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Perchè la Consob indaga su Telecom – Vivendi

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Ispezione negli uffici Telecom Italia di Milano e Roma: si cercano documenti

 

Ispezione Consob nelle sedi Telecom di Milano e Roma.  L’autorità di mercato ha chiesto alla Guardia di Finanza di acquisire documenti e informazioni per valutare l’influenza del socio francese Vivendi nel gruppo di tlc.
L’ispezione è iniziata ieri 19 luglio 2017 e dovrebbe proseguire anche nei prossimi giorni. Ma andiamo per gradi.

La posizione di Vivendi in Telecom

TelecomTelecom rappresentare il primo (vero) colpo grosso dell’imprenditore Vincente Bollorè in Italia. Attraverso Vivendi, azienda di cui ricopre la carica di Presidente, Bollorè detiene il 23,9% del capitale della tlc. Una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica.

Vivendi ottiene il pieno controllo di Telecom

I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017, ma ad alcune condizioni.

La decisione è subordinata alla cessione delle quote detenute da Telecom Italia in Persidera. Persidera è una joint venture tra Telecom Italia Media Broadcasting (gruppo Telecom, 70% intestato alla capogruppo TI spa) e Rete A (gruppo L’Espresso, 30%). La società è un operatore di rete con cinque multiplex digitali (precedentemente in mano a La7), con sede a Roma.  La Commissione ha analizzato la questione, evidenziando che dopo l’acquisizione del controllo de facto di Vivendi su Telecom, la società d’Oltralpe avrebbe condizioni favorevoli per alzare i prezzi a carico dei canali televisivi nel mercato dell’accesso all’ingrosso alle reti del digitale terrestre, in cui Persidera e Mediaset possiedono entrambe una quota significativa. Ci spieghiamo meglio: sommando i mux di Persidera con quelli di Mediaset (di cui Vivendi detiene il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto), Vivendi supera la quota di mercato del 50% nel canali tv digitali terrestri.

I numeri le darebbero una posizione di forza che potrebbe giustificare eventuali rialzi di prezzi, costringendo i canali tv a sostenere costi maggiori per raggiungere il loro pubblico in Italia. Vivendi trarrebbe i benefici di una strategia simile attraverso Persidera, oppure indirettamente, attraverso la quota di minoranza in Mediaset.

Della questione se ne è parlato lo scorso 7 luglio al Consiglio di Amministrazione diTelecom, ma non è stata presa alcuna decisione in merito.

L’indagine Consob

Persidera a parte, quello che preoccupa ora i piccoli azionisti di Telecom è l’influenza del socio francese Vivendi nel gruppo di tlc. Ed è con l’obittivo di verificare questa cosa che Consob ha chiesto alla Guardia di Finanza di prelevare tutta la documentazione utile a comprendere il ruolo di Vivendi all’interno dei vertici di Telecom.

Telecom timL’ispezione negli uffici di Roma e Milano è iniziata la sera del 19 luglio e proseguirà anche nei prossimi giorni.

L’inchiesta trae origine dalle voci circolate negli ultimi giorni su un braccio di ferro tra l’Ad Flavio Cattaneo e l’azionista francese. Si è parlato di abbandono della guida dell’azienda da parte di Cattaneo, ma le indiscrezioni sono state poi smentite.

La situazione, però, non è piaciuta ai piccoli azionisti di Telecom riuniti nell’Asati, che, spinti da rialzi e tonfi improvvisi del titolo, più volte hanno sollecitato un intervento della Consob.

“Non possiamo che apprezzare l’attuale impegno delle Autorità competenti e ci auguriamo che, in tempi rapidi, si giunga a quei chiarimenti sul ruolo di Vivendi in Telecom Italia che, da tempo, Asati sollecita, nell’interesse dei propri iscritti e del mercato in generale”, si legge in una nota dell’associazione Asati. “Fermo restando che il Cda gode di un insieme di prerogative gestionali, da esercitare in piena autonomia le dinamiche delle recenti vicende societarie che hanno interessato Telecom Italia, dal rinnovo del Cda al rapido avvicendarsi di due presidenti, nonché il susseguirsi di voci inerenti a una presunta sfiducia di Vivendi nei confronti dell’Ad e a ipotesi alternative di ridefinizione della gestione, non possono che destare, allo stesso tempo, meraviglia e preoccupazione”.

“Riteniamo, quindi doveroso sia un immediato chiarimento, da parte dei Vertici aziendali, di quanto stia avvenendo in Telecom Italia sia una rapida e completa istruttoria da parte non solo della Consob ma delle diverse Istituzioni interessate”, concludono i piccoli azionisti.

Tim – Vivendi: una convivenza non sempre serena

C’è da dire che le ultime settimane non sono state proprio facili per Telecom. E la convivenza con i francesi non sempre è serena, con titolo che ne paga le conseguenze, tra crolli, risalite, ridiscese.

Le montagne russe sono dovute al braccio di ferro che sembra essersi delineato tra la società francese Flavio Catteneo, la cui poltrona sembra essere in bilico per la questione sulla via da seguire per la banda ultralarga. Lo scontro sembra essere destinato a prolungarsi almeno fino al consiglio d’amministrazione sui conti semestrali fissato per giovedì 27 luglio.

E nonostante siano arrivate le smentite su un possibile addio di Cattaneo (l’ad su richiesta informale della Consob, ha sottolineato che onorerà il suo impegno di rimanere fino al prossimo 2020), non è detto che non possa avvenire a sorpresa un ribaltone ai vertici della compagnia.

Vivendi e il fronte Mediaset

mediasetVivendi ha anche un altro fronte aperto in Italia: quello Mediaset. Dopo il salto del primo accordo per l’acquisizione di Premium da parte dei francesi, infatti, l’azienda d’Oltralpe ha iniziato a rastrellare le azioni del Biscione, raggiungendo il 28,8% del capitale, vicinissima al 30%, ovvero alla soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

Mediaset avrebbe dunque chiesto l’intervento di Agcom, che rifacendosi alle leggi sulla concorrenza ha chiesto a Vivendi di scegliere tra la società del Biscione e Telecom. Vivendi ha presentato il ricorso al Tar contro la delibera e ha depositato il piano chiesto dall’Agcom con il quale ottempera alle disposizioni dell’Authority congelando i diritti di voto in Mediaset, appunto, per la quota eccedente il 10%. E la questione sembra davvero lontana dal concludersi.

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