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FinTech, istituzioni Ue al lavoro su governance settore

Fintech

Commissione europea, Comitato di Basilea e Bce hanno già presentato una serie di documenti per assicurare sviluppo, sostenibilità e vigilanza del settore Fintech. Rossi (dg Bankitalia): “Riflessioni in corso anche da parte nostra”

 

Istituzioni europee al lavoro sul FinTech per cercare di armonizzare lo sviluppo e la regolamentazione del settore. Commissione Ue, Banca centrale europea e Comitato di Basilea hanno già presentato una serie di proposte a livello comunitario per governare il flusso di denaro che si sta riversando all’interno del perimetro di questa nuova rivoluzione finanziaria. L’ultimo report di Kpmg “The Pulse of Fintech Q2 2017” stima che tra aprile e giugno di quest’anno gli investimenti globali nel settore siano più che raddoppiati rispetto al trimestre precedente, superando gli 8,4 miliardi di dollari. L’Europa, dal canto suo, non è rimasta con le mani in mano con oltre 2 miliardi di investimenti contro gli 880 milioni del primo trimestre del 2017. Il settore, insomma, è in forte movimento e, oltre ai pagamenti digitali dei consumatori, si studiano nuove soluzioni per i back office delle imprese (intelligenza artificiale, robot, cloud) mentre la tecnologia della “Blockchain” continua ad attirare l’attenzione non solo nel campo delle transazioni finanziarie ma anche, per esempio, nel settore assicurativo.

Le proposte della Commissione Ue sulla vigilanza finanziaria

FintechI cambiamenti impongono nuove regole e l’Europa ha cercato di adeguarsi stabilendo già qualche anno fa dei punti fermi attraverso la seconda Direttiva sui servizi di pagamento (Payments Service Directive PSD 2), fondamentale per aver introdotto due novità: il PISP (Payment Initiation Service Provider), che si interpone tra banca e cliente e permette di effettuare pagamenti verso terzi addebitando direttamente le spese sul proprio conto. E l’AISP (Account Information Service Providers), che fornisce al cliente una piattaforma unica per il monitoraggio dei conti su diverse banche.

Ma il vero lavoro sul FinTech è cominciato il 23 marzo 2017 quando la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica (chiusa il 15 giugno 2017) per agevolare la creazione, condivisa, di un contesto finanziario europeo maggiormente competitivo e innovativo. Contestualmente ha emanato un “Piano d’azione riguardante i servizi finanziari destinati ai consumatori”, per fornire ai consumatori stessi prodotti migliori e maggiore scelta.

La scorsa settimana l’esecutivo europeo, ha introdotto inoltre, il tema della Finanza Tecnologica nell’ambito di una serie di proposte di riforma presentate per assicurare una maggiore integrazione finanziaria e una piena Unione dei mercati dei capitali in vista del raggiungimento dell’obiettivo di promozione del lavoro, crescita e rafforzamento dell’Unione economica e monetaria. In questo contesto, Bruxelles vuole che siano presenti nell’ordinamento misure volte a promuovere lo sviluppo del FinTech e assicurare che gli aspetti della sostenibilità siano sistematicamente presi in considerazione nelle pratiche di vigilanza a livello europeo. Man mano che l’Ue intensifica gli sforzi per completare l’Unione dei mercati dei capitali, sostiene Bruxelles, la vigilanza deve tenere il passo con i nuovi sviluppi del mercato. Per questo le autorità europee di vigilanza avranno il compito di attribuire priorità al FinTech e di coordinare le iniziative nazionali per promuovere innovazione e rafforzamento della sicurezza informatica. Le proposte migliorano, in particolare, i mandati, la governance e il finanziamento delle tre autorità europee di vigilanza (Esa) nel settore bancario (Eba), nei mercati finanziari e dei valori mobiliari (Esma) e per le assicurazioni e le pensioni (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, Eiopa). Inoltre i mercati dovranno tenere conto dell’innovazione tecnologica in tutti i compiti che svolgono. “I mercati finanziari stanno cambiando velocemente – ha sottolineato in una nota il vicepresidente per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e il mercato dei capitali Valdis Dombrovskis –. Stiamo assistendo a una rinnovata integrazione transfrontaliera, a nuove opportunità nel FinTech e a un boom nella finanza sostenibile e verde. L’Unione europea deve agire come un attore unico in modo da poter rimanere in prima linea. Una vigilanza finanziaria più integrata renderà l’Unione economica e monetaria più resiliente. Queste proposte renderanno inoltre più facile per le imprese operare a livello transfrontaliero, rafforzando la fiducia dei consumatori”.

