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Cari Cuneo, Cariverona, Cassamarca. Come andrà il risiko delle fondazioni bancarie

Giuseppe Guzzetti

Prime informazioni e primi scenari sul risiko allo studio tra alcune fondazioni bancarie. L’articolo di Luca Gualtieri di Mf/Milano Finanza

Quella che finora è stata solo una moral suasion nell’ambito della riservatissima dialettica tra l’Acri e il sistema delle fondazioni di origine bancaria, da ieri è un invito esplicito. Giuseppe Guzzetti, padre nobile della categoria, ha infatti invitato pubblicamente gli enti a integrare le realtà più fragili per procedere a un consolidamento complessivo del sistema. «Nelle situazioni dove ci sono fondazioni in difficoltà che trovano altre fondazioni, perché non dovremmo essere a favore? Anzi, siamo molto contenti che ci sia questa attenzione», ha dichiarato Guzzetti a margine della presentazione delle attività di filantropia della Fondazione Cariplo per il 2018.

LE PRIME MOSSE DEL RISIKO

Il tema non è nuovo ma da qualche mese i riferimenti all’interno del sistema vanno crescendo. Così, dopo l’annuncio della fusione tra gli enti CariCuneo e Cassa di Risparmio di Bra, ieri sono rimbalzate indiscrezioni su un matrimonio tra le venete Cariverona e Cassamarca. A dire il vero, l’ipotesi circola ancora a livello di suggestione o poco più e, viste le dimensioni dei due istituti, la praticabilità è tutt’altro che scontata. In Veneto peraltro l’idea di integrare gli enti oggi presieduti da Alessandro Mazzucco e Dino De Poli non è nuova ed emerge carsicamente nel dibattito politico, soprattutto da quando la crisi ha messo sotto pressione i patrimoni. Non c’è dubbio però che i rumors di questi giorni rilancino con forza l’imput dell’Acri verso una semplificazione generale del sistema delle fondazioni. E in tal senso sono stati letti da molti amministratori.

A STILETTATA DI GUZZETTI

Nel suo intervento Guzzetti non si è però risparmiato una nota polemica: «Purtroppo siamo rammaricati perché avevamo concordato con il ministro dell’Economia una misura di credito d’imposta per le Fondazioni», ha dichiarato. «Questo avrebbe assolutamente facilitato queste operazioni, perché le fondazioni che hanno perso il patrimonio non erogano più, ma il disastro è che le mancate erogazioni rischiano di travolgere quelle associazioni che dal contributo trovano i mezzi per lavorare. Quindi è soprattutto sul sociale che noi dobbiamo ricreare in quei territori delle possibilità di erogazione».

I NUMERI DEL SETTORE

Complessivamente oggi i 53 enti piccoli e medi custodiscono appena un decimo del patrimonio della categoria, mentre i primi cinque big pesano per quasi il 50%. Squilibri presenti fin dalla Legge Amato, ma accentuati dalle crisi bancarie degli ultimi anni che hanno inflitto pesanti perdite a molte fondazioni. Oltre alle situazioni di crisi una spinta al consolidamento potrebbe arrivare dalla concentrazione di molti soggetti in un territorio circoscritto. È questo ad esempio il caso della provincia di Cuneo, dove si contano ben cinque fondazioni di origine bancaria: Cuneo, Fossano, Saluzzo, Savigliano e Bra. Una densità che si fatica a non considerare eccessiva.

GROVIGLIO NORMATIVO

La materia però è complessa. Tecnicamente è impossibile rilevare una fondazione, visto che il capitale non è frazionato in azioni, ma la disciplina introdotta dal decreto legislativo 153 del 1999 rende possibili operazioni di fusione se autorizzate dal Tesoro. Per realizzarle bisognerebbe prima sciogliere i due promessi sposi e poi costituire una nuova fondazione con il patrimonio di entrambi. Non si tratta di un percorso semplice, anche perché nel sistema non ci sono precedenti di rilievo. Tempi eccezionali richiedono però misure eccezionali e oggi un ruolo decisivo potrebbe essere giocato, oltre che dall’Acri, anche dal Tesoro. A via XX Settembre del resto fa capo la vigilanza sul settore delle fondazioni e il recente protocollo d’intesa offre uno strumento molto efficace per intervenire. Il secondo comma dell’articolo 12 spiega infatti con chiarezza: «Le fondazioni che per le loro ridotte dimensioni patrimoniali non riescono a raggiungere una capacità tecnica, erogativa e operativa adeguata attivano forme di collaborazione per gestire, in comune, attività operative ovvero procedono a fusioni tra enti». Il protocollo offre insomma la cornice normativa per avviare una moral suasion sugli enti più piccoli e più fragili e spingerli verso un’aggregazione.

(articolo tratto da Mf/Milano Finanza)

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