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Satelliti in orbita, ecco come la Cina sfiderà Starlink

Pechino accelera sulla sfida a Starlink: la Cina ha presentato all'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni delle Nazioni Unite due richieste di autorizzazione per enormi reti satellitari non geostazionarie, per immettere in orbita oltre 200.000 satelliti

Corsa alle orbite, la Cina sfida Starlink con il piano per immettere in orbita oltre 200.000 satelliti.

Alla fine di dicembre Pechino ha presentato all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni – l’agenzia Onu, che comprende quasi 200 Stati membri, è l’organismo responsabile degli standard tecnici globali nel settore delle telecomunicazioni – piani per il lancio in orbita di oltre 200.000 satelliti per internet, riporta il quotidiano South China Morning Post.

I progetti più grandi, denominati Ctc-1 e Ctc-2, prevedono ciascuno il lancio di 96.714 satelliti e sono stati presentati da un nuovo istituto specializzato nell’uso dello spettro radio e nell’innovazione tecnologica.

Insieme, le due rappresentano una delle più grandi richieste di autorizzazione per costellazioni mai presentate, evidenziando la crescente competizione per le risorse orbitali e di spettro, osserva Spacenews.

La notizia arriva mentre Pechino accusa Starlink, la costellazione in orbita bassa per l’Internet satellitare di SpaceX di Elon Musk di congestionare le orbite e aumentare i rischi di collisione. Lo scorso mese un satellite della costellazione Starlink ha rischiato una collisione ravvicinata con Uno dei nuovi satelliti cinesi lanciati il 10 dicembre.(Qui per ascoltare la puntata del podcast Spaziale! A un passo dalla collisione: il caso Starlink–Cina e il caos orbitale).

SpaceX è diventato il più grande operatore satellitare al mondo grazie a Starlink, una rete di circa 9.400 satelliti che trasmettono internet a banda larga a consumatori, governi e clienti aziendali. Nel frattempo, proprio venerdì scorso la Federal Communications Commission (Fcc), l’agenzia governativa degli Stati Uniti responsabile della regolamentazione delle comunicazioni, ha dichiarato di aver approvato la richiesta di SpaceX di schierare altri 7.500 satelliti Starlink di seconda generazione, nell’ambito del potenziamento del servizio Internet in tutto il mondo, riferisce Reuters.

Tutti i dettagli.

UN’OPERAZIONE STRATEGICA SULLO SPETTRO PER PECHINO

Pur essendo formalmente presentate come due reti distinte, CTC-1 e CTC-2 appaiono riconducibili a un unico sforzo strategico volto a garantire alla Cina la priorità su spettro e orbite per una futura megacostellazione di nuova generazione, commenta ancora Spacenews evidenziando che l’iniziativa mira a preservare opzioni di lungo periodo per più costellazioni future e a prevenire il rischio di esclusione derivante dalle precedenti richieste occidentali, in un contesto di forte congestione delle risorse orbitali.

I documenti non risultano ancora esaminati dall’ITU e, allo stato attuale, non hanno valore normativo. Essi indicano tuttavia l’intenzione di assicurarsi la priorità per spettro e orbite per due costellazioni fino a 96.714 satelliti ciascuna, subordinatamente al raggiungimento dei traguardi tecnici previsti e all’autorizzazione nazionale. Il processo prevede ora un esame tecnico e la possibilità di obiezioni o richieste di coordinamento da parte di altre amministrazioni, secondo le procedure dell’ITU.

LA RINCORSA SATELLITARE CINESE

Ulteriore documentazione proveniente dalla Cina segnala che China Satcom intende lanciare 24 satelliti in orbita terrestre media, collegati al progetto Guowang in orbita terrestre bassa come parte di un’architettura più ampia. Sono inoltre previste due costellazioni per China Mobile, rispettivamente da 144 satelliti e da 2.520 satelliti. Quest’ultima ha presentato domanda al Ministero dell’Industria e dell’Informazione Tecnologica (MIIT) lo scorso anno per ottenere una licenza per servizi direct-to-satellite. Anche l’operatore commerciale Galaxy Space ha depositato piani per una costellazione di 91 satelliti, ricostruisce sempre Spacenews.

GUOWANG, QIANFAN E IL CONFRONTO GLOBALE

La Cina sta già sviluppando le costellazioni nazionali Guowang e Qianfan (Mille Vele).

Guowang è ampiamente considerata la risposta cinese a Starlink, offrendo una rete satellitare sovrana a duplice uso per proteggere le infrastrutture di comunicazione sia civili che strategiche. La China Satellite Network Group Co., Ltd. (“China SatNet”), fondata nell’aprile 2021, è responsabile di Guowang.

La costellazione si basa sulla richiesta presentata dalla Cina all’Itu nel settembre 2020, per un totale di 12.992 satelliti. Secondo la richiesta, sono previsti due gruppi di satelliti, GW-A59 e GW-A2, che opereranno rispettivamente ad altitudini inferiori a 500 km e tra 600 e 1145 km, utilizzando un mix di piani orbitali. L’obiettivo a breve termine per Guowang è di avere 400 satelliti in orbita entro il 2027, secondo Yuan Juangang, capo progettista del programma satellitare Internet cinese.

Allo stesso tempo, ci sono oltre 100 satelliti della costellazione cinese Qianfan in orbita. L’operatore satellitare cinese in orbita terrestre bassa (Leo) Shanghai Spacesail Technologies Co. Ltd. (Spacesail) ha affermato che mira a fornire Internet affidabile a più utenti, in particolare quelli nelle aree remote e durante il recupero da emergenze e disastri naturali. Spacesail punta a fornire servizi Internet a banda larga satellitare a bassa latenza in tutto il mondo con una costellazione di oltre 14.000 satelliti entro il 2030. I ricercatori hanno anche descritto Qianfan come una parte cruciale della componente spaziale della Belt and Road Initiative cinese. I piani della Cina sono estremamente ambiziosi, con Pechino che punta al lancio di 43.000 satelliti Leo nei prossimi decenni.

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