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Ecco in pillole il programma elettorale di Berlusconi, Salvini e Meloni su fisco, energia, Europa e pensioni

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centrodestra

Che cosa c’è scritto nelle slide con cui Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia-Udc invitano a votare centrodestra alle elezioni del 4 marzo. Proseguono gli approfondimenti di StartMag sui programmi elettorali dei maggiori partiti

Flat tax ma non solo: anche interventi a favore di poveri e pensionati e una spinta decisa verso le rinnovabili in campo energetico. Non mancano le sorprese nello slide snelle con cui i partiti di centrodestra si presentano al voto del 4 marzo. Ecco tutti i dettagli e i (pochi) numeri del programma comune di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia-Udc. Proseguono così gli approfondimenti di Start Magazine sui programmi elettorali dei principali partiti (qui l’articolo di StartMag sul programma del Movimento 5 Stelle).

FISCO MODERATO

No all’imposta sulle donazioni, no all’imposta di successione, no alla tassa sulla prima casa, no al bollo sulla prima casa, no alle tasse sui risparmi. Non è soltanto una sequela di ”no”, comunque, il programma fiscale del centrodestra. C’è un sì e riguarda la Flat tax, ossia un’aliquota unica per famiglie e imprese ”con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali“, spiega il programma.
Non è la sola proposta dirompente di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi per l’Italia-Udc in materia tributaria. C’è anche, come ha rilevato criticamente il Fatto Quotidiano, la ”chiusura di tutto il contenzioso e delle pendenze tributarie con contestuale riforma del sistema sanzionatorio”. Proprio da questa misura il centrodestra conta di racimolare risorse per coprire il taglio tributario: secondo i calcoli di Renato Brunetta, il gettito aggiuntivo per le pendenze fiscali da chiudere sarebbe ”intorno a 10 miliardi all’anno per almeno 4 anni“, il resto si troverà dallo ”sfoltimento significativo delle spese fiscali non connesse all’Irpef)“ e da ”un significativo piano di privatizzazioni”, ha scritto l’economista di Forza Italia.

GIROTONDO SULLA FLAT TAX

Gli esperti si dividono. Sul quotidiano Repubblica l’economista della Bocconi, Roberto Perotti, ha ricordato che ci sono due flat tax targate centrodestra: nella proposta della Lega “si sottrae dal reddito una deduzione di 3 mila euro per ogni componente della famiglia”; su ciò che rimane si paga il 15 per cento; in quella di Forza Italia “la più recente sembra consistere in una deduzione di 13 mila euro fissa per famiglia con un’aliquota del 20 per cento”. Ci sono comunque pregi e difetti della proposta, secondo il prof bocconiano: la ”flat tax è semplice: elimina le decine di deduzioni e detrazioni, alcune per motivi strampalati, che complicano le dichiarazioni e sono fonte di ingiustizie. Ha un’aliquota bassa e costante, che favorisce l’emersione dei redditi sommersi e non disincentiva l’attività economica. E, contrariamente a quanto molti credono, è progressiva, perché la deduzione fissa vale percentualmente di più per i redditi più bassi”. Ma ”non è tutto oro quello che luccica”, secondo Perotti: ”Il primo intoppo è che ha un costo enorme: quella della Lega costerebbe 80 miliardi. Il reddito totale di tutte le dichiarazioni Irpef del 2016 è di 832 miliardi: un’aliquota del 15 percento darebbe un gettito di 125 miliardi, contro i 166 miliardi attuali (al netto del bonus 80 euro e degli assegni famigliari, che verrebbero aboliti); ma dobbiamo ancora togliere la deduzione fissa per ogni famigliare, e la no tax area. Il costo finale è di 70 miliardi. Ma non basta, perché la Lega propone di portare anche l’aliquota Ires (l’imposta sul reddito delle società) al 15 per cento, un costo addizionale di circa 10 miliardi. In totale, quindi, 80 miliardi”. La flat tax di Forza Italia invece, secondo l’economista, ”costerebbe 83 miliardi, cui bisogna aggiungere la promessa di abolire il bollo, le tasse di successione, i contributi per i neoassunti, e l’Irap, che da sola vale 40 miliardi. Almeno 130 miliardi in totale, quasi l’8 percento del Pil. Sia Lega che Forza Italia affermano invece che le loro proposte costerebbero 30 miliardi”. A Perotti, ha risposto sul Giornale Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: l’aliquota proposta dagli azzurri è il 23% (non 20 come scritto da Perotti) e la deduzione fissa o quota esente è 12mila, “non sono dettagli, solo queste discrepanze valgono oltre 20 miliardi di euro”, ha scritto l’economista azzurro.
Se Perotti è critico, il sociologo ed editorialista Luca Ricolfi è favorevole. Supponendo che la proposta sia affiancata da un’imposta negativa del 50%, Ricolfi sul Messaggero dopo alcune ipotesi e simulazioni è arrivato a questa conclusione: ”I poveri riceverebbero soldi, i ceti bassi pagherebbero solo il 10%, il ceto medio intorno al 15%, i molto ricchi quasi il 20%“; ”scusate l’esempio terra-terra, ma serve a sgombrare il campo dalla più sciocca fra le obiezioni che vengono rivolte alla flat tax, quella secondo cui sarebbe un sistema non progressivo e quindi incostituzionale (in quanto violerebbe l’articolo 53, sui criteri di progressività che dovrebbero informare il sistema tributario)“. Commento finale del sociologo: ”Chi fa questa obiezione o, peggio ancora, parla di un sistema che toglie ai poveri per dare ai ricchi, una sorta di «Robin Hood al contrario», semplicemente non ha capito come funziona la flat tax”.

