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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e non solo. Che cosa cambierà con l’addendum Bce sugli Npl

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L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano Finanza, sulle proposte di Commissione europea e Banca centrale europea sui crediti deteriorati detenuti dalle banche
La Commissione Ue ha presentato ieri le proposte sui crediti deteriorati, mentre oggi arriveranno quelle della Vigilanza Bce.

CHE COSA SI RISCHIA

Il rischio è quello di un caos normativo con significative conseguenze per il credito alle imprese, soprattutto pmi. Le regole della Commissione sono più gestibili e soprattutto potranno ora essere negoziate nel processo legislativo che richiede l’ok del Parlamento e del Consiglio Ue prima dell’approvazione finale. Di conseguenza la normativa potrà ulteriormente essere discussa e calibrata.

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE

Le banche dovranno svalutare i crediti deteriorati relativi a nuovi prestiti (erogati a partire da ieri) in otto anni (se garantiti) oppure in due (se non garantiti). La percentuale di svalutazione non sarà lineare ma crescente nel tempo: per le esposizioni garantite sarà pari per ogni anno al 5-10-17,5-27,5-40-55-75-100%, per le non garantite al 35-100%.

LE DIFFERENZE

Il discorso cambia per le esposizioni non in sofferenza e non scadute da più di 90 giorni: in questo caso è previsto uno sconto e la svalutazione massima sarà dell’80% invece che del 100%. Le banche italiane e l’Abi hanno ottenuto l’esclusione dalla normativa dei rinnovi di finanziamenti che non aumentino l’esposizione della banca.

L’IMPATTO SUL CREDITO

L’opinione generale è che le misure della Commissione siano positive. In tal senso si sono espressi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani. Ciò non toglie che, secondo chi lavora nel credito, Bruxelles avrebbe potuto considerare maggiormente alcuni aspetti. Per esempio un problema specifico riguarda le inadempienze probabili (unlikely to pay o Utp) non garantite. In questo caso si tratta di esposizioni non ancora in sofferenza e che possono tornare in bonis. Eppure dovranno essere comunque svalutate al 100% in due anni. Ciò implica che le banche avranno l’incentivo a portare l’impresa in default per recuperare il credito, piuttosto che rifinanziarla e salvarla.

LE RICADUTE SULL’ECONOMIA

Inoltre il testo finale della Commissione non considera in qualche misura le garanzie ben certificate. Perciò anche le esposizioni con collaterale verificabile (per esempio secondo linee guida dell’Eba) dovranno essere svalutate al 100%, nonostante le sofferenze siano in parte recuperabili. Nel 2016 il tasso di recupero medio si è attestato al 34%, secondo una recente ricerca della Banca d’Italia. È anche vero però che la normativa Ue prevede gradualità, non riguarda retroattivamente i prestiti già erogati e contiene uno sconto per gli unlikely to pay. C’è comunque tempo per correzioni nelle negoziazioni con Parlamento e Consiglio.

LE DIFFERENZE TRA BRUXELLES E FRANCOFORTE

Diverso è il caso della disciplina della Vigilanza, che sarà applicata senza confronto con i legislatori. Il punto centrale riguarda la differenza tra normativa di primo pilastro (quella della Commissione) e di secondo pilastro (quella Bce). Le regole di secondo pilastro non sono formalmente vincolanti per tutte le banche, ma definire requisiti quantitativi comuni (come è pronta a fare la Bce) crea un problema. I servizi legali del Consiglio e del Parlamento sono convinti che la Bce vada oltre il mandato, mentre da Francoforte parlano di semplici «aspettative di vigilanza». Non è escluso che per questa differenza si arrivi a ricorsi alla Corte Ue. La normativa dell’autorità di vigilanza, che potrebbe partire da aprile, produrrà effetti prima che il percorso legislativo Ue sia completato.

CHE COSA SUCCEDERA’

Gli operatori dovranno adeguarsi nel tempo a un doppio carico normativo sulla stessa materia. Le norme finali della Bce saranno pubblicate oggi, ma se le proposte di ottobre saranno confermate ci saranno molte differenze con quelle Ue: per i crediti garantiti sarà previsto un tempo di sette anni (invece di otto); le percentuali di svalutazioni negli anni saranno differenti (lineari e quindi non crescenti nel tempo); la data iniziale sarà diversa; soprattutto sarebbero coinvolti retroattivamente anche i nuovi npl relativi a prestiti già erogati (questo è un punto fondamentale anche in vista di ricorsi). Si può immaginare l’impatto per l’attività quotidiana di una banca. Le conseguenze più pesanti potrebbero essere per i prestiti alle imprese, soprattutto pmi.

LE ANALISI MANCANTI

Su questo la Bce finora non si è espressa, non avendo pubblicato un’analisi di impatto nella bozza di addendum di ottobre. Le banche avranno un forte incentivo a prestare solo ad aziende con alto merito di credito (per evitare il passaggio a npl) e con garanzie (in modo da avere più tempo per le svalutazioni). Nelle scorse settimane la Banca d’Italia ha chiarito la propria posizione: il governatore Ignazio Visco ha messo in guardia contro «effetti prociclici», mentre il vice dg Fabio Panetta ha sottolineato che le norme Ue e Bce «dovrebbero essere adeguatamente coordinate per ottenere risultati ottimali ed evitare confusione per banche e investitori». Le nuove regole in ogni caso dovranno dare ulteriore impulso al prossimo governo ad accelerare il recupero dei crediti.

I PROGRESSI DELL’ITALIA

Ieri intanto l’Ue ha riconosciuto i progressi nella riduzione dei deteriorati dell’Italia (-25% in un anno, si veda grafico in pagina). Secondo le stime pubblicate ieri dall’Eba, le regole di Bruxelles sugli npl produrranno in media una riduzione del capitale Cet1 del 2% in 20 anni e di 56 punti base in sette anni (circa il 10% degli utili). La Commissione ieri ha anche presentato uno schema per bad bank nazionali (la cui fattibilità andrà verificata alla luce dei vincoli delle regole sugli aiuti di Stato), oltre che misure per accelerare l’esecuzione extragiudiziale dei prestiti garantiti e per sviluppare i mercati secondari degli npl.

(articolo tratto da Mf/Milano Finanza)

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