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Indipendenza della Catalogna. Cosa succede in Spagna e in Europa

Catalogna

Dalla dichiarazione di indipendenza, la Catalogna sarà fuori dall’Ue e dovrà affrontare tutto l’iter per essere riammessa. Spagna permettendo

 

 

Il “sì” all’indipendenza della catalogna peserà sul futuro della Spagna e su quello dell’intera Europa. Se presto il parlamento di Barcellona dovesse ratificare i risultati del voto, allora all’Ue a 27 verrebbe a mancare nuovamente una piccola parte del puzzle e riaccoglierla nell’Unione non è detto che sia una passeggiata. Ma andiamo per gradi.

Catalogna vota a favore indipendenza

Tra scontri, feriti, e scene da guerra civile si è tenuto il referendum sull’indipendenza della Catalogna. I “Sì” hanno trionfato: oltre il 90% dei 2,2 milioni dei votanti ha scelto per l’autodeterminazione della regione più ricca di Spagna dal governo centrale.

Dalla forte identità culturale e con una propria lingua, la Catalogna è entrata a far parte della Spagna nel quindicesimo secolo. Nell’800 torna a farsi sentire lo spirito nazionalistico, ma solo nel 1931, con l’avvento della Repubblica viene concessa particolare autonomia alla Generalitat ( il sistema amministrativo-istituzionale per il governo autonomo) della Catalogna.

Dopo la Guerra civile spagnola e con la costituzione democratica del 1978, la Catalogna si vede confermato un alto livello di autonomia. Basti pensare che ha una sua propria polizia e il catalano è diventato lingua ufficiale assieme allo spagnolo.

Una delle regioni più ricche della Spagna

La Catalogna è una delle regioni più ricche della Spagna. Turismo a parte (Barcellona attira ogni anno milioni di turisti e di studenti stranieri), infatti, l’area è sede di almeno 7mila multinazionali, come Nissan e Renault, e contribuisce al 19% del Pil spagnolo. Il reddito pro capite è di 27.663 euro contro 24.100 della media spagnola e la disoccupazione si ferma “solo” al 13,2%, rispetto al 17,2% del resto del paese.

Perchè l’indipendenza?

catalognacatalognaOltre ai numeri dell’economia, l’indipendenza ha anche motivi politici. I separatisti catalani, infatti, vogliono gestire la regione in maniera autonoma senza i limiti imposti da Madrid. La Costituzione spagnola infatti concede alle singole Comunità Autonome un ampio margine decisionale su materie come istruzione e sanità ma ne limita la libertà su altre di competenza esclusivamente del governo centrale.

Verso la secessione?

Se il referendum ha rivelato il pensiero del popolo, ora spetterà al parlamento di Barcellona questa settimana prendere la decisione di dichiarare l’indipendenza (che potrebbe arrivare anche nel giro di 48 ore).

Quale futuro per la Spagna e per l’Europa?

Dicevamo, la secesione avrà conseguenze sull’economia della Spagna (visti i numeri economici), e anche sul fronte Europeo.

Se un giorno la secessione diventerà realtà, con l’approvazione del Tribunale Costituzionale e il Parlamento spagnolo, il giorno dopo la Catalogna sarà fuori dall’Unione Europea”, aveva annunciato il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker,. E dunque, la regione, una volta indipendente, dovrà sottoporsi al comune processo per l’ingresso.

Processo che non è detto fili liscio e senza intoppi. La Spagna potrebbe imporre all’Ue il diritto di veto per la new entry, con l’obiettivo di ostacolare l’ingresso e isolare la regione. Quel che sembra certo è che la Catalogna resta europeista, dunque le future conseguenze verranno definite da Madrid.

La Spagna potrebbe anche stupire e a Bruxelles si potrebbe spingere per un ingresso veloce. D’altronde, bisogna considerare che con l’uscita della Catalogna dall’Unione europea, ci sarebbe una riduzione della produzione e un aumento dei prezzi catalani nei mercati internazionali.

Indipendenza, anche la Catalogna ne pagherà le conseguenze

barcellonaMa non è tutto oro ciò che luccica. E se l’indipendenza potrebbe dare maggiora autonomia decisionale su tutti i fronti, è anche vero che proprio la secessione dal resto della Spagna (e dunque l’uscita dall’Ue) potrebbe portare la regione a pagare un caro prezzo.

Attualmente, infatti, la regione beneficia dell’Accordo Preferenziale firmato dalla Spagna nel 1970 e dell’entrata del Paese come membro Ue. Un cambiamento dei rapporti con la Spagna e con l’Ue significherebbe anche un calo delle esportazioni. E la dipendenza dell’economia catalana dal commercio estero rappresenta il 50 per cento del Pil.

Verso un modello norvergese?

Una soluzione all’ingresso nella Ue della regione catalana ci sarebbe. È il modello norvegese: la Catalagno potrebbe dare il via alla libera circolazione di servizi e merce, senza esserne membro. Oppure, Spagna e veto permettendo, potrebbe scegliere di seguire le orme di Svizzera e Andorra, che appartengono allo Spazio Economico Europeo.

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