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Ecco il contratto di lavoro che sostituirà i voucher

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Pronta l’alternativa del Governo ai voucher lavoro: tra imprese e lavoratore si stipulerà un vero e proprio contratto, ma i vincoli sono numerosi

 

C’è un dopo voucher, per fortuna. L’abolizione dei buoni lavoro ha provocato non pochi problemi ai diversi settori, da quello agricolo a quello industriale, ma la soluzione è vicina e il Governo sembra aver già pronto l’emendamento che dovrebbe tracciare le linee guida per tutti coloro che precedentemente si affidavano ai voucher. Il correttivo alla manovra dovrebbe essere presentato a breve in commissione Bilancio alla Camera.

Come sarà i dopo voucher?

Nell’emendamento alla manovrina sono previsti, nella nuova normativa, contratti flessibili e più tutele dei lavoratori da una parte, ma anche un costo del lavoro più salato e vincoli molto rigidi. E ancora: le nuove misure non saranno per tutti, ma sono destinate alle microimprese e ai professionisti,con non più di 5 dipendenti (le medie e grandi aziende, con più di 5 addetti, l’unica dovranno sempre ricorrere al contratto di lavoro intermittente, di cui si semplificano gli attuli vincoli). Le famiglie invece, potranno avvalersi di un diverso strumento, il libretto telematico.

Ma scendiamo nei particolari. Il “lavorodopo voucher” prevede l’istituzione di un vero e proprio contratto di lavoro, da sottoscrivere online , in mondo semplice e veloce. La procedura, però, prevede l’introduzione di un tetto unico di 5mila euro l’anno a singola impresa, eventualmente elevabile a 7.500 euro in caso di “assunzione” di particolari categorie di lavoratori, quali disoccupati, studenti e pensionati. Paletti anche per il lavoratore, che potrà ricevere fino a un massimo di 2.500 euro. In pratica, utilizzando il plafond per intero, si potranno impiegare almeno due persone.

E ancora. Il contratto telematico non potrà essere attivato con un accordo di lavoro che non scenda al di sotto delle quattro ore. Non sarà possibile stipulare contratti di questo tipo nei settori dell’edizia o per tutte le “attività pericolose”. La sottoscrizione, infatti, sarà completamente tracciabile, con l’indicazione obbligatoria di tutti gli estremi per riconoscere azienda e utilizzatore, in aggiunta a tempo e luogo di svolgimento della prestazione.

Quale il contributo previdenziale

Il contratto flessibile per l’attività occasionale prevede un contributo previdenziale pari al 32%, stessa percentuale dei contratto di collaborazione (c’è un’assimilazione alla gestione separata Inps).

La paga netta, ovvero quanto intascherà il lavoratore al netto dei contributi, sarà pari a 9 euro l’ora. Dunque, in totale, considerando i premi Inail, il costo orario per l’azienda dovrebbe essere pari a 12,50 euro. Questo significa che il dopo voucher è più caro dei voucher per le aziende, ma sempre meno caro rispetto ad altri contratti, come quello a chiamata, che prevede le maggiorazioni per ferie, tredicesima ed eventuale quattordicesima e tfr (trattamento di fine rapporto).

La soluzione per le famiglia

Le famiglie possono affidarsi, invece, al libretto telematico: anche in questo caso, l’intera procedura sarà online, ma molto più semplificata. Previsto un tetto di 2.500 euro a lavoratore, ma i contributi saranno ridotti al 13%, come per il lavoro domestico, per evitare possibili effetti distorsivi.

Perchè i voucher lavoro sono stati aboliti?

Il voucher lavoro era uno strumento pensato per la remunerazione dei piccoli lavori, quelli che solitamente sarebbero stati pagati solo in nero. Era stato introdotto nel 2003 dalla legge Biagi per regolarizzare i lavori saltuari, come le ripetizioni scolatiche, le pulizie e per pagare i lavori stagionali (come quelli agricoli). Negli anni, l’utilizzo dei voucher era stato ampliato ed è stata tolta dalla legge la dicitura “di natura meramente occasionale”. Potevano essere utilizzati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore.

voucherI voucher venivano acquistati dal datore di lavoro (si possono comprare in Posta o in alcune tabaccherie) che poi li consegnava al lavoratore. Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 o 50 euro. Una parte del compenso andava al lavoratore e una parte in contributi. Se pagavamo un’ora di lavoro con un voucher da 10 euro nominali, 7,50 euro sono destinate in favore del lavoratore (si tratta della cifra corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione). Il pagamento con il voucher, dunque, copriva la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.

In pratica, grazie ai voucher il committente poteva beneficiare di prestazioni nel rispetto della legge, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

Le motivazioni per cui il Governo ha deciso di dire addio ai voucher sono principalmente due: la paura di un aumento del precariato e la copertura del lavoro nero.

Negli ultimi anni il lavoro accessorio, pagato con i voucher, è cresciuto a dismisura. Almeno come testimoniano i dati diffusi dall’INPS. In particolare,  il numero di voucher è cresciuto del 32% nei primi dieci mesi del 2016. L’aumento di utilizzo si va a sommare ad un importante incremento avuto nel 2015, anno in cui il numero di voucher è cresciuto del 67% nei primi 10 mesi, rispetto allo stesso periodo del 2014.

Si tratta di numeri che hanno fatto pensare che sta aumentando in modo esponenziale la precarizzazione del mondo del lavoro in Italia.

Il problema non è solo il precariato. I voucher lavoro, infatti potrebbero rappresentare una copertura al lavoro nero. Ci spieghiamo: il gestore di un locale potrebbe impiegare un dipendente per otto ore di lavoro giornaliere e acquistare un voucher in modo da retribuirlo regolarmente soltanto per una frazione del periodo effettivamente lavorato. E in questo caso, almeno formalmente, risulterebbe in regola.

In caso di visita di un ispettore del lavoro, gli basterebbe esibire il voucher e giustificare così la presenza del lavoratore proprio nel momento della visita.
È previsto, però, un periodo transitorio, da ora fino al 31 dicembre 2017, in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati.

Il rimpianto

voucher lavoroLa cancellazione dei voucher ha provocato non pochi problemi, come accennavamo all’inizio. Disagi soprattutto nel settore dell’agricoltura per il quale erano nati, dal momenti che si tratta di una realtà produttuva meno strutturata e con più difficoltà a gestire la programmazione di attività stagionali che richiedono flessibilità. Si pensi alle raccolte dell’ortofrutta, che stanno partendo in diverse aree dell’Emilia-Romagna e nel territorio riminese.

Per Cia Emilia Romagna, l’abolizione dei voucher e la macanza di una norma che regolamentasse la questione, ha incentivato per il lavoro nero. “A suo tempo avevamo affermato come eliminare totalmente i voucher fosse una decisione non condivisibile e molto deludente, nonostante per l’agricoltura non costituissero un elemento essenziale, anche se di una discreta importanza per un certo numero di aziende”,ha affermato Antonio Dosi Presidente di Cia Emilia Romagna.

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