Il 19 dicembre 2025, l’Organizzazione per la Scienza e la Tecnologia della NATO – NATO Office of the Chief Scientist (STO-OCS), diretto da Steen Søndergaard, ha pubblicato due nuovi Rapporti di Ricerca sulla Resilienza e sulla Guerra Cognitiva.
I due documenti, che completano il lavoro dottrinale svolto dal NATO Allied Command Transformation (ACT), riconoscono e dimostrano che la cognizione umana è diventata un dominio di guerra che viene preso di mira nei conflitti moderni attraverso lo sfruttamento delle vulnerabilità sociali e delle tecnologie innovative, oramai diffuse in maniera pervasiva in tutte le attività antropologiche.
Cosa fa l’Organizzazione per la Scienza e la Tecnologia della NATO?
Il NATO Office of the Chief Scientist (STO), con la sua rete di oltre 5.000 scienziati e ingegneri nei Paesi alleati e partner e con più di 300 progetti all’anno, sostiene il progresso tecnologico della NATO.
STO è composta dal Comitato scientifico e tecnologico (STB), da comitati scientifici e tecnici e da tre organi esecutivi. Questi tre organi sono: l’Ufficio del Capo Scienziato (OCS), il Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Marittima (CMRE) e l’Ufficio di Supporto alla Collaborazione (CSO).
- L’Ufficio del Capo Scienziato (OCS) – è situato al Quartier generale della NATO a Bruxelles e fornisce supporto esecutivo e amministrativo al Capo Scienziato della NATO nel suo ruolo di presidente dell’STB e di consulente scientifico senior della leadership della NATO. Supporta l’STB mettendo in contatto il programma di lavoro e gli utenti. Evidenzia i risultati più rilevanti dell’STO Scienza e Tecnologia della NATO.
- Il Centro per la ricerca e la sperimentazione marittima (CMRE) – è situato in Italia, a La Spezia, e ha la missione di organizzare e condurre attività di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico incentrate sul settore marittimo, fornendo soluzioni scientifiche e tecnologiche innovative e collaudate sul campo per rispondere alle esigenze di difesa e sicurezza dell’Alleanza.
- L’Ufficio di supporto alla collaborazione (CSO) – situato a Parigi, fornisce supporto esecutivo e amministrativo alle attività collaborative di scienza e tecnologia della NATO condotte da esperti nazionali nell’ambito di panel e gruppi di ricerca tematici (comitati tecnici).
Il Capo Scienziato della NATO, Steen Søndergaard, ha reso pubblici due nuovi rapporti strategici sugli sviluppi scientifici e tecnologici in materia di resilienza e guerra cognitiva, nell’ambito del suo attuale ruolo di consulente scientifico dell’Alleanza. I rapporti forniscono approfondimenti scientifici e strategici essenziali su come la NATO può proteggere le proprie società, rafforzare la deterrenza e la difesa e sfruttare la tecnologia in un’epoca di intensificata competizione ibrida.
- Il Chief Scientist Research Report (CSRR) sulla resilienza, si concentra su come la resilienza nazionale e collettiva sia alla base della deterrenza e della difesa. Delinea l’approccio in evoluzione della NATO alla resilienza, radicato nell’Articolo 3 del Trattato di Washington, ed esamina il ruolo della scienza e della tecnologia (S&T) nel supportare la preparazione e la ripresa degli Alleati da gravi shock.
- Il CSSR sulla Guerra Cognitiva, esplora come gli avversari sfruttino il dominio cognitivo umano per influenzare le percezioni, degradare il processo decisionale e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche e nelle strutture di sicurezza. Il rapporto sottolinea che rispondere alle minacce cognitive richiede non solo strumenti tecnologici, ma anche una migliore istruzione, alfabetizzazione mediatica, trasparenza istituzionale e cooperazione internazionale tra gli Alleati.
Integrando approfondimenti sia sulla guerra cognitiva che sulla resilienza, questi rapporti forniscono un quadro olistico per comprendere le sfide attuali e future alla sicurezza, in cui le minacce non mirano a distruggere beni materiali, ma a interrompere funzioni sociali chiave e a influenzare il modo in cui le società percepiscono gli eventi e prendono decisioni collettive. I rapporti sottolineano la necessità di investimenti sostenuti in scienza e tecnologia, di una più forte cooperazione tra strutture civili e militari e di un impegno condiviso tra gli Alleati per proteggere l’integrità delle loro società e dei loro sistemi democratici.
Cognizione e Guerra Cognitiva
I più recenti studi definiscono la cognizione attraverso il concetto di “cognizione incarnata”, che dà credito all’ipotesi di “mente estesa”: l’insieme dei processi mentali che permettono di acquisire, elaborare e utilizzare la conoscenza, includendo percezione, attenzione, memoria, apprendimento, linguaggio, ragionamento e problem solving, essenziali per comprendere e interagire con il mondo. Si tratta della capacità di tradurre la realtà in significati, differenziandosi spesso dalle emozioni e dalla motivazione, e coinvolge funzioni cerebrali complesse che evolvono attraverso l’esperienza e l’interazione sociale, come evidenziato dalla psicologia cognitiva e dalle teorie dell’intelligenza incarnata. Le ultime ricerche in neurobiologia, scienze cognitive, linguistica e, soprattutto, intelligenza artificiale e robotica stanno portando evidenze scientifiche a favore dell’ipotesi che la “mente” va intesa in una concezione più ampia che non prevede solo il cervello ma l’intero corpo e l’ambiente in cui l’essere umano si trova.
