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Perchè l’Antristrust ha multato Whatsapp

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pedaggio whatsapp

Multa milionaria a Whatsapp, per aver condiviso i suoi dati con Facebook

 

Multa da 3 milioni di euro per WhatsApp, l’applicazione di messagistica istantanea acquistata da Facebook. A deciderlo è stata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, al termine di 2 istruttorie. La colpa è quella di aver condiviso, per un periodo, i dati degli utenti con Facebook. Sulla questione indagava anche l’Europa. Ma andiamo per gradi.

Il caso

pubblicità su whatsappAd agosto 2016,  a due anni e mezzo dall’acquisizione da parte di Facebook, l’app di messaggistica ha annunciato una modifica dei termini di servizio e dell’informativa sulla privacy, che le ha consentito di ‘collegare’ i numeri di telefono degli utenti ai sistemi del social.  “Anche se ci coordineremo maggiormente con Facebook nei mesi a venire, i messaggi crittografati rimarranno privati e nessun altro potra’ leggerli. Ne’ WhatsApp, ne’ Facebook, ne’ nessun altro”, hanno provato a rassicurare i dirigenti della chat. Ma la cosa, ovviamente, non poteva passare inosservata.

L’operazione di condivisione dati era riportata nella nuove regole sulla privacy di Whatsapp e deve essere autorizzata dall’utente. Chi non vuole condividere i dati, infatti, può disattivare un’opzione dalle impostazioni dell’app (si hanno solo trenta giorni di tempo dall’accettazione dei nuovi termini).

Promesse non mantenute

Peccato, però, che quando Zuckerberg aveva comprato la promettente startup aveva assicurato che le due piattaforme sarebbero rimaste separate. Tutto procedeva bene, anche perchè, nei prmi due anni, il gruppo di Menlo Park si è concentrato sulla crescita dell’utenza. Quando sono stati raggiunti numer altissimi, allora Facebook ha deciso di “approfittare”. L’applicazione di messaggistica, ricordiamo, è utilizzata da più di un miliardo di persone.

La multa dell’Antistrust

Per l’Antistrust, come evidenziato da una prima istruttoria, Facebook ha “di fatto indotto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini di utilizzo, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione”, si legge in una nota dell’Antitrust. Chi era già utente, invece, ha avuto la possibilità di accettarne “parzialmente” i contenuti, potendo decidere di non fornire l’assenso a condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l’app.

Le altre questioni da risolvere

whatsappL’Antistrust ha avviato anche una una seconda istruttoria contro Whatsapp Inc, in cui ha accertato la vessatorietà di alcune clausole contrattuali delle app, quali:

  • le esclusioni e limitazioni di responsabilità in capo a WhatsApp molto ampie e assolutamente generiche, inclusa quella che discende dal proprio inadempimento;
  • la possibilità di interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso;
  • il diritto generico esercitabile da WhatsApp di risolvere il contratto/recedere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo e non consentire più all’utente l’accesso/utilizzo dei servizi;
  • il diritto generico esercitabile da WhatsApp di introdurre modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto vengano preventivamente indicate le motivazioni e senza neppure prevedere modalità per informarne in maniera adeguata l’utilizzatore, unitamente alla previsione del meccanismo di “silenzio assenso”;
  • quale la legge applicabile al contratto e alle controversie quella dello Stato della California e quali unici fori competenti Tribunale Federale degli Stati Uniti della California settentrionale o il Tribunale dello Stato della California; un generico diritto esercitabile da WhatsApp di recedere dagli “ordini” e di non fornire rimborsi per i servizi offerti; la generale prevalenza del contratto scritto in lingua inglese.

Pagamenti peer-to-peer con Whatsapp

Presto potremo pagare grazie WhatsApp. A dire il vero lo potranno fare (almeno inizialmente) gli utenti indiani. É in India che l’Over the top della messaggistica (così di definiscono le imprese che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi, contenuti e applicazioni, senza avere una propria infrastruttura, agendo al di sopra delle reti ) potrebbe presto lanciare la nuova funzione.

appIn base alle indiscrezioni del sito specialistico The Ken, infatti, ci sarebbero dei contatti tra la società americana ed il governo per ottenere il permesso all’utilizzo dell’Upi, un sistema di pagamento creato dall’NpciI, la National Payments Corporation of India.

Il sistema permetterà agli utenti che utilizzano l’applicazione di messaggistica di trasferirsi denaro fra loro, grazie ad accordi con diverse banche aderenti e ai network di carte di credito e debito.

“L’India è un paese importante per WhatsApp e stiamo cercando di capire come possiamo contribuire in misura maggiore alla visione di un’India digitale. Stiamo valutando il modo in cui possiamo collaborare con aziende che condividono la nostra visione e nel frattempo continuiamo ad ascoltare con attenzione il feedback dei nostri utenti”, ha detto un portavoce della compagnia a Mashable.

Scegliere una partenza asiatica non è certo un caso: in India il bacino potenziale di utenti è pari a 200 milioni. E nnon solo: il Paese spinge verso i pagamenti digitali. Grazie a questo servizio, forse, WhatsApp potrebbe avere la meglio sulle altre piattaforme già presenti nel territorio indiano come Truecaller che, con i suoi 150 milioni di utenti e la possibilità di effettuare dei pagamenti in tutta facilità, rappresenta un ostacolo negli obiettivi di ‘dominio’ di Zuckerberg.

WhatsApp avrebbe dalla sua parte l’enorme diffusione, la famigliarità di fasce di popolazione anche meno abituate a questo genere di transazioni e, ovviamente, le garanzie offerte da un gigante come Facebook.

A conferma dei progetti è è anche il fatto che WhatsApp starebbe cercando proprio in India un “digital transactions lead” che abbia competenze sulle leggi locali e con gli standard tecnologici richiesti.

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