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Ucraina, ecco come l’Europa ha sostituito gli Usa negli aiuti militari. Rapporto Kiel Institute

Dopo il ritiro Usa, l’Europa aumenta la fornitura di aiuti militari all’Ucraina. Specie per l'apporto di Germania e Regno Unito. Tutti i dettagli del report del Kiel Institute 

Con lo stop degli aiuti Usa l’Europa aumenta la fornitura di armi a Kyiv.

Dopo quattro anni di guerra, il sostegno all’Ucraina continua a mantenersi su livelli elevati nonostante la sospensione degli aiuti statunitensi. Nel 2025, infatti, l’aumento significativo del contributo europeo ha permesso di compensare in larga parte il venir meno dell’appoggio degli Stati Uniti, con una crescita marcata sia degli aiuti militari sia di quelli finanziari e umanitari.

In particolare, gli aiuti militari europei sono aumentati del 67% rispetto alla media del periodo 2022-2024, mentre gli aiuti non militari sono aumentati del 59%. È quanto emerge dal report “Il sostegno all’Ucraina dopo 4 anni di guerra: l’Europa avanza” pubblicato dal Kiel Institute.

Tutti i dettagli.

L’AUMENTO DEL SOSTEGNO EUROPEO NEL 2025 PER COMPENSARE IL CROLLO DI QUELLO A STELLE E STRISCE

Nel 2025 il volume complessivo degli aiuti destinati all’Ucraina è rimasto relativamente stabile grazie a un rafforzamento deciso del sostegno europeo.

Il rapporto del think tedesco rileva infatti come risultato chiave dello scorso anno che l’Europa ha quasi compensato il crollo del sostegno degli Stati Uniti.

Gli aiuti statunitensi sono diminuiti del 99%, sottolinea il rapporto. Allo stesso tempo, il vecchio continente ha aumentato i suoi stanziamenti, del 59% per gli aiuti finanziari e umanitari e del 67% per gli aiuti militari, rispetto alla media del 2022-24. Di conseguenza, gli aiuti totali nel 2025 sono rimasti in linea con quelli degli anni precedenti.

EFFETTI DEL RITIRO DEGLI USA

Nonostante l’aumento del sostegno europeo, il ritiro degli Usa ha avuto un impatto sui volumi complessivi. Nel 2025, gli aiuti militari totali destinati all’Ucraina sono risultati inferiori del 13% rispetto alla media annuale del triennio 2022-2024, rileva il rapporto del Kiel Institute.

Il calo risulta invece più contenuto per gli aiuti umanitari e finanziari, che hanno registrato una riduzione di circa il 5% rispetto agli ultimi tre anni. I livelli complessivi, al netto dell’inflazione, sono rimasti comunque superiori rispetto a quelli registrati nel 2022 e nel 2023.

IL RUOLO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Secondo il rapporto del think tank tedesco, la Commissione europea è diventata il principale donatore finanziario, mentre una quota crescente del sostegno non militare viene ora canalizzata attraverso istituzioni e meccanismi dell’Unione europea.

La quota degli stanziamenti Ue per aiuti finanziari e umanitari è passata da circa il 50% nel 2022 a quasi il 90% nel 2025, pari a 35,1 miliardi di euro.

L’IMPORTANZA DEL NUOVO PRESTITO UE DA 90 MILIARDI DI EURO

Secondo Christoph Trebesch, responsabile dell’Ukraine Support Tracker, “Il nuovo prestito da 90 miliardi di euro concordato alla fine del 2025 rientra in una tendenza generale. Il crescente fabbisogno di bilancio dell’Ucraina è ora finanziato in gran parte attraverso prestiti e sovvenzioni a livello Ue”.

Il Parlamento europeo voterà proprio oggi il prestito Ue da 90 miliardi di euro destinato a sostenere lo sforzo bellico di Kyiv. Sul fronte degli aiuti militari, l’intesa prevede che l’Ucraina utilizzi il prestito soprattutto per l’acquisto di armamenti prodotti nel paese o nell’Ue, lasciando però la possibilità di rivolgersi a fornitori di Paesi terzi qualora siano rispettate specifiche condizioni.

Trebesch sottolinea che questo modello contribuisce a distribuire il sostegno in modo più uniforme tra i paesi dell’Ue, in linea con la quota di Pil di ciascuno Stato membro. Tuttavia, questa dinamica riguarda prevalentemente gli aiuti finanziari, mentre gli aiuti militari continuano a dipendere da donazioni bilaterali, mostrando livelli più bassi di condivisione degli oneri.

AIUTI MILITARI ALL’UCRAINA: DISPARITÀ TRA I PAESI UE

L’aumento degli aiuti militari europei nel 2025 si è concentrato soprattutto su un numero limitato di paesi dell’Europa occidentale e settentrionale, sottolinea il rapporto del Kiel Institute. L’Europa occidentale ha registrato una ripresa dopo la flessione del 2023 e ha raggiunto il 62% degli stanziamenti totali per gli aiuti militari europei nel 2025.

