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Banche Popolari, perchè il Cds ha bloccato la riforma

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Il Consiglio di Stato blocca la riforma delle banche popolari, approvata a tempo di record dal Parlamento e tanto criticata. Approfondiamo

Altolà del Consiglio di Stato alla riforma delle banche popolari, varata dal governo nel febbraio 2015 a mezzo decreto legge, approvata a tempo di record dal Parlamento e per questo più volte finita al centro di polemiche. Palazzo Spada ha infatti deciso di sospendere gli effetti della circolare 285 di Bankitalia contenente le disposizioni attuative della riforma, che impone alle maggiori  banche popolari, quelle con attivi superiori agli 8 miliardi, la trasformazione in spa. In Italia sono una decina gli istituti che hanno dovuto riunire i soci in assemblea per approvare la trasformazione. All’appello mancano ancora la Popolare di Sondrio e quella di Bari.

Tutto ruota intorno al diritto di recesso per i soci, ovvero la possibilità per gli azionisti di uscire dal capitale e chiedere il rimborso delle azioni. Un aspetto su cui la stessa Bankitalia aveva posto limiti precisi alla libertà di recesso, onde evitare un’eccessiva riduzione del capitale al di sotto della soglia fissata dalla vigilanza europea, la Bce, scatenando la reazione di numerose associazioni dei consumatori, che vedevano lese le prerogative dei soci e che per questo si erano rivolte al Tar. Ora Palazzo Spada deve aver unificato i ricorsi, accogliendo in un unico provvedimento le istanze dei soci e dei consumatori.

banche popolariNel provvedimento diffuso nella giornata di venerdì 2 dicembre dal Consiglio di Stato i giudici parlano di “non manifesta infondatezza” di alcune questioni di legittimità costituzionale. Per il Cds la circolare Bankitalia “appare affetta da vizi derivati nella parte in cui disciplina l’esclusione del diritto al rimborso”. Nel mirino dei giudici amministrativi ci sarebbe, dunque, proprio quella norma che con cui si prevede “la facoltà di limitare o rinviare, in tutto o in parte, e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni del socio uscente”. Una clausola che in altre parole consente alla banca di non onorare in pieno le richieste di recesso e i conseguenti rimborsi e che nei fatti ha permesso ad alcuni istituti di bloccare il tutto.

A questo punto ci si chiede l’effetto dello stop sul percorso di trasformazione delle popolari. La maggior parte delle banche ha già deliberato con le assemblee la trasformazione in spa, dunque la decisione del Cds incide poco o nulla su questo aspetto e la sostanza della riforma è salva. Casomai il problema per gli istituti potrebbe sorgere dalle azioni legali che molti soci non rimborsati potrebbero intentare contro le banche. D’altronde la direzione sembra quella. A breve è infatti attesa la decisione della Corte costituzionale sulla legittimità della riforma e se dovesse essere bocciata, hanno fatto sapere alcune associazioni, scatteranno le richieste di risarcimento.

Gianluca Zapponini

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