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Ecco i prodotti della Cina che Trump azzopperà con i dazi

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Trump

Telefonini, giocattoli, scarpe, pesce, té. Non solo: anche ombrelli, coltelli, ceramiche. Sono alcuni dei migliaia i prodotti che dovrebbero finire nel mirino delle nuove tariffe commerciali contro la Cina annunciate ieri dal presidente americano Donald Trump. Di fatto delle sanzioni che dovrebbero riguardare ben cento categorie merceologiche. Ecco di seguito l’approfondimento di Start Magazine con le parole di Donald Trump, i veri obiettivi della Casa Bianca, le reazioni della Cina e i possibili scenari.

LE PAROLE DI TRUMP

Donald Trump ha messo dunque la firma sull’offensiva commerciale contro la Cina. Una mossa da tempo annunciata dal presidente repubblica per rispondere alle “pratiche scorrette” del gigante asiatico, e che si concretizza sotto forma di misure punitive da 60 miliardi di dollari contro le importazioni cinesi. Si salvano “per il momento”, ha detto la Casa Bianca, i Paesi alleati di Washington, a partire dall’Unione europea. Con Bruxelles, Trump ha detto di aver “aperto una trattativa”. Esclusi dai dazi anche Canada, Messico, Australia, Argentina, Brasile e Corea del Sud, secondo quanto comunicato dal rappresentante del commercio statunitense Robert Lighthizer.

LA TEMPISTICA

Il presidente americano ha dato quindici giorni di tempo al rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, Robert Lighthizer, per stilare una lista completa dei beni che saranno colpiti dalle misure restrittive sulle importazioni cinesi negli Usa. Con l’obiettivo di punire Pechino sia per quelle che il tycoon considera pratiche commerciali scorrette sia per il furto di segreti tecnologici e commerciali che secondo Trump danneggia l’industria americana in termini di entrate e di posti di lavoro.

LE TARIFFE

Le tariffe riguarderanno 1.300 linee di merci cinesi, dalle scarpe, all’abbigliamento e all’elettronica. Trump ha dato inoltre indicazione al Dipartimento del Tesoro di imporre restrizioni sugli investimenti cinesi nelle aziende tecnologiche statunitensi. L’inquilino della Casa Bianca ha insistito sul fatto che la Cina è un paese “amico”, ha detto di avere “un immenso rispetto per il presidente Xi” e un’eccellente relazione personale con il leader cinese. Tuttavia, ha sottolineato, gli Stati Uniti hanno “un deficit troppo alto” con Pechino.

I NUMERI IN BALLO

L’anno scorso, gli Usa hanno registrato un deficit con la Cina per il solo commercio di merci (esclusi i servizi) di 375,2 miliardi di dollari, in crescita dell’8,1% su base annua. “La parola chiave è ‘reciprocità'”, ha scandito Trump. Da Pechino arrivano dichiarazioni altrettanto bellicose: il governo cinese, attraverso una nota del ministero del Commercio, si dice pronto ad adottare “tutte le misure necessarie” per difendere i propri interessi.

I VERI OBIETTIVI DI TRUMP

Comunque sul banco degli imputati ci sono soprattutto l’elettronica e l’abbigliamento: nel primo settore la Cina esporta negli Usa prodotti per 262 miliardi di dollari l’anno; nel secondo per 41 miliardi (se parliamo di prodotti tessili lana, seta, cotone) e per 8 miliardi se si parla di prodotti in cuoio e in pelle. Duro potrebbe essere il colpo anche sui beni della categoria dei prodotti vari, che oltre al mobilio e ai giocattoli comprendono anche attrezzature mediche, orologi, strumenti musicali.

GLI ALTRI PRODOTTI NEL MIRINO

Nel mirino potrebbe esserci anche la categoria degli strumenti e attrezzature, che comprende anche coltelli e posate, e quelle dei prodotti chimici, della carta e del vetro. “Ci sono alcuni prodotti tecnologici e di altro genere che sono sotto attacco. Ci difenderemo”, ha detto Lighthizer, il cui elenco da portare sulla scrivania dello Studio Ovale sara’ lunghissimo.

LE PRIME REAZIONI

“La Cina non resterà a guardare”, annuncia l’esecutivo puntando il dito contro “il protezionismo” e “l’unilateralismo” di Washington. Da Bruxelles, dove è in corso il vertice del Consiglio europeo, trapela invece sollievo. L’esclusione dell’Unione europea dai dazi è una notizia “che va nella giusta direzione”, ha detto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. “Gli Usa non applichino scelte protezioniste nei confronti dell’Ue”, è l’auspicio di Tajani, perché “il vero problema è la sovraccapacità cinese e non quello che accade in Europa”. “Dobbiamo evitare i protezionismi a livello globale, che sono un grande rischio non solo in Europa. In quest’ottica il dialogo con gli Usa è la chiave”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

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