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Alitalia, futuro incerto tra low cost e Lufthansa

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Alitalia

Tempi stretti per Alitalia, alla ricerca di nuova liquidità per sopravvivere. E mentre si fa strada l’ipotesi di una alleanza con Lufthansa, il Governo è pronto ad attivare il piano B, ovvero il commissariamento

 

Per Alitalia il tempo stringe: l’ex compagnia aerea di bandiera, ora a guida araba con Etihad, ha solo poche settimane per tentare un salvataggio all’ultimo minuto, il terzo in dieci anni. Le linee di credito aperte dagli azionisti a fine dicembre, infatti, consentono all’azienda di trasporti di sopravvivere solo fino all’inizio di aprile, poi servirà altra liquidità per pagare gli stipendi e far decollare gli aerei con la livrea tricolore.

Per convincere gli azionisti, Intesa San Paolo e Unicredit, in primis, a riaprire i rubinetti per pompare le casse di Alitalia, l’amministratore delegatp Cramer Ball, ha pensato ad un piano con tagli fino a 400 milioni di euro a regime. Ma tutto questo potrebbe non bastare e se non dovesse arrivare una alleanza, allora il Governo ha già pronto il piano B: il commissariamento. Ma partiamo dall’inizio.

Quello che sta accadendo in Alitalia

AlitaliaNel 2014, con l’ingresso in Alitalia degli emiri di Etihad, i vertici immaginavano il 2017 come l’anno del ritorno all’utile. E invece è di nuovo crisi: Alitalia si trova ad affrontare in questi giorni una emergenza liquidità. “La cassa è al limite, ma è ancora sotto controllo”, fanno sapere fonti vicine all’azienda. Le Banche investitrici, Intesa San Paolo, Unicredit e Generali sono stanche di perder i loro investimenti e se il piano di Cramer Ball non dovesse convincerli, sarà difficile reperire l’altra liquidità di cui l’azienda ha necessariamente bisogno per la sopravvivenza. Secondo alcune indiscrezioni, l’amministratore delegato della società doveva incontrare ieri soci ed investitori, ma non c’è stata alcuna riunione e ancora ad oggi, 28 febbraio, non sono state ancora indette riunioni ufficiali.

Per rilanciare la compagnia occorrerebbe almeno un miliardo, e gli azionisti di Cai, che possiedono il 51% di Alitalia, sono restii a continuare a elargire denaro a fondo perduto.

Quali i problemi di Alitalia?

Il problema di Alitalia è quello di non aver mai trovato il giusto modello business. Alitalia, oggi, è una compagnia vecchia in un mercato totalmente nuovo e in continua evoluzione. L’ex compagnia di bandiera ha puntato da sempre sui voli nazionali ed europei, trascurando vecchio perché, dal lato dell’offerta, si è storicamente adagiato sul monopolio dei voli i collegamenti turistici intercontinentali. Negli anni Settanta, con la liberalizzazione americana, e poi negli anni 90, con la liberalizzazione europea, quasi tutte le compagnie aeree hanno compreso che la via per la crescita (e quindi per la salvezza) fosse quella dei viaggi a lungo raggio. Tutte, tranne Alitalia, che poco ha puntato sulle tratte intercontinentali.

E c’è di più. Alitalia, forte del monopolio conquistato nei cieli italiani, ora paga lo scotto delle forte concorrenza delle compagnie low cost. Basti sapere che, nel 2015, il 51% dei passeggeri sui voli nazionali ha scelto compagnie a basso costo.

“La compagnia non ha mai trovato il suo vero modello di business. Ha dei costi che sono troppo elevati per competere con le low cost in Italia sulle tratte a corto raggio e nello stesso tempo è troppo piccola sulle tratte a lungo raggio, per competere con i grandi player europei”, ha affermato a Start Magazine Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti e collaboratore presso l’Istituto Bruni Leoni.

I numeri ( e gli esuberi) di Alitalia

Tragici i numeri di Alitalial La società a guida araba ha chiuso il 2016 con un passivo di circa 500 milioni di euro e oggi arriva a perdere circa mezzo milione di euro al giorno. Gli esuberi si aggirano intorno alle duemila unità.

Il piano dell’Ad

AlitaliaIl piano messo a punto da Cramer Ball prevede un taglio extra ai costi, rispetto ai 160 milioni della prima versione, fino a 400 milioni.

“Ma la soluzione potrebbe non bastare”, ha commentato Andre Giuricin. C’è da dire che le dimensioni di Alitalia, oggi, sono davvero antieconomiche: è necessario un ridimensionamento drastico. Il numero dei passeggeri potrebbe passare dai 22 milioni del 2016 a 12-14 milioni, riducendo la flotta di oltre 20 aerei (sugli attuali 121) e il personale di almeno 2mila dipendenti.

Questo piano “difficilmente potrebbe bastare. Anche se i tagli arrivassero a 400 milioni di euro, la compagnia farebbe fatica a stare sul mercato. La concorrenza, su Fiumicino, è molto forte. Presto su questo aeroporto potrebbe arrivare anche Norwegian, con il lungo tratto low cost. I problemi andranno a moltiplicarsi”, ha detto Andrea Giuricin.

Un’alleanza come soluzione?

Il salvataggio potrebbe arrivare da un’allenza strategica. Mentre si rincorrono le voci di un accordo con le compagnie low cost Ryaner e EasyJet, con tariffe modulabili sul medio-corto raggio, si fa sempre più strada l’ipotesi di un possibile intervento dell’eterna rivale tedesca, la Lufthansa.

viaggiare gratisL’alleanza con una low cost è davvero molto complicata per motivi tecnici e commerciali. Si è parlato tanto di Ryanair come possibile alleato, ma secondo me è un’ipotesi di secondo piano, poco probabile. Per motivi tecnici, come la compatibilità tra i diversi sistemi di prenotazione, che sono completamente diversi. A rappresentare un altro problema, ora, è anche la coordinazione degli arei, i cui orari sono troppo distanti per garantire le coincidenze”, ha continuato Giuricin.

“E’ vero anche che una strategia stay alone è rischiosa. Lufthansa potrebbe essere interessata, ma ovviamente sarà questa a dettare i termini di un possibili accordo con Etihad”.

L’ipotesi più probabile: il Commissariamento

Se le soluzioni adottate da Alitalia, però, non dovessero bastare, allora il Governo sta già studioando il piano B: l’amministrazione controllata, un commissariamento in tutto e per tutto simile a quello già avvenuto nel 2008.

Dopo la dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale richiesta dalla società stessa o dai creditori, si ripeterebbe, dunque, la stessa procedura del passato, quando Alitalia era arrivata praticamente a un passo dal fallimento: lo Stato interverrebbe per ristrutturare le “grandi imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali”.

“E’ sicuramente una soluzione probabile. Ma anche in questo caso bisognerà capire bene quale accordo sarà trovato tra i diversi soci. C’è anche un problema tra soci italiani ed Etihad, che sembrano essere ai ferri corti. Non è facile trovare soluzione: se i soci italiani, stanchi di elargire denaro a fondo perduto, dovessero far saltare il tavolo, il commissariamento potrebbe essere la soluzione”, ha concluso Andrea Giuricin.

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