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Voucher, le nuove misure per il lavoro occasionale

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voucher lavoro

Per il dopo voucher lavoro previsti buoni famiglia, lavori a chiamata e mini contratti

Come sarà il dopo voucher? Mentre si accelera per l’approvazione del decreto legge che abolisce i voucher, ovvero quello che prima era il metodo di pagamento del lavoro accessorio, ovvero a chiamata, il Governo è chiamato a dare una soluzione efficiente e immediata per la loro sostituzione.

È necessario regolamentare il lavoro saltuario. La nuova normativa dovrebbe vedere la luce entro il 15 maggio e più che riciclare i voucher, si propone di affrontare la problematica che ha portato all’eliminazione del vecchio metodo di pagamento. Proviamo ad approfondire.

Cosa sono i voucher lavoro. E come funzionavano

voucher lavoroPartiamo dall’inizio. Il voucher è uno strumento pensato per la remunerazione dei piccoli lavori, quelli che solitamente sarebbero stati pagati solo in nero. E’ stato introdotto nel 2003 dalla legge Biagi per regolarizzare i lavori saltuari, come le ripetizioni scolatiche, le pulizie e per pagare i lavori stagionali (come quelli agricoli). Negli anni, l’utilizzo dei voucher è stato ampliato ed è stata tolta dalla legge la dicitura “di natura meramente occasionale”. Oggi possono essere utilizzati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore.

I voucher vengono acquistati dal datore di lavoro (si possono comprare in Posta o in alcune tabaccherie) che poi li consegna al lavoratore. Ogni voucher ha un valore di 10, 20 o 50 euro. Una parte del compenso va al lavoratore e una parte contributi. Facciamo un esempio concreto. Se paghiamo un ora di lavoro con un voucher da 10 euro nominali, 7,50 euro sono destinate in favore del lavoratore (si tratta della cifra corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione). Il pagamento con il voucher, dunque, copre la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.

In pratica, grazie ai voucher il committente può beneficiare di prestazioni nel rispetto della legge, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

Perchè il Governo ha eliminato i voucher lavoro?

Le motivazioni per cui il Governo ha deciso di dire addio ai voucher sono principalmente due: la paura di un aumento del precariato e la copertura del lavoro nero.

lavoroNegli ultimi anni il lavoro accessorio, pagato con i voucher, è cresciuto a dismisura. Almeno come testimoniano i dati diffusi dall’INPS. In particolare,  il numero di voucher è cresciuto del 32% nei primi dieci mesi del 2016. L’aumento di utilizzo si va a sommare ad un importante incremento avuto nel 2015, anno in cui il numero di voucher è cresciuto del 67% nei primi 10 mesi, rispetto allo stesso periodo del 2014.

Si tratta di numeri che hanno fatto pensare che sta aumentando in modo esponenziale la precarizzazione del mondo del lavoro in Italia.

Il problema non è solo il precariato. I voucher lavoro, infatti potrebbero rappresentare una copertura al lavoro nero. Ci spieghiamo: il gestore di un locale potrebbe impiegare un dipendente per otto ore di lavoro giornaliere e acquistare un voucher in modo da retribuirlo regolarmente soltanto per una frazione del periodo effettivamente lavorato. E in questo caso, almeno formalmente, risulterebbe in regola.

In caso di visita di un ispettore del lavoro, gli basterebbe esibire il voucher e giustificare così la presenza del lavoratore proprio nel momento della visita.

È previsto, però, un periodo transitorio, da ora fino al 31 dicembre 2017, in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati.

Si accelera sull’approvazione del decreto per l’eliminazione

Arriverà presto, stando alle previsioni, la conversione in legge del decreto legge 25/2017 che abolisce il pagamento con i voucher e ripristina la responsabilità solidale negli appalti. Dopo il Via libera ottenuto dalla Camera, ora il provvedimento passa all’esame del Senato, per essere convertito in legge entro il 16 maggio.

Dopo voucher: le prime proposte di riforma

L’eliminazione dei voucher dovrebbe esser seguita dall’introduzione di nuove misure che possano regolamentare il lavoro accessorio. A presentare qualche proposta in tal senso sono stati i gruppi centristi di Allenza Popolare e Nuovo Centro Destra, che hanno presentato un ddl nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, con lo slogan “Non condanniamo al “nero” i lavoratori occasionali”.

Nella pratica, le nuove misure contenute nel documento “Ampliamento delle possibilità di utilizzo del lavoro intermittente, introduzione degli istituti del lavoro a orario ridotto e del lavoro occasionale”, prevedono l’introduzione del lavoro intermittente a chiamata, attivabile in tutti i settori economici e senza limite di età, per un massimo di 400 giornate lavorative in tre anni.

Il lavoratore comunicherà la sua disponibilità all’impresa e quindi attenda la chiamata del datore di lavoro. Per tale disponibilità è prevista una indennità di attesa.

Non solo. Il provvedimento prevede anche la possibilità per il datore di lavoro di poter affidarsi a mini contratti, a contratti di lavoro a orario ridotto in tempi predeterminati. Cosa significa? Che i tempi della prestazione lavorativa saranno concordati in anticipo tra lavoratore e datore, e che il lavoratore darà la sua disponibilità a svolgere tale lavoro sono in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno.

É possibile affidarsi al mini contratto solo in caso il lavoratore svolga un massimo di 70 giornate o 500 ore lavorative in un anno, con un costo orario di 12 euro. Il reddito massimo consentito sarà di 7.500 euro, sul quale non è previsto il pagamento di Irpef.

I buoni famiglia

E c’è di più. Sempre in base a quanto proposto dai partiti centristi Al e Ncd, il vecchio voucher per pagare babysitter, donna delle pulizie e insegnante di ripetizione potrà essere sostituito da dei “buoni famiglia”; ovvero da buoni orari da 12 euro (non cedibili, numerati progressivamente e datati) esenti da Irpef. Anche in questo caso è previsto un tetto massimo annuale di 7.500 euro, con compenso massimo da singolo committente pari a 2mila euro.

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