NON SOLO FLAT TAX

La flat tax non è l’unica novità tributaria annunciata dal centrodestra. Il programma prevede la ”chiusura effettiva di Equitalia“, dunque cassando la riforma del governo Renzi, dando la ”libertà agli enti locali di decidere i metodi di riscossione”. Le quattro forze politiche puntano anche sull’abolizione del limite all’uso del contante sulla ”modifica dello split payment rendendo neutra l’applicazione dell‘iva su tutta la filiera di produzione”.

POVERI E PENSIONATI

Particolare enfasi sociali nella coalizione liberale e popolare di centrodestra. E‘ indicato un obiettivo ambizioso (realistico?): ”Azzeramento della povertà assoluta con un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza”. Si accenna anche a un ”aumento” (senza numeri) ”delle pensioni minime“ e ”pensioni alle mamme”. Non solo: si promette un ”raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni di invalidità e sostegno alla disabilità”. Infine, un cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni entra a pieno titolo nel programma elettorale del centrodestra, dunque è condiviso anche da Forza Italia e Noi per l’Italia-Udc: ”Azzeramento della legge Fornero“, che lascerà il posto – è scritto – a una ”nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile“. Vasto programma. E come si finanzieranno questi progetti? Non è indicato. Di certo, assicura il centrodestra, non tagliando la sanità. Anzi, si prevede una ”estensione delle prestazioni sanitarie”, si legge.

ENERGIE DA RINNOVARE

energiaIndicazione succinta ma netta sull’energia, al decimo punto delle slide elettorali del centrodestra si legge: ”Sostegno alle energie rinnovabili“. Un cambiamento non secondario rispetto a quanto sostenuto anche nel recente passato dai partiti che costituiscono la coalizione. Spiccata enfasi anche sull’efficienza: ”Più tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico” (ma non è chiaro come), ”risparmio energetico ed efficientamento della rete“ e ”sicurezza energetica”.

EUROPA DA RIPENSARE

Slogan netti sull’Europa: no alle politiche di austerità, no a regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo e revisione dei trattati europei (senza entrare però nel merito). Dettagli accennati su altri aspetti: il centrodestra si batterà per la ”riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio Ue“ (si vedrà con quali risultati effettivi) la ”prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità)“.

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