La guerra cognitiva è una forma di “guerra ibrida” per eccellenza, fondata sulla conduzione continua e ripetuta di attacchi informativi e operazioni psicologiche nei confronti di una società, oggi portata avanti principalmente per mezzo di social media, social network, piattaforme informative, opinion maker e influencer – intesi nel senso più ampio del termine. Persone con un seguito online significativo che possono influenzare le opinioni e le decisioni dei propri follower, spesso grazie alla loro credibilità, competenza o autorità in una specifica nicchia (moda, tech, viaggi, ecc.). Sfruttano i social media (Instagram, YouTube, TikTok) per creare contenuti, spesso dalla dubbia autenticità, per promuovere prodotti, servizi, (dis)informazione, propaganda, agendo da intermediari tra chi li remunera e i followers.
Influencer
Nell’ultimo decennio abbiamo visto crescere rapidamente l’importanza dei social media. Secondo recenti ricerche e statistiche di settore, in Italia sono quasi 50 milioni le persone online ogni giorno, e 35 milioni sono attive sui canali social, vale a dire più del 58% della popolazione.
Inevitabilmente queste persone guardano e si informano attraverso i social media e gli influencer guidano, soprattutto le giovani generazioni, nel loro processo decisionale.
Gli influencer sui social media sono persone che si sono costruite una reputazione per le loro conoscenze e competenze su un argomento specifico. Pubblicano regolarmente post sui loro canali preferiti, diffondendo le loro idee e preferenze e generano un grande seguito di persone entusiaste e coinvolte, che prestano molta attenzione ai loro punti di vista.
Opinion leader
Gli esperti del settore e i leader di pensiero come i giornalisti sono considerati influenti, e ricoprono una posizione importante per brand commerciali e movimenti politici. I leader dell’industria e i leader di pensiero si guadagnano il rispetto per le loro qualifiche, la loro posizione o la loro esperienza sul tema della loro competenza. Invece, gli opinion leader (giornalisti, accademici, esperti del settore, consulenti professionali), spesso acquisiscono capacità di influenza grazie alla reputazione del giornale/TV in cui lavorano o per il sostegno ricevuto da attori statali o loro proxy. Infatti, non sempre un giornalista di un importante giornale, o un opinionista televisivo è probabilmente un esperto dei temi su cui si esprime o scrive un servizio, ma è rispettato per essere uno scrittore abbastanza bravo da lavorare con una piattaforma mediatica prestigiosa. Non è raro che alcune di queste persone abbiano un numero incredibilmente alto di follower rispetto ad altri nella loro nicchia, proprio perché sono strumento, più o meno consapevole, di guerra cognitiva.
Ovvero, attività condotte su un ampio spettro per raggiungere specifici obiettivi strategici e ottenere un vantaggio su un avversario influenzando individui, gruppi e società a livello cognitivo, attraverso attività informative, ma anche attraverso un’ampia gamma di azioni e pressioni (Psyops) che possono influenzare o interrompere la cognizione, soprattutto dei giovani. Nella guerra cognitiva, le nostre percezioni e convinzioni, cosa e come pensiamo, come prendiamo decisioni, le decisioni che prendiamo, la nostra volontà e determinazione sono sotto attacco.
La guerra cognitiva è quindi un’importante forma di guerra invisibile, che mira a ottenere il controllo mentale e psicologico dei soggetti e delle società prese di mira. Gli strumenti delle operazioni cognitive delle guerre di nuova generazione sono le piattaforme cibernetiche potenziate dall’IA, come X e TikTok. Questi social media portano avanti “operazioni cognitive” durature, impercettibili, miranti all’alimentazione del dubbio, del complottismo, a comportamenti sovversivi e alla delegittimazione delle istituzioni democratiche. L’impoverimento cognitivo che caratterizza le giovani generazioni occidentali, di cui un sempre maggiore numero manifesta disturbi comportamentali da “social media addiction”, perché tossicamente dipendenti da un irrefrenabile e incontrollabile bisogno di accedere ad App create e gestite da regimi autocratici, e recentemente anche da X. Piattaforme potenziate dall’IA che modificando gli algoritmi sfruttano l’ignoranza, il complottismo, la radicalizzazione ideologica e/o religiosa, sono in grado di ridurre drasticamente l’elevata vulnerabilità delle democrazie occidentali, esponendo soprattutto le giovani generazioni all’hacking cognitivo, provocando infodemie, caos sociale e sempre più maligne ingerenze contro le democrazie liberali.
