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Al via la Psd2. Risparmi per 550 milioni di euro in tutta Europa

di

Bce

Taglio del surcharge, rafforzamento dei diritti del consumatore, sviluppo dei pagamenti online innovativi tra le novità della direttiva Ue. Secondo una ricerca CA Technologie però solo il 50% degli istituti italiani è conforme ai requisiti minimi previsti dalla Psd2

Un risparmio calcolato in 550 milioni di euro all’anno in tutta Europa. È questa secondo il vicepresidente della commissione Ue responsabile della stabilità, dei servizi finanziari e dei mercati di capitali Valdis Dombrovskis, la conseguenza più importante che si avrà con la nuova direttiva sui servizi di pagamenti (Psd2) in vigore ufficialmente da sabato 13 gennaio, a distanza di due anni dall’approvazione della normativa a Bruxelles.

Quali sono le novità della Psd2

Il taglio degli extra-costi nelle transazioni con carte di credito o di debito, sia online sia nei negozi, è probabilmente l’aspetto che avrà maggiori ricadute sui consumatori. Niente più commissioni dunque, e sostanziale apertura del mercato europeo dei pagamenti a tutte le società che offrono servizi di questo tipo che avranno anche accesso alle informazioni sui conti correnti. “Questa nuove norme rappresentano un altro passo avanti verso un mercato unico digitale nell’Ue – ha spiegato Dombrovskis in una nota –. Promuoveranno lo sviluppo di pagamenti online e mobili innovativi, che andranno a vantaggio dell’economia e della crescita. Con l’entrata in vigore del Psd2, stiamo vietando le maggiorazioni per i pagamenti con carta di credito e debito. Ciò consentirà ai cittadini dell’Ue di risparmiare più di 550 milioni di euro all’anno. I consumatori saranno, inoltre, meglio tutelati quando effettueranno dei pagamenti”. Le nuove norme rafforzano, infatti, anche i diritti dei consumatori: in caso di furto o frodi con carte o bancomat, il cliente fino ad oggi era tenuto a pagare 150 euro di franchigia per le operazioni che non riconosceva effettuate prima della sua denuncia. Mentre ora la responsabilità scende a 50 euro. Aumenta anche la trasparenza dei costi di commissione quando si acquista qualcosa (non in contanti) in una valuta europea diversa dall’euro. Infine, aumenta la protezione della privacy di chi utilizza i servizi Fintech, che creano un legame tra il conto del cliente e quello del venditore: d’ora in poi anche questi dovranno rispettare standard molto rigidi di protezione dei dati finanziari, e dovranno dotarsi di una sicurezza ulteriore per assicurare le transazioni (come sono, ad esempio, le procedure di strong authentication).

Il recepimento della direttiva europea in Italia

Il Consiglio dei ministri ha recepito definitivamente la direttiva Psd2 in Italia lo scorso dicembre. Lo stesso Palazzo Chigi in una nota, ha chiarito che “per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non può essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa”. Mentre per le operazioni tramite carta di credito “la commissione interbancaria per operazione non può essere superiore allo 0,3% del valore dell’operazione”. Come detto, i titolari dei conti avranno poi un regime di responsabilità limitata ridotta in caso di pagamenti non autorizzati (con una franchigia che scende da 150 a 50 euro) e viene stabilito il divieto del cosiddetto surcharge (cioè il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento). Infine vengono introdotte, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per cifre molto basse.

Cosa significa per le banche (e per le Fintech)

A livello bancario le novità dovrebbero rivoluzionare l’intero sistema. L’apertura delle cosiddette Api (“Application programming interfaces”) di esposizione e accesso alle informazioni bancarie, favorisce infatti la creazione di nuovi player in grado di sfruttarne il valore, anche in campi diversi da quello strettamente bancario. Si tratta, in particolare, dei nuovi intermediari dei dati, gli Aisp (“Account information service provider”) che potranno estrarre i dati del conto del cliente per sviluppare nuovi servizi, come quello del profilo di rischio o del merito di credito. E dei Pisp (“Payment initiation service provider”) che avranno il diritto di dare inizio al processo di pagamento verso qualsiasi beneficiario addebitando direttamente sul conto corrente del cliente. I primi da approfittarne sono e saranno in futuro le Fintech che potenzialmente possono avere effetti dirompenti sul sistema bancario. Secondo la ricerca “Psd2: a strategic game-changer with a long-term impact”, diffuso da CA Technologie, la metà delle banche italiane, infatti, non è pronta. Anche se, nonostante un’apparente mancanza di preparazione, il 96% degli istituti stessi dichiara di essere molto o abbastanza d’accordo sul fatto che la Psd2 costituisca un’opportunità per innovare, differenziarsi e creare nuovi prodotti e servizi e un 86% circa abbastanza o molto orientato a individuare nella clientela il punto di partenza di tale cambiamento. In effetti, solo il 21% degli istituti del Belpaese è pienamente convinto che la Psd2 sia principalmente un obbligo normativo, mentre il 68% – ben il 10% in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico. A testimonianza di ciò emerge il dato secondo cui il 92% dei soggetti intervistati ha dichiarato che nel proprio istituto la funzione aziendale addetta alla ‘Digital Transformation’ è responsabile o comunque coinvolta nell’attuazione della Psd2.

In Italia, inoltre, il 36% delle banche, contro il 17% della Germania e il 30% della Francia, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla Psd2 e circa il 14% avrebbe optato per una metodologia “agile” nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva, con lo scopo di rilanciare l’innovazione, creare nuovi servizi customer-facing e adattarsi rapidamente ai nuovi servizi bancari. L’86% degli intervistati è incline ad adottare il modello Aisp (11% in più della media europea), l’81% è più orientato al Pisp (15% in più della media europea). L’83% delle banche italiane è poi molto o abbastanza convinto di dover acquisire nuove tecnologie per risultare vincente nell’attuazione della Psd2 e dell’open banking con quasi tre quarti degli intervistati desideroso di trattare con un fornitore unico. Sarebbero una priorità anche le API che collegano i processi software. Circa il 28% delle banche ha infatti collocato le Application programming interfaces al primo o secondo posto in ordine d’importanza come strumento per consentire ai clienti di richiedere prodotti, mentre il 21% si è espresso a favore della creazione di ecosistemi orientati ai clienti insieme ai partner Fintech. Nonostante solo l’11% delle banche italiane abbia forti difficoltà a giustificare gli investimenti finalizzati al raggiungimento della conformità alla Psd2, il 50% – 13% in più della media europea e 24% sopra il dato relativo alla Francia – non ritiene che la clientela sia pronta per l’open banking. Ciò spiegherebbe anche perché il 78% delle banche sia molto o abbastanza orientato a rassegnarsi a un periodo minimo di due anni per rientrare dai relativi investimenti.

Nel periodo post-Psd2, il 44% delle banche italiane ritiene, comunque, che la minaccia più grande per la loro attività proverrà dai cosiddetti Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple). Ma nonostante ciò, poco più di un quarto (26%) delle banche italiane è del parere che la principale minaccia legata alla Psd2 verrà dagli altri operatori bancari tradizionali, grazie alle loro capacità di gestione delle relazioni con la clientela e dei dati dei clienti. Circa il 14% delle banche italiane ritiene, infine, che la minaccia più temibile nella nuova arena competitiva creata dalla Psd2 sia rappresentata dai nuovi digital challenger bancari, meno appesantiti dalle applicazioni legacy rispetto ai rivali già affermati.

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