per circa 5 miliardi di euro.

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore

Back To Top

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore