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Bitcoin, ecco perché Facebook vieterà la pubblicità delle criptomonete

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facebook criptomonete Coinrail

Facebook vieta le pubblicità di Bitcoin, Ico e altre criptomonete. Anche gli Usa hanno avviato indagini sulla questione

 

Tecnologia vs tecnologia, a sorpresa. Facebook, il social network più utilizzato al mondo, ha deciso di schierarsi contro bitcoin e tutte le altre criptovalute, vietando tutte le pubblicità che le hanno in oggetto e tutte quelle che parlano di initial coin offering, il metodo attraverso il quale le start up raccolgono fondi distribuendo token.

Facebook vieterà gli spot di “prodotti e servizi finanziari che sono associati frequentemente con pratiche promozionali ingannevoli”, comprese criptomonete e Ico, si legge in un post di Facebook. Ora la piattaforma avvierà un processo di identificazione e soppressione delle pubblicità ingannevoli.

“Vogliamo che la gente continui a scoprire nuovi prodotti e servizi tramite le pubblicità di Facebook senza paura di truffe. Diverse aziende che pubblicizzano ora Ico e criptovalute non operano però in buona fede”, ha affermato il responsabile della gestione del prodotto del colosso social media, Rob Leathern.

Immediate le ripercussioni. Il Bitcoin è sceso sotto i 10.000 dollari arrivando a perdere il 28% dall’inizio di gennaio, 11% solo nelle ultime ore. Non c’è da stupirsi comunque: questa è solo l’ultima, in ordine di cronologia, delle brutte notizie per le criptomonete.

facebook privacyProprio nei giorni scorsi, infatti, è arrivata la stretta della Corea del Sud. Seul dal 30 gennaio obbliga le banche locali a vietare operazioni provenienti da conti anonimi per il trading in criptovalute. Una mossa, questa, che dovrebbe poter rendere tracciabili e trasparenti le transazioni e mettere un freno al riciclaggio e alle attività criminali, oltre che alla speculazione e all’evasione fiscale.

Come spiegato dal vice presidente della Financial Services Commission coreana, Kim Yong-beom, è anche previsto il divieto di trading per i residenti all’estero che non hanno conti correnti bancari in Corea e per i minori di 19 anni. Le banche, poi, come chiesto dal Governo di Seul, dovranno monitorare tutti i conti che movimentano più di 10 milioni di won (circa 9.300 dollari) al giorno o 20 milioni di won la settimana e dovranno segnalare alle autorità finanziarie i conti detenuti da aziende e attività sospette. Sempre con le nuove norme, saranno chiusi tutti i conti esistenti utilizzati per le criptovalute.

Anche la Commodity Futures Trading Commission statunitense starebbe indagando sulle criptomonete. In particolare, l’autorità americana avrebbe chiesto documentazione a Bitfinex, la maggiore piattaforma di scambio di valute digitali, e Tether, società che emette un token, una nuova valuta digitale che ha valore nominale di un dollaro.

Nuove e più severe norme sulle criptovalute potrebbero arrivare anche dalla Cina. Pechino ha messo nel mirino siti web e app che offrono servizi simili a piattaforme di scambi di criptovalute, come Coinbase o Kraken. In base alle notizie riportate dalla Reuters, infatti, per il vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng, le autorità dovrebbero vietare il trading centralizzato delle criptovalute.

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