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Rinnovo a sorpresa per il comitato di gestione della Csea?

Csea

Fatti, nomi e indiscrezioni sull’ex Cassa Conguaglio

Potrebbe essere a sorpresa rinnovato a breve, già entro la prossima settimana, il Comitato di Gestione della Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea). È quanto apprende StartMag. La Csea, l’ex Cassa conguaglio per il settore elettrico, è un ente pubblico economico che opera nei settori dell’elettricità, del gas e dell’acqua la cui missione principale è la riscossione di alcune componenti tariffarie in bolletta da parte degli operatori.

FATTI E INDISCREZIONI

L’attuale Comitato di gestione del Csea è stato nominato ad aprile 2016. La Csea è sottoposta alla vigilanza dell’Authority per l’Energia elettrica il gas, i servizi idrici e i rifiuti – che da poco ha cambiato nome da Aeegsi ad Arera per effetto della manovra 2018 – e del ministero dell’Economia. A quanto apprende Energia Oltre/StartMag, il Comitato di gestione nominato poco meno di due anni fa, il 4 aprile 2016 (con la delibera 105/2016/A del 14 marzo 2016 emanata dall’Autorità per l’energia), e che dovrebbe restare in carica per tre anni, potrebbe vedersi rinnovato il mandato fino al 2021 nella prossima riunione del Collegio dell’Autorità per l’energia che dovrebbe tenersi martedì prossimo. Gli addetti ai lavori fanno notare come i commissari dell’Authority scadono a breve, il loro mandato finirà l’11 febbraio. Il Comitato di Gestione è composto dal Presidente e da altri due componenti ed esercita tutte le funzioni di amministrazione della Csea che non siano attribuite ad altri organi. Al momento i componenti sono Francesco Vetrò (Presidente), Marco Camilletti (Componente) e Roberto Moneta (componente)

I COMPITI DELL’EX CASSA CONGUAGLIO

Di che cosa si occupa l’ente? In un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle nel novembre 2017 al ministro dello Sviluppo economico si legge: “I flussi finanziari in entrata derivano dalle bollette nazionali per l’esazione degli oneri di sistema, in uscita per l’erogazione di contributi disciplinati da meccanismi regolatori e normativi”. Si tratta in sostanza di quelle componenti che servono a coprire le varie attività effettuate sul sistema elettrico come la voce A2 a copertura degli oneri per il decommissioning nucleare, la A3 a copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate, la A4 a copertura delle agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario, la A5 a sostegno alla ricerca di sistema, la As a copertura degli oneri per il bonus elettrico e la Ae a copertura delle agevolazioni alle industrie manifatturiere ad alto consumo di energia.

IL NODO RISORSE

Insomma risorse ingenti che, rimarca ancora l’interrogazione dei pentastellati, ha prodotto nel corso degli anni “importanti avanzi di gestione in seguito sia alle fluttuazioni dei consumi energetici che alle richieste di incentivazione da parte dei beneficiari. Per il 2015, le entrate sono stati pari a 8,3 miliardi di euro, mentre le uscite si sono attestate a 6,5 miliardi di euro, con un saldo positivo di circa 1,9 miliardi di euro quale risultato di un considerevole aumento delle entrate e di una contestuale riduzione delle uscite”. Anche se, avvertono i Cinque Stelle, “nel corso degli ultimi 10 anni, si è però assistito a una serie di interventi normativi che, di fatto, hanno privato la Cassa della disponibilità di una parte di queste somme per fini che non rientrano tra le finalità degli oneri tariffari. In particolare, dal 2009 al 2016, risulterebbero versati al bilancio dello Stato circa 2,5 miliardi di euro a copertura” di alcuni provvedimenti come il “decreto IMU”. Queste somme sono destinate a incrementarsi anche per effetto degli aumenti tariffari in bolletta: dal 1 gennaio 2018, ad esempio, sono scattati aumenti del 5,3% dell’elettricità e 5% del gas. Ma se consideriamo il lungo periodo, come ha scritto Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2018, “un consumatore tipo tra 2011 e 2017, al netto degli aumenti 2018, ha visto salire la bolletta del 21,1% e questo mentre il prezzo della materia prima calava dell’1,7%. Nel frattempo, però, la spesa per il trasporto saliva di quasi il 60%, gli ‘oneri di sistema’ del 95,4 e le imposte del 12,6%”.

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