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Tutto sul drone MQ-9A Reaper abbattuto nella base di Al Salem in Kuwait

Nell'attacco iraniano del 15 marzo, un drone ha colpito la base aerea italiana di Ali Al Salem in Kuwait, distruggendo un velivolo a pilotaggio remoto ospitato nella struttura. Si tratta del MQ-9A Reaper della Task Force Air dell’Aeronautica Militare, impiegato per missioni di sorveglianza e raccolta di informazioni. Tutti i dettagli.

Distrutto un drone MQ-9A Reaper in dotazione alla Task Force Air italiana durante un attacco con drone contro la base aerea di Ali al Salem, in Kuwait.

La mattina del 15 marzo “la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita capacità e personale americano e italiano, è stata oggetto di un attacco con drone che ha colpito uno shelter, all’interno del quale era ricoverato un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, andato distrutto” ha reso noto ieri il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa.

Nessun ferito tra i militari italiani dislocati nella base visto che “Al momento dell’attacco tutto il personale era in sicurezza” precisa il generale Portolano. La presenza italiana in Kuwait rientra nella missione Italian National Contingent Command Air – Task Force Air Kuwait, avviata nel 2014 e parte del contributo italiano all’operazione internazionale Prima Parthica/Inherent Resolve contro il gruppo jihadista Stato islamico. Dalla base kuwaitiana, i velivoli italiani MQ-9A Predator del Task Group “Araba Fenice”  e F-2000A “Eurofighter” del Task Group “Typhoon” conducono missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta dati a supporto delle operazioni.

Pertanto il velivolo rappresentava uno degli assetti principali utilizzati nelle operazioni della coalizione internazionale impegnata contro il gruppo jihadista. Prodotto dalla statunitense General Atomics, il drone è impiegato per missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta di informazioni. Dal valore di circa 30 milioni di euro, l’aereo a pilotaggio remoto super-Male (Medium Altitude Long Endurance), può restare in volo per oltre 24 ore a quote fino a circa 15 mila metri.

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha precisato che “tutto il personale militare italiano presente nella base era al sicuro e non è stato coinvolto nell’attacco”.

Tutti i dettagli.

L’ASSETTO COLPITO NELLA BASE ITALIANA IN KUWAIT

Il velivolo colpito alla base aerea di Ali al Salem, in Kuwait è un MQ-9A “Predator”, drone a medio-alta quota e lunga autonomia utilizzato per missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta di informazioni a sostegno della coalizione internazionale impegnata nel contrasto al gruppo jihadista Stato islamico.

Prima di questo attacco il nostro paese ne possedeva sei esemplari, pienamente operativi e in dotazione al 32mo stormo dell’Aeronautica militare italiana.

CARATTERISTICHE E CAPACITÀ OPERATIVE

Con un’apertura alare di 20 metri e una lunghezza di 11 metri, l’MQ-9A Predator rappresenta uno dei principali strumenti di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) a disposizione delle forze italiane nel teatro mediorientale. Il drone è progettato per operare a medio-alta quota per lunghi periodi. Vanta un’autonomia che può superare le 24 ore di volo continuativo e una quota operativa che raggiunge circa 15 mila metri.

Il velivolo è in grado di operare anche in condizioni climatiche avverse, quali presenza di pioggia, vento e ghiaccio. Grazie a un radar ad apertura sintetica (SAR, Synthetic Aperture Radar), che consente di avere immagini radar, il drone consente di effettuare monitoraggio costante del territorio, identificazione di obiettivi e raccolta di dati di intelligence. In questo modo fornisce informazioni in tempo reale ai comandi della coalizione e alle unità operative sul terreno.

