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A che gioco sta giocando l’Italia per il vertice Bce?

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L’analisi dell’editorialista Angelo De Mattia

Verificheremo nei prossimi giorni se l’attacco all’assegnazione con il sorteggio finale dell’Ema all’Olanda conseguirà un risultato. Intanto, il ricorso alla Corte di Giustizia Ue da parte del Comune di Milano che chiedeva la sospensiva dell’assegnazione è stato rigettato perché, al di là della legittimazione del Comune a ricorrere, la Corte ha osservato che il metodo del sorteggio, se utilizzato per superare una situazione di stallo altrimenti non superabile, non può essere considerato illegittimo. Dunque la Cortealla pronuncia sulla sospensiva ha aggiunto una prima, limitata decisione sul merito, che però preannuncia ciò che al riguardo potrà sentenziare quando passerà all’esame, su tutto il merito, di questo e di altri ricorsi. In effetti, a siffatta possibile conclusione della gara per l’attribuzione dell’Ema bisognava pensare prima e opporsi decisamente alla conclusione, in ipotesi appunto di stallo, dell’estrazione a sorte. Fondamentali saranno, invece, l’esame della corrispondenza della documentazione prodotta dal governo olandese al regolamento della gara, la coerenza dell’attuazione degli impegni, l’esaustivo chiarimento sulla sede transitoria e quella definitiva dell’Agenzia che comporrebbe una parte del dossier presentato alla Commissione Ue rimasta riservata, il risultato delle informazioni e delle audizioni raccolte in loco dalla delegazione del Parlamento di Strasburgo.

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo

Le richieste di chiarimento su questa vicenda rivolte dal presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, sottolineando il ruolo dello stesso Parlamento quale colegislatore, esigono una pronta risposta. Si tratta, in ogni caso, per l’Italia di una lezione per il futuro perché questo tipo di impegni venga curato ben diversamente agendo sia in una fase largamente preventiva, sia con un approccio proattivo in prossimità della gara. Ma la lezione riguarda anche quel che sta avvenendo nell’Eurozona e nell’Unione che configura la vicenda dell’assegnazione olandese come uno dei tasselli preparatori delle nomine nell’anno in corso e nel 2019 ai vertici di importanti istituzioni comunitarie, a cominciare da quella che primeggia fra le altre, la Bce. È di queste ore la notizia che la Spd, partner della GrÖsse Koalition in fieri, concorderebbe con la candidatura di Jens Weidmann alla testa della Bce, quale successore di Mario Draghi a fine 2019. In ogni caso, per la futura presidenza dell’istituto di Francoforte, con il voto dell’Eurogruppo a favore di Luis De Guindos candidato alla vice presidenza della Bce, si è da poco conseguita, da parte tedesca, un’alleanza con la Spagna che si aggiunge agli altri possibili sostenitori di una candidatura Weidmann, che prescinde completamente dall’analisi delle spaccature che potrà causare una visione completamente opposta a quella di chi finora ha guidato la banca centrale.

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Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea

Intanto, la Germania rafforza le posizioni nella Commissione con il passaggio del tedesco Martin Selmayr, finora capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker, e falco più dei falchi a segretario generale esecutivo della stessa Commissione, una carica che fa sì che chi la detiene sia il vero deus ex machina della stessa Commissione. È vero: in Italia siamo a poco più di una settimana dal voto e forse è spiegabile, ancorché non condivisibile, la completa disattenzione dell’esecutivo nei confronti delle vicende europee. Ma anche in precedenza non ha certo brillato per un particolare attivismo, per una capacità di stimolare convergenze e di svolgere un ruolo da protagonista in questo campo. È sempre colpa del debito e dei conti pubblici? Sarebbe assolutamente esagerato sostenerlo. Allora, è auspicabile che nel dopo-voto si cambi decisamente marcia, se non si vuole che si possa continuare a dire, allorché si assumono decisioni in sede europea, «tanto quelli accettano tutto, magari dopo qualche giorno di proteste», alle quali, per di più, loro stessi credono poco.

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