Questa ripresa è stata trainata principalmente dalle maggiori economie della regione: Germania e Regno Unito da sole hanno rappresentato circa i due terzi degli aiuti militari dell’Europa occidentale tra il 2022 e il 2025, evidenzia il think tank.

EUROPA SETTENTRIONALE IN FORTE CRESCITA

L’Europa settentrionale si conferma come seconda area chiave per la fornitura di aiuti militari. La sua quota è cresciuta dal 18% nel 2022 al 36% nel 2023, mantenendosi poi su livelli elevati anche negli anni successivi.

CALO DEI CONTRIBUTI DELL’EUROPA ORIENTALE E MERIDIONALE

Parallelamente all’aumento dei contributi da parte di Europa occidentale e settentrionale, altre aree del continente hanno progressivamente ridotto la loro partecipazione tra il 2022 e il 2025. L’Europa orientale ha visto la propria quota scendere dal 17% nel 2022 ad appena il 2% nel 2025.

Anche l’Europa meridionale ha registrato un calo nello stesso periodo, passando dal 7% al 3% degli stanziamenti militari europei.

LA CLASSIFICA DEI PAESI EUROPEI IN TERMINI DI AIUTI MILITARI

Questa ampia eterogeneità negli aiuti militari tra i donatori è ancora più evidente nella Figura 4 – segnala il rapporto – che mostra gli stanziamenti militari annuali per il 2025, rispetto alle medie annuali del periodo 2022-2024. Germania (9 miliardi di euro) e Regno Unito (5,4 miliardi di euro) hanno registrato gli stanziamenti più elevati per gli aiuti militari nel 2025, seguiti non da altre grandi economie europee, ma da paesi più piccoli del Nord Europa come Svezia (3,7 miliardi di euro), Norvegia (3,6 miliardi di euro) e Danimarca (2,6 miliardi di euro). Germania, Regno Unito, Norvegia e Svezia sono anche i paesi che hanno registrato il maggiore aumento degli aiuti militari nel 2025.

ROMA HA DONATO MENO DI WASHINGTON

Al contrario, alcune grandi economie hanno registrato livelli relativamente modesti di aiuti militari, evidenzia ancora l’analisi del Kiel Institute. Ad esempio, l’assegnazione di aiuti militari all’Italia registrata nel 2025 è di soli 0,3 miliardi di euro, inferiore a quella degli Stati Uniti, che hanno annunciato un solo pacchetto di aiuti militari (a gennaio 2025).

DISPARITÀ NELLA DISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI MILITARI

Secondo Trebesch, l’incremento del sostegno militare europeo nel 2025 evidenzia un divario crescente tra i paesi che contribuiscono maggiormente e quelli che restano marginali nel sostegno.

“L’aumento degli aiuti militari europei nel 2025 mostra crescenti disparità, con alcuni paesi che stanno facendo sempre di più”, aggiunge Trebesch. “Nel 2025, l’Europa settentrionale ha fornito circa un terzo degli aiuti militari europei, pur rappresentando solo l’8% del PIL tra i 31 donatori europei inclusi nello studio; l’Europa occidentale ha contribuito in modo pressoché in linea con la sua dimensione economica, mentre l’Europa meridionale rimane un piccolo donatore, pur rappresentando il 19% del Pil”.

Questi dati confermano che, mentre il sostegno finanziario tende a essere sempre più centralizzato attraverso l’Ue, quello militare continua a dipendere in modo marcato dalle decisioni dei singoli Stati, con livelli di partecipazione non omogenei tra le diverse aree europee.

LO STRUMENTO PURL

Infine, nel 2025 sono entrati in atto nuovi strumenti multinazionali di sostegno all’Ucraina, tra cui la Nato Prioritized Ukraine Requirement List (Purl). Quest’ultima avviata nel luglio 2025 dopo colloqui tra il Segretario generale della Nato Mark Rutte e il presidente statunitense Donald Trump.

Il meccanismo consente all’Alleanza Atlantica di coordinare la fornitura di armi all’Ucraina utilizzando scorte militari statunitensi. Finanziate però attraverso contributi economici dei paesi Nato non statunitensi, sulla base di una lista di priorità definita dal Saceur in collaborazione con le autorità ucraine.

A dicembre 2025 avevano aderito 24 donatori, con stanziamenti complessivi di almeno 3,7 miliardi di euro, guidati da Paesi Bassi e Norvegia, seguiti da Germania e Canada. Hanno partecipato anche Australia e Nuova Zelanda.

A fine dello scorso anno risultano approvati otto pacchetti, con priorità a difesa aerea e munizioni, includendo sistemi come Patriot, Himars e munizioni di artiglieria.

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