Dal 20 novembre 1998 orbita attorno al nostro Pianeta, è il più grande oggetto mai inviato nello spazio sul quale si sono avvicendati centinaia di astronauti e sono stati condotti altrettanti esperimenti scientifici.
Oggi l’International Space Station (Iss) è una delle uniche due stazioni spaziali attualmente in orbita, insieme alla stazione spaziale cinese Tiangong.
Tuttavia si sta avvicinando al suo termine: il 2030 è la data limite in cui la Nasa e le agenzie partner si sono impegnate a mantenere in funzione la Stazione Spaziale internazionale. Nel 2031 sarà deorbitata e fatta precipitare nel Pacifico meridionale, in particolare nel cosiddetto Point Nemo, ovvero il punto oceanico più lontano da qualsiasi terra emersa.
Ma se invece di condannarla alla distruzione, si trovassero altre soluzioni?
La questione è emersa durante la revisione del Nasa Reauthorization Act lo scorso 4 febbraio quando la Commissione Scienza, Spazio e Tecnologia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità il disegno di legge, con un emendamento incluso tanto inatteso quanto decisivo per la Stazione. I legislatori statunitensi hanno chiesto alla NASA di valutare la possibilità di spostare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in un’orbita più alta al termine della sua vita operativa entro il 2031, invece di spedire la struttura in mare al momento opportuno.
Il complesso multimiliardario potrebbe essere inviato in un’orbita più alta, dove le generazioni future potrebbero trovarne un utilizzo, invece di essere distrutto?
Tutti i dettagli.
COS’È LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE (ISS)
Viaggia attorno alla Terra a una velocità media di 27.700 km/h, completando 16 orbite al giorno. Di notte è facile vederla dalla Terra, poiché si trova a 320 chilometri da noi. 16 paesi, tra cui Stati Uniti, Russia, Giappone, Canada e diversi stati membri dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, hanno collaborato alla sua realizzazione.
PROSSIMA ALLA SUA FINE OPERATIVA
Ma ora la Iss sta invecchiando e potrebbe perdere componenti in futuro, ponendo un potenziale rischio di detriti. Esiste anche la possibilità di un futuro rientro incontrollato, segnala Register.
La Nasa ha già effettuato una valutazione e ha concluso che la probabilità che qualcosa colpisca la Iss aumenterebbe con l’innalzamento dell’orbita, da una stima di 51 anni tra gli impatti alla sua attuale altitudine a meno di quattro anni a 800 chilometri. Una frammentazione completa potrebbe essere catastrofica, scriva ancora la testata.
L’attuale piano dell’agenzia spaziale è di far deorbitare la stazione spaziale nel 2031 sopra l’Oceano Pacifico, dove i detriti sopravvissuti al rientro rovente cadranno in una zona remota e disabitata del mare.
IL CONTRATTO A SPACEX
Nel 2024, la Nasa ha assegnato a SpaceX un contratto da quasi 1 miliardo di dollari per sviluppare una versione potenziata della sua navicella spaziale Dragon, che sarebbe dotata di propulsori e serbatoi di propellente aggiuntivi per fornire l’impulso necessario a guidare la stazione spaziale verso un rientro mirato. Le manovre di deorbita rallenteranno la velocità della stazione quanto basta perché la gravità terrestre la riporti nell’atmosfera.
Si prevede che il veicolo sarà pronto entro il 2029, in vista di un’ulteriore spinta pianificata per inviare la Iss nell’atmosfera terrestre.
L’EMENDAMENTO PRESENTATO AL CONGRESSO USA
L’emendamento aggiunto al disegno di legge di quest’anno non modificherebbe la tempistica per la fine delle operazioni sulla Iss, ma chiede alla Nasa di riconsiderare la sua decisione su cosa fare del complesso dopo la dismissione.
Quindi l’emendamento imporrebbe alla Nasa di “effettuare un’analisi ingegneristica per valutare la fattibilità tecnica, operativa e logistica del trasferimento della Iss in un porto orbitale sicuro e dello stoccaggio della Iss in tale porto dopo la fine del periodo di operatività in orbita terrestre bassa della Iss, al fine di preservare la Iss per un potenziale riutilizzo e soddisfare gli obiettivi della Nasa”.
In sostanza, si richiede alla Nasa di condurre un’analisi dei costi e dei rischi del deposito della Iss in orbita. Non ha imposto il trasferimento, né ha autorizzato il finanziamento o l’esecuzione di alcun piano del genere.
Il Congresso americano ha dunque aperto a nuove opzioni: la Stazione Spaziale Internazionale potrebbe non finire in mare.






