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FinTech: non è trend passeggero, banche si tengano pronte

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La rivoluzione Fintech incombe: le conclusioni della prima riunione del “Fintechnology Forum” 2017-2018 dal titolo “La digital transformation del sistema finanziario” organizzata da The European House – Ambrosetti, insieme a Banca Ifis (main partner) e Banca Finint (Partner)

 

La tecnologia cambia il mondo e anche le banche devono cambiare. Incombe la “FinTech revolution” cioè “la possibile disruption del sistema bancario e finanziario grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi”.  È quanto è emerso dalla prima riunione del “Fintechnology Forum” 2017-2018 dal titolo “La digital transformation del sistema finanziario” che si è tenuta a Milano organizzata da The European House – Ambrosetti, insieme a Banca Ifis (main partner) e Banca Finint (Partner). E che avrà altri tre appuntamenti dedicati alla regulation, all’open innovation e alle conclusioni che si terranno a Venezia il prossimo anno. Il dibattito di questa prima serie di incontri ha riguardato l’impatto delle nuove tecnologie nella trasformazione dell’intero settore finanziario verso la piena digitalizzazione, evidenziando, in particolare la necessità di “nuove competenze” indispensabili per affrontare la transizione da operatore tradizionale a vera e propria Digital Company. Competenze che consentano, innanzitutto, il presidio della tecnologia come principale asset competitivo e lo sviluppo di nuovi modelli di business. Un cambiamento che ruota attorno ai tre principali stakeholder del processo e cioè il mondo del banking e della finanza, fondamenta del Fintech, il mondo della tecnologia, fattore chiave abilitante alla Fintech Revolution e il mondo accademico, fondamentale nello sviluppo delle competenze strategiche del nuovo scenario.

fintechAttualmente il settore FinTech “attrae finanziamenti per 25 miliardi di dollari l’anno ed è temuto dall’83% dell’industria della finanza tradizionale che vede il proprio business finire nelle mani delle nuove imprese tecnologiche” ha rimarcato una slide che cita dati Moneyfarm. Ciò in un mercato “che Goldman Sachs stima possa valere 4,7 trilioni di dollari”, secondo quanto rileva un articolo di The Economist mostrato nel corso dell’evento. Lo scenario mondiale del 2016 ha visto il mondo del FinTech tradursi complessivamente in 1076 investimenti globali per 24,7 miliardi di dollari con numeri molto piccoli per l’Europa con 242 investimenti per 10 miliardi di dollari totali.

In sostanza, la sintesi del dibattito tenutosi a Milano, il FinTech “non è un trend passeggero”. I fondi di venture capital scommettono su un cambiamento radicale del settore tanto che dal 2012 al secondo trimestre del 2017 si sono registrati 50 miliardi di dollari di investimento totali, 4.166 deal e 27 Ipo. Secondo i dati di CB Insight è proprio il secondo trimestre di quest’anno a essere il più significativo di sempre: in questo contesto è soprattutto l’Asia a guidare la crescita con 2,7 miliardi di dollari e 67 deal contro gli 1,9 miliardi di dollari e 96 deal degli Usa e i 498 milioni di dollari e 56 deal dell’Europa. Anche in Italia qualcosa si muove sul fronte FinTech grazie ai 50 milioni di investimenti registrati nel 2016, che hanno visto coinvolte 200 aziende e 1500 posti di lavoro. In questo contesto, sostengono da Banca Ifis, le pmi per crescere necessitano di processi “veloci e digitali” e le banche “devono essere tecnologicamente pronte” per operare in un “mondo che è cambiato”, rimarcando il fatto che una “banca chiusa che tiene i processi uguali non è attrattiva”.

Per Giovanni Bossi, Ceo di Banca Ifis le attività coinvolte con la tecnologia saranno “transazioni, credito e investimenti” ma sarà fondamentale anche “il rispetto delle regole” per i grandi player digitali che intendono entrare nelle transazioni. Secondo Bossi, nonostante questi ultimi vogliano entrare nel settore finanziario, in realtà non ne avrebbero convenienza: “Il costo delle transazioni sarà zero. Questa disruption non lascerà i margini che gli operatori si aspettano”. Anche perché, sottolinea, “la struttura finanziaria nel 2030 sarà diversa da quella attuale”. I nuovi talenti, inoltre, proprio per venire incontro alle esigenze tecnologiche dovranno avere tra le loro competenze quelle di saper estrarre i numeri, una cultura di marketing e un adattamento al cambiamento.

fintechTuttavia, secondo Alessandro Fracassi, Ceo del Gruppo MutuiOnline, “non siamo molto bravi a prevedere il futuro. Basta guardare Blade Runner”. Sull’ingresso di big player del mondo digital si dice d’accordo “perché fare banca è lento e noioso mentre i big player del digital sono veloci e sexy”. Anche se, a conti fatti “Amazon&Co faranno qualcosa sulle transazioni, ma il contesto regolamentare finanziario non è semplice in paesi come gli Usa”. Per Gianmario Verona, rettore dell’Università Bocconi è “la tecnologia a “dare potere alla domanda” e per questo i regolatori “avranno un ruolo cruciale” senza trascurare aspetti come “cambiamento continuo e necessità di rinnovo” che saranno “gli orientamenti per manager e aziende del futuro”.

Quello che è sicuro che il FinTech non è una rivoluzione che riguarda solo i “Millenials” e interessa diversi settori economici: per il 19,5% le infrastrutture, per il 17,3% il payment e il lending, per il 14,5% il Financial Management, per il 13,2% gli investimenti, per il 5,41% la Insurtech, per il 3,46% la criptovalute e per il 3,03% il retail banking (fonte Big.Picture.de).

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