Il documento consultivo del Comitato di Basilea

Poco meno di un mese fa era stato il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Bcbs) a pubblicare un rapporto dal titolo “Pratiche corrette: implicazioni degli sviluppi del FinTech per le banche e le autorità di vigilanza bancaria” ponendolo in consultazione pubblica fino al 31 ottobre 2017. “Poiché gli sviluppi FinTech rimangono fluidi, l’impatto sulle banche e sui loro modelli di business è incerto”, si legge nell’introduzione alla relazione. Alcuni osservatori stimano infatti che nei prossimi dieci anni saranno a rischio tra il 10 e il 40% delle entrate e il 20-60% dei profitti bancari al dettaglio, mentre altri sostengono che le banche saranno in grado di assorbire i nuovi concorrenti, migliorando efficienza e capacità”. In entrambi i casi, tuttavia, “le banche avranno sempre più difficoltà a mantenere i loro attuali modelli operativi, dati i cambiamenti tecnologici e le aspettative dei clienti” a causa soprattutto della “proliferazione di nuove imprese FinTech” e degli “investimenti nell’industria FinTech”, che si traducono in minori barriere all’ingresso nel mercato dei servizi finanziari e “potrebbero rivelarsi più dirompenti rispetto ai precedenti cambiamenti nel settore bancario”, afferma Bcbs.

fintechIl documento ha quindi come obiettivo quello di verificare le implicazioni degli sviluppi del FinTech per banche e autorità di vigilanza, valutando in che modo l’innovazione tecnologica nel settore dei servizi finanziari possa incidere sul settore bancario o sulle attività di vigilanza nel breve-medio termine. Nel documento vengono presi in considerazione diversi scenari potenziali futuri, con rischi e opportunità. Oltre agli scenari del settore bancario, tre casi di studio si concentrano sugli sviluppi tecnologici (Big Data, distributed ledger technology e cloud computing) e tre sui modelli di business FinTech (servizi di pagamento innovativi, piattaforme di prestito e neo-banche). La tendenza è quella di adeguare gli standard bancari e le aspettative in materia di vigilanza alle innovazioni, mantenendo adeguati standard prudenziali. In questo contesto, il Comitato ha individuato 10 osservazioni da sottoporre all’esame di istituti e autorità di vigilanza, e cioè: la necessità di garantire sicurezza, solidità e standard elevati di conformità senza ostacolare l’innovazione vantaggiosa nel settore bancario; la valutazione dei rischi principali per le banche connessi agli sviluppi tecnologici, compresi i rischi strategici e di redditività, i rischi operativi, i rischi informatici e di conformità; le implicazioni nell’uso di tecnologie abilitanti innovative; le implicazioni del crescente ricorso a terzi, attraverso l’esternalizzazione e/o partnership; la cooperazione intersettoriale tra le autorità di vigilanza e le altre autorità pertinenti; la cooperazione internazionale tra le autorità di vigilanza bancaria; l’adeguamento della dotazione di competenze in materia di vigilanza; le potenziali opportunità per le autorità di vigilanza di utilizzare tecnologie innovative (“suptech”) e la pertinenza dei quadri normativi esistenti per i nuovi modelli imprenditoriali innovativi; infine le caratteristiche principali delle iniziative normative istituite per facilitare l’innovazione nel settore FinTech.

Le linee guida della Bce

Stesso discorso per la principale istituzione bancaria europea, la Bce che ha pubblicato la scorsa settimana una serie di linee guida per una consultazione che si chiuderà il 2 novembre (il 20 dicembre la pubblicazione della versione definitiva). In sintesi il documento si occupa di gestione e vigilanza delle licenze bancarie legate al settore della finanza tecnologica.

Ad esempio le società FinTech che intendono ottenere una licenza bancaria devono avere nel proprio esecutivo e negli organi di controllo persone con “rilevanti conoscenze”, non solo in ambito finanziario ma anche tecnologico. Sotto il profilo dell’azionariato occorrerà valutare la reputazione degli azionisti e la struttura di governance. Poi servirà illustrare il modello di business, la solidità tecnologica della società, in modo da “minimizzare i cyber-rischi”, e predisporre un “exit plan” in caso di cessazione dell’attività. Infine, dimostrare l’adeguatezza del capitale iniziale “tenendo conto dell’elevato rischio di perdite nella fase di startup”.

