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Creval, ecco chi entrerà come socio forte nel Credito Valtellinese

Crédit Agricole

Che cosa succederà al Creval dopo l’aumento di capitale? Chi potrebbe essere l’azionista forte che entrerà nel Credito Valtellinese? Sono le due maggiori domande che in queste ore si stanno facendo analisti, addetti ai lavori e investitori sul Creval. Ecco fatti, numeri, nomi e indiscrezioni.

TRA BORSA E DIRITTI

Creval ieri ha aperto la settimana a Piazza Affari da protagonista (+5,34% a 0,11 euro a fine giornata) in vista della conclusione dell’esercizio sui diritti con la chiusura oggi della sottoscrizione, dopo che la settimana scorsa in tre sedute è andato esaurito l’intero inoptato sull’aumento di capitale da 700 milioni di euro.

I MOTIVI DEL RIALZO

Al mercato piace poi l’istituto formato public company post ricapitalizzazione che, ripulito dagli npl e impegnato a recuperare redditività, potrebbe presto o tardi avere un ruolo nel risiko bancario. E a questo puntano le nuove scommesse che individuano nell’istituto valtellinese un attore di peso.

I NUMERI DELL’AUMENTO

Ieri il Creval ha festeggiato sia il successo dell’aumento di capitale da 700 milioni di euro (le adesioni si sono attestate a 581,6 milioni di euro, pari all’83,1% dell’offerta) sia il fatto di essere entrato da ieri nell’indice Ftse Italia Mid Cap con la revisione trimestrale di marzo.

COSA SUCCEDE OGGI

Oggi è l’ultimo giorno per esercitare i diritti inoptati sull’aumento di capitale, interamente venduti la scorsa settimana nelle prime tre sedute dell’offerta in borsa, in anticipo rispetto alla scadenza. Quel che è certo è che l’aumento di capitale ha ridisegnato in profondità l’assetto proprietario della banca valtellinese, infatti Creval assumerà ancor di più l’assetto di una public company con una fortissima presenza di fondi internazionali.

NOMI E INDISCREZIONI

I nomi che circolano, al momento, “sono quelli di Bper e Popolare di Sondrio e di Credit Agricole”, scrive oggi il Sole 24 Ore, anche l’istituto francese non abbia al momento alcun dossier aperto sul tavolo, come indicato anche di recente dal responsabile in Italia, Giampiero Maioli.

IL REPORT DI EQUITA

Una public company ripulita che potrebbe far gola a qualche altra banca. “E’ il candidato ideale per una fusione, non più ostacolata da temi di qualità dell’attivo”, avevano previsto a metà febbraio gli analisti di Equita, individuando cinque possibili partner: Banco Bpm , Bper, Cariparma, Credem  e Ubi, cinque possibili aggregazioni da cui emerge che, grazie al piano di ristrutturazione e 250 milioni di imposte anticipate, il Creval  può migliorare vari ratio di tutte le società, portando in dote anche quasi 200 sportelli in Lombardia. E il mercato ora scommette su questo.

DOSSIER ESUBERI

E’ entrata, invece, nella fase preliminare la trattativa sulla gestione dei 400 esuberi previsti dal piano industriale. Il primo step di incontri si chiuderà mercoledì per riprendere la prossima settimana con l’obiettivo di chiudere. I sindacati hanno iniziato a concentrarsi sui numeri guardando anche alle qualifiche dei dipendenti interessati e alle possibile finestre d’uscita. Prevista una consistente riorganizzazione della rete commerciale con 275 esuberi, la chiusura di 61 filiali tradizionali e 23 filiali del format ‘bancaperta’. Nell’arco di piano si punta ad avere una rete di 350 filiali. Un ulteriore dimagrimento, che interesserà un centinaio di risorse, riguarderà l’ottimizzazione delle strutture di corporate center e dei processi di front e back office. Altre 25 uscite arriveranno dalla fusione per incorporazione del Credito Siciliano nel Creval. L’operazione avrà efficacia entro e non oltre il primo semestre di quest’anno.

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