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La Brexit fa male al commercio inglese

Brexit

I commercianti inglesi lanciano l’allarme: senza accordo con Ue, il Regno Unito vedrà schizzare i prezzi degli alimenti

 

La Brexit fa male al commercio. E a quello inglese, in particolare: un addio all’Unione Europea senza regole precise e senza un accordo pacifico, metterà in seria difficoltà rivenditori come Tesco Plc , J Sainsbury Plc e Next Plc che portano sugli scaffali una notevole quantità di beni importati.

“Siamo molto preoccupati per la capacità del governo di contrattare ed evitare qualsiasi aumento dell’amministrazione doganale le cui conseguenze ricadano su di noi”, ha detto l’amministratore delegato Simon Wolfson della catena di abbigliamento Next, in un’intervista ai giornali britannici. “C’è un rischio reale che i porti si fermino e questo renderebbe la vita molto difficile per tutti i rivenditori”.

La stragrande maggioranza dei vestiti e quasi la metà del cibo consumato nel Regno Unito, come scrive Bloomberg, sono importati. L’Inghilterra non ha le capacità e i mezzi per soddisfare la domanda del paese. E se al 2019 non ci sarà un vero accordo con l’Ue, arriveranno tempi davvero difficili.

Se il regno Unito lascia l’Ue senza accordo, infatti, ogni giorno quasi 700.000 spedizioni in entrata richiederebbero controlli alle frontiere, ha spiegato il Consorzio britannico al dettaglio. I funzionari di Dover, il porto più trafficato del paese, avvertono che anche due minuti “in più” per liberare i camion in entrata potrebbero portare a blocchi di traffico di 17 miglia (27 chilometri).

brexit“Dover non è pronto a controllare i prodotti alimentari in entrata e non basta solo uno schiocco delle dita per raddoppiare il numero di fragole britanniche o quello delle patate”, ha detto il consigliere politico BRC William Bain.

Sotto l’attuale regime doganale, i rivenditori al dettaglio o i supermercati possono ordinare i pomodori provenienti dai Paesi Bassi all’ora di pranzo, per vederli apparire sugli scaffali il giorno successivo. Se il Regno Unito lascia l’UE senza un accordo, i rivenditori locali potrebbero certo vendere più carne prodotta nei confini nazionali, ma la cosa potrebbe spingere i costi. Così come i controlli doganali: come ha spiegato il CEO di Sainsbury, Mike Coupe, le nuove procedure doganali, molto più laboriose,si tramuteranno in prezzi più alti, con conseguenze anche sulla qualità del prodotto scelto.

I commercianti chiedono che il Governo si renda conto delle conseguenze di una hard Brexit:  il segretario britannico che si occupa della Brexit, David Davis, sta intensificando gli sforzi diplomatici per convincere i leader europei a trovare un accordo sul commercio. Per ora, comunque, il Primo Ministro Theresa May avrebbe affermato che un accordo di transizione commerciale non sarà messo in atto finché non sarà raggiunto un accordo finale Brexit.

 

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