Anche Bankitalia sta svolgendo le sue riflessioni

Anche l’Italia si sta muovendo, naturalmente, di concerto con l’Unione europea, come ha confermato il Direttore Generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi durante il XXXI Convegno di studio “Adolfo Beria di Argentine: La banca nel nuovo ordinamento europeo: luci e ombre”. “Le imprese FinTech sfruttano la tecnologia già esistente, e sfrutteranno quella ventura, per offrire al pubblico prodotti finanziari fino a pochi anni fa acquistabili soltanto per mezzo di banche – ha chiarito Rossi nel suo intervento –. Si tratta di un’industria in rapida espansione, che opera nei mercati dei prestiti, dei servizi di pagamento, della consulenza finanziaria e che è stata in grado di attirare ingenti finanziamenti da parte delle società di venture capital e di private equity: l’anno scorso gli investimenti di questi soggetti nel mondo FinTech hanno superato i 13 miliardi di dollari. Ancora un’inezia rispetto ai trilioni di tutta la finanza del mondo, ma la crescita è esponenziale. Le banche hanno potuto fino a ieri volgere a proprio vantaggio il fatto di essere il principale punto di accesso al mondo della finanza per la maggior parte della popolazione. L’offerta di un prodotto semplice, ma fondamentale, come il conto corrente ha consentito loro di raggiungere una vasta platea di clienti e fare profitti. Le imprese FinTech stanno oggi cercando di scomporre il pacchetto di servizi finanziari offerti dalle banche, lasciando a queste ultime solo quelli meno redditizi. Esse usano tecniche di analisi dei dati innovative (artificial intelligence e machine learning) per trattare in modo efficiente le informazioni che individui e imprese disseminano nella rete, a volte inconsapevolmente (big data). Algoritmi misurano per mezzo di queste informazioni il merito di chi chiede credito e il risultato è a disposizione dei risparmiatori che erogano direttamente il finanziamento, su piattaforme digitali che non prevedono la presenza di un intermediario bancario”.

FintechIl gioco, ha ammesso Rossi, “sembra particolarmente redditizio quando a chiedere credito è una persona fisica o una piccola impresa: in tal caso, sostengono i fautori di FinTech, un algoritmo che si basa sui big data è molto più efficiente di un ufficio popolato di impiegati di banca. Le imprese FinTech modificano radicalmente il rapporto tra clienti e fornitori di servizi finanziari anche nell’usabilità. Esse soddisfano soprattutto le esigenze dei più giovani, consentendo loro di compiere operazioni finanziarie a ogni ora del giorno utilizzando i propri dispositivi mobili. L’insidia per gli intermediari tradizionali è grande. L’unico fattore che può tenere legati prenditori e datori di fondi a un intermediario tradizionale è la fiducia, la dimestichezza con altri esseri umani che stanno dall’altra parte di uno sportello, o anche soltanto con un marchio. Si tratta di un fattore imponderabile, è difficile fare previsioni – ha sottolineato Rossi –. Di certo, occorrerà che le banche diano molta più importanza ai canali distributivi digitali, che rivedano radicalmente il modo in cui analizzano e archiviano l’informazione sui clienti. Occorreranno ingenti investimenti in tecnologia e in capitale umano. Un’altra opzione per le banche tradizionali – ha aggiunto – è quella di acquisire una o più imprese FinTech, come pare stia avvenendo soprattutto nel campo dei servizi di pagamento. Per gli intermediari più piccoli resta la strada degli accordi con imprese FinTech a cui esternalizzare parte della propria attività, come si è visto soprattutto nei paesi anglosassoni. FinTech pone interrogativi e problemi anche a chi ha la responsabilità pubblica di mettere regole e controlli sulla finanza. Si rischia ad esempio di allargare il perimetro dello shadow banking, cioè dei soggetti finanziari che sfuggono a ogni tipo di vigilanza. Il progresso non può essere fermato, ma instradato nell’interesse pubblico sì – ha concluso il direttore generale di Bankitalia –. Opportune riflessioni anche da parte nostra sono già in corso”.

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