I DETTAGLI TRATTI DAL SITO DELL’AERONAUTICA MILITARE ITALIANA

​​Il velivolo MQ-9A “Predator B”, costruito dalla statunitense General Atomics, è un Aeromobile a Pilotaggio Remoto (APR) impiegato dall’Aeronautica Militare per svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi. Il velivolo, con un’apertura alare di oltre 20 metri, una velocità superiore ai 400 Km/h e una capacità di volo a media ed alta quota, garantisce una grande autonomia di volo, permettendo di ottenere elevate prestazioni sia nella condotta di missioni ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) e sia, in ambito marittimo e terreste, nell’ambito di operazioni di Pattugliamento, Ricerca e Soccorso.

PRODOTTO DALL’AMERICANA GENERAL ATOMICS

Prodotto dalla società statunitense General Atomics, ha un valore stimato di circa 30 milioni di dollari per il solo velivolo, cifra che può superare i 35 milioni includendo sensori, sistemi di comunicazione e infrastrutture di controllo a terra.

Il Reaper è in servizio (armato) presso le forze degli Stati Uniti e del Regno Unito, mentre  e britanniche ed è stato ordinato (disarmato) da quelle francesi e olandesi.

I COMPITI

I Predator B dell’Aeronautica Militare sono in grado di assolvere un’ampia gamma di compiti dimostrando elevate doti di flessibilità, versatilità ed efficacia. È possibile, ad esempio, rilevare la presenza di minacce quali ordigni esplosivi improvvisati che rappresentano il pericolo più insidioso e diffuso nei teatri operativi odierni.

Possono inoltre essere effettuate missioni in ambienti operativi ostili, in presenza di contaminazione nucleare, biologica, chimica o radiologica, oppure acquisire dati ed informazioni relativi ad obiettivi di piccole e grandi dimensioni in zone potenzialmente oggetto di operazioni. Inoltre, i velivoli Predator B permettono di contribuire in modo unico alla creazione e mantenimento della cosiddetta “Situational Awareness”, ovvero al controllo dell’evoluzione della situazione da parte delle autorità responsabili del comando delle attività.

Le caratteristiche di autonomia, velocità, persistenza e raggio d’azione, unite ai bassi costi di esercizio, rendono il Sistema uno degli strumenti migliori per il controllo dei confini, il monitoraggio ambientale, il supporto alle forze di polizia e l’intervento in caso di calamità naturali.

IL RUOLO NELLE OPERAZIONI DELLA COALIZIONE

Proprio per queste caratteristiche il drone distrutto nell’attacco rappresentava un assetto importante per il mantenimento della sorveglianza aerea nell’area, motivo per cui era rimasto schierato nella base di Ali al Salem anche dopo il parziale alleggerimento del dispositivo italiano avvenuto nei giorni scorsi per ragioni di sicurezza.

La base kuwaitiana costituisce infatti uno dei principali hub operativi della coalizione internazionale nel Golfo e ospita assetti aerei statunitensi e alleati impiegati nelle attività di sicurezza regionale e nel supporto alle operazioni contro le reti jihadiste attive tra Iraq e Siria.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO

Alla luce dell’attacco iraniano alla base italiana Ali Al Salem, in Kuwait, il ministro della Difesa Crosetto ha spiegato di aver informato immediatamente il presidente del Consiglio, i vice presidenti del Consiglio e i leader delle forze politiche, “sia di maggioranza sia di opposizione, al fine di garantire la massima trasparenza e condivisione della situazione”. Crosetto ha aggiunto inoltre che il governo segue con attenzione l’evoluzione del quadro di sicurezza nell’area, “in costante contatto con il capo di Stato maggiore della Difesa, con il Comando operativo di vertice interforze (Covi) e direttamente con i comandanti sul campo”.

Infine, il ministro della Difesa ha ricordato che nei giorni scorsi “il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale” ribadendo che “la perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area”.

Quello del 15 marzo è il secondo attacco a una base italiana dopo che un missile ha colpito la base di Erbil nel Kurdistan iracheno l’11 marzo. Anche in quell’occasione l’attacco non aveva causato vittime nel contingente italiani, con danni contenuti.

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