L’Unione Europea sta reagendo per tentare di limitare le vulnerabilità sul piano informativo e cibernetico. Il concetto di guerra cognitiva sviluppato nell’ambito dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO fornisce un punto di partenza per un dibattito più ampio sulle minacce cognitive. Esplora come gli avversari sfruttino la cognizione umana per manipolare le percezioni, interrompere il processo decisionale e influenzare il comportamento. Integrando scienze comportamentali e tecnologia, la NATO ha iniziato a esporre la manipolazione psicologica come un campo di battaglia, rivelando vulnerabilità cognitive a lungo trascurate nella pianificazione della difesa tradizionale e delle policy di sicurezza nazionale, come il contagio emotivo negli ecosistemi digitali e l’armamento strategico delle identità del personale durante le operazioni. In questo contesto, la sicurezza cognitiva è emersa come un concetto che fonde intuizioni provenienti da diverse discipline e si concentra sull’intersezione tra tecnologia e ingegneria sociale nelle campagne ibride. Mentre la guerra cognitiva è un concetto militare emergente incentrato su tattiche ostili, ancora da formalizzare in una dottrina o in un dominio, il concetto di sicurezza cognitiva estende questa logica a un quadro difensivo più ampio.
Le recenti violazioni degli spazi aerei di Polonia, Romania ed Estonia, le minacce di utilizzo di armi nucleari, illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione rischiano di provocare azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.
Anche l’Unione Europea si sta attrezzando per rispondere a questa forma di guerra invisibile. Ha rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride. Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cybersicurezza e delle difese elettorali. L’adozione di un quadro di sicurezza cognitiva è il prossimo passo logico e necessario. La sicurezza cognitiva va oltre il semplice monitoraggio e contrasto delle minacce FIMI o ibride; sposta l’attenzione sulle vulnerabilità percettive e comportamentali che rendono possibile la manipolazione. Attingendo alla psicologia e alle neuroscienze, offre ai responsabili politici – obiettivi della guerra cognitiva – una lente per identificare e ridurre tali vulnerabilità, anche attraverso la ricerca interdisciplinare. La sicurezza cognitiva richiede più delle tradizionali misure di difesa. Richiede una risposta diretta all’individuazione strategica di percezione e conoscenza nella guerra politica occulta.
Come ci ha insegnato Sun Tzu, “dominare la mente dell’avversario prima ancora del campo di battaglia” ha sempre rappresentato un obiettivo strategico, e oggi, l’influenza sull’opinione pubblica sia nelle democrazie occidentali che nei regimi autocratici, è totalmente nelle disponibilità dei soggetti proprietari delle corporation e delle piattaforme digitali private, che hanno ridisegnato il concetto stesso di sovranità.
Personaggi noti per le loro disponibilità tecnologiche e finanziarie come Elon Musk, Peter Thiel, Jeff Bezos, Bill Gates, Marck Zuckerberg, Zhang Yiming, Jack Ma (nome cinese Ma Yun, 马云) George Soros, oppure Gruppo Wagner, TikTok, X, Meta, Google, Microsoft, Palantir Technologies e altre ancora, che ormai rientrano a pieno titolo nella definizione di “Attore Ibrido”.
Le minacce ibride rappresentate dall’influenza maligna, dall’ingerenza e dalla guerra dell’informazione contro le democrazie liberali, da tempo richiamano l’attenzione della NATO, ma è un dovere del sistema scolastico e dell’informazione pubblica e privata sollecitare il pensiero critico dei giovani, dei loro genitori e dei docenti sulla pericolosità dell’influenza e dell’ingerenza nella nostra società di attori stranieri avversari. Inoltre, bisogna sollecitare l’esigenza di adeguate normative per evitare che i giganti del web possano condizionare la vita dei cittadini, le istituzioni e la democrazia. Un’esigenza fondamentale che incontra difficoltà a causa delle dimensioni globali e del potere di condizionamento di questi operatori del settore. Big Tech divenuti monopolisti e la cui presunzione è quella di operare senza regole o quando inevitabili, dettarle anziché essere destinatari di regolamentazione, equa tassazione dei loro immensi profitti ed etica coerente con i valori e le leggi (soprattutto quelle concernenti la privacy, la tutela dei minori, i monopoli) dell’Unione Europea.
IA, dati, social media, scienze neuro-comportamentali sono diventate armi contro la mente umana
Sotto la soglia del conflitto armato, la guerra cognitiva sta sconvolgendo la nostra vita quotidiana, mirando a influenzare e modificare le decisioni umane, minando la fiducia, polarizzando le comunità e indebolendo la resilienza democratica.
Cosa sta facendo la NATO a riguardo? Il rapporto del Chief Scientist si concentra su 3️ priorità:
- degradare le capacità degli avversari
- rafforzare la resilienza
- miglioramento della cognizione umana e tecnologica
Dal 2022, sono state avviate 20 attività di ricerca dell’Organizzazione NATO per la Scienza e la Tecnologia (STO) che coinvolgono 26 Alleati e Partner per comprendere e contrastare le minacce cognitive. Ma la Guerra Cognitiva non è un rischio futuro – è una sfida presente, persistente e trasversale.
Come possono essere mobilitati scienza e tecnologia per contrastare questa forma di guerra ibrida? Ce lo spiegano i due rapporti della NATO.
Buona lettura.






