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Brexit: la Scozia può lasciare il Regno Unito?

Brexit

La Scozia, dopo la Brexit, può realmente chiedere l’indipendenza? E dopo averla ottenuta, quali saranno le questioni da risolvere? 

 

Brexit e brexin. L’uscita dal Regno Unito dall’Europa continua a far discutere e a scatenare importanti conseguenze. Non parliamo dell’Ue e degli accordi sul commercio con Londra, parliamo della Scozia, che intende fissare un referendum per uscire dal Regno Unito e rimanere in Europa (ricordiamo che contro l’uscita dell’Ue avevano votato il 62% degli scozzesi. ). A replicare all’idea, nelle scorse ore, è stata la stessa Inghilterra con un netto e secco “no”.

Ma ora cosa succede? La Scozia può realmente chiedere l’indipendenza? E dopo averla ottenuta, quali saranno le questioni da risolvere? E quale sarà il prezzo per il Paese? Proviamo a capirlo insieme.

La situazione scozzese. Un’economia che vacilla

L’economia scozzese non naviga nell’oro. Dal 2014 ad oggi la situazione è peggiorata. Il motivo è semplice: petrolio e finanza, le due grandi risorse su cui si basa l’economia del Paese, sono in piena crisi. Il prezzo del greggio è crollato e la Scozia ha perso un decimo dei suoi posti di lavoro nel settore finanziario.

Ma non solo: l’economia che vacilla è dovuta anche al fatto che Le esportazioni verso il resto dell’Ue poi non crescono velocemente come quelle deScozia brexitlla Gran Bretagna.

La richiesta della Scozia

“Domanderò al Parlamento scozzese di autorizzarmi a trovare un accordo con il governo britannico per avviare le procedure”, ha affermato
la First Minister scozzese Nicola Sturgeon, incontrando i giornalisti alla Bute House.
Alla donna non piace “il muro di intransigenza” che ha alzato il Regno Unito quando la Scozia ha chiesto di essere coinvolta nei negoziati. “Ci meritiamo di scegliere il nostro futuro, l’opzione del ‘non cambiamento’ non è più disponibile”, ha aggiunto la Sturgeon.

Il No di Londra

Londra ha già risposto con
un secco ‘no’ alla proposta avanzata dalla Scozia. In questi giorni il governo britannico di Theresa May, impegnato nell’attivazione dell’articolo 50 per il divorzio dall’Ue, teme che l’addio della Scozia potrebbe causare “un’enorme incertezza economica nel peggior momento possibile”.

Ma la Scozia può indire il referendum?

Sì. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è una volontà che gli scozzesi non intendono accettare, dal momento che cambia radicalmente gli scenari. Il manifesto dello Scottish National Party, approvato al congresso 2016, permette alla Scozia di concorrere in ricorso in caso di un “significativo o materiale cambiamento” della posizione costituzionale della Scozia all’interno del Regno Unito.
Il referendum dovrebbe esser fissato tra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, nei mesi in cui è prevista l’uscita di Londra dall’Ue.

Vincerà l’uscita dal Regno Unito?

Troppo presto per far delle previsioni. Gli scozzesi saranno chiamati a scegliere tra l’Ue e il Regno Unito. Ad una ondata europeista, che tant
o si è respirata nei giorni successivi, non corrisponde di certo (almeno nella popolazione) un sentimento separatista.

I sondaggi, comunque, dicono che per ora il “Sì” a lasciare il regno Unito se la gioca con il “No”. Negli ultimi giorni, infatti, il sostegno all’indipendenza è salito dal 45 al 49%.

Il precedente

C’è un precedente referendum scissionista. Ricordiamo, infatti, che nel 2014 si era tenuto un referendum che ha visto bocciata la secessione dal Regno Unito.

I prossimi passi

Cosa farà ora la Scozia? Il prossimo passo spetta alla First Minister Nicola Sturgeon, che dovrà chiedere il permesso del Parlamento scozzese a concordare, con il governo britannico, l’intero iter grazie al quale l’assemblea di Edimburgo può legiferare per un nuovo referendum.

Solo dopo la firma di un accordo tra Regno Unito e Scozia dovrebbero, come quello firmato nel 2012 per il referendum del 2014, il Paese scissionista potrà fissare la data della chiamata alle urne. referendum sull’indipendenza del 2014. La stessa Ue potrebbe decidere di considerare la richiesta di adesione della Scozia solo dopo l’avvenuta Brexit.

Quali le questioni da chiarire?

effetto BrexitSe il risultato del referendum dovesse essere a favore dell’addio al regno Unito, inizierà un percorso non proprio semplice per il Paese, che sarà chiamato a decidere su numerose questioni.

La Scozia, per esempio, dovrà scegliere quale moneta utilizzare (euro o sterlina?) e creare una propria banca centrale. Ma non solo: dovrà imporre delle misure contro il deficit e dovrà ripagare la sua parte di debito pubblico del Regno Unito.

E ancora: la Scozia sarà chiamata a trattare le condizioni di libero scambio con Gran Bretagna e Ue.

Anche l’Irlanda del Nord non condivide la Brexit

La Brexit del Regno Unito non piace nemmeno all’Irlanda del Nord, pronta ad andare al voto per chiedere l’annessione alla Repubblica d’Irlanda. Promotrice di questo movimento scissionista è Michelle O’Neill, leader del partito nazionalista Sinn Fein, che ha preso posizione contro l’uscita dall’Ue.

Brexit: le banche pronte a lasciare Londra

La Brexit procede. Londra ha proposto all’Ue un accordo di libero scambio e prova a trattenere le aziende abbassando le tasse, ma nessuna strategia fermerà le banche che intendono abbandonare la Gran Bretagna. Per molte banche d’investimento, Londra è la prima più grande sede o, al massimo, la seconda. Ma, con l’uscita dall’Ue, gli istituti potranno vedere diminuire operazioni e benefici ed esser dunque costretti a scappare.

Bloomberg sosteneva che tante sarebbero potute a scappare a New York: è la più grande città degli Stati Uniti, conosce i mercati in profondità ed è l’unica che può rivaleggiare a livello di competenze e norme vantate da Londra. Ma il vincitore della Brexit potrebbe essere Francoforte, son tante le Banche che potrebbero scegliere la Germania come nuova sede principale.

Goldman Sachs, banca d’affari di Wall Street, tra le altre, sarebbe pronta a volare a Francoforte, trasferendo sul continente mille dipendenti. Anche Ubs, istituto svizzero, starebbe pensando a nuove sedi in Europa: come ha spiegato Sergio EBrexitrmotti, la società starebbe valutando il trasferimento di 1500 dei suoi 5mila dipendenti ora in Gran Bretagna. Destinazione? O Madrid o Francoforte.


A Francoforte potrebbe anche arrivare la Standard Chartered,
che sarebbe indecisa con Dublino: quel che è certo è che l’istituto intende spostare degli uffici nei Paesi dell’Ue. La britannica Lloyds Banking Group scommetterà sulla Germania (e su Francoforte).

A Parigi potrebbe volare la Hsbc Holdings. In questo caso la scelta sarebbe ben mirata: 10 anni fa, infatti, il gruppo britannico ha acquisito una banca commerciale francese.

E mentre Barclays, altra banca britannica, sceglie l’Irlanda (Dublino), come base Europea, Citigroup potrebbe, invece, optare per l’Italia. E per l’Irlanda, per la Spagna, per l’Olanda, per la Germania. La società starebbe valutando l’apertura di nuovi uffici in tutta Europa.

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