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Musk con SpaceX e xAI punta alla gara del Pentagono per i droni militari

Secondo quanto rivelato da Bloomberg, SpaceX e xAI, le due aziende recentemente fuse di Elon Musk, sono in lizza per il concorso del Pentagono per sviluppare una tecnologia di sciame di droni autonomi e a controllo vocale. Tutti i dettagli

Nuova frontiera da oltrepassare per Elon Musk: sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale.

SpaceX, l’azienda aerospaziale di Musk, e xAI, l’altra azienda di Musk per l’AI recentemente acquisita da SpaceX, stanno partecipando a un nuovo concorso segreto del Pentagono per sviluppare una tecnologia di sciame di droni autonomi e a controllo vocale.

È quanto ha riportato a inizio settimana Bloomberg News, secondo cui le due aziende dell’imprenditore americano sarebbero tra le poche selezionate per partecipare al concorso da 100 milioni di dollari, avviato dal Dipartimento della Difesa Usa a inizio anno.

Sebbene sia già possibile pilotare più droni contemporaneamente, sviluppare un software per dirigere più droni in mare e in aria come uno sciame – in grado di muoversi autonomamente all’inseguimento di un bersaglio – rimane una sfida, sottolinea l’agenzia stampa. Il concorso si svolgerà in fasi, a seconda del successo e dell’interesse dei partecipanti.

Pensare che proprio Musk faceva parte di un gruppo di ricercatori di intelligenza artificiale e robotica che nel 2015 firmò una lettera aperta a sostegno di un divieto globale sulle “armi autonome offensive”, opponendosi alla creazione di “nuovi strumenti per uccidere persone”. Eppure, la notizia – se confermata – sembra aprire nuovi orizzonti per il patron di SpaceX, che poco hanno a che fare con la Luna o Marte.

La gara si inserisce nella strategia del Pentagono di adottare capacità avanzate di intelligenza artificiale e automazione per affrontare le sfide della sicurezza nazionale.

Lo scorso anno, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha delineato una nuova strategia per accelerare lo sviluppo e l’impiego dei droni, puntando a ridurre la burocrazia e a incrementare la produzione nazionale di droni.

Tutti i dettagli.

LA GARA DEL PENTAGONO PER LA TECNOLOGIA DI DRONI

Secondo quanto riferisce Bloomberg, la competizione del Pentagono è stata lanciata congiuntamente dalla Defense Innovation Unit, che si dedica all’inserimento di startup della Silicon Valley, e dal Defense Autonomous Warfare Group, una nuova unità lanciata sotto la seconda amministrazione Trump e parte dello US Special Operations Command. Il DAWG sta in parte proseguendo il lavoro dell’iniziativa Replicator dell’era Biden, che mirava a produrre diverse migliaia di droni autonomi usa e getta.

La competizione, della durata di sei mesi, mira a produrre una tecnologia avanzata di sciame di droni in grado di tradurre i comandi vocali in istruzioni digitali e di gestire più droni, si legge nel rapporto.

I CONTRATTI DI XAI CON IL DOD

E le aziende di Elon Musk sarebbero ben posizionate. Proprio xAI ha già firmato contratti con il Pentagono per integrare il suo chatbot Grok nei siti governativi per “rafforzare militari e civili”, come annunciato dalla stessa società a dicembre. Inoltre, la società di Musk faceva parte del gruppo di aziende AI come Anthropic, Google, OpenAI, che l’anno scorso si erano aggiudicate 200 milioni di dollari ciascuna dal responsabile dell’IA del Pentagono per accelerare l’adozione di questa tecnologia emergente da parte delle forze armate.

IL RETAGGIO DI SPACEX

Altra questione invece per SpaceX. Sebbene l’azienda aerospaziale sia un appaltatore di lunga data della difesa, quest’ultima si è concentrata sulla produzione di razzi e satelliti spaziali riutilizzabili per l’esplorazione spaziale, le comunicazioni militari e i sistemi di intelligence, piuttosto che su software per armi offensive, sottolinea Bloomberg ricordando come SpaceX, insieme a Boeing e Lockheed Martin, sia il fornitore statunitense di razzi per il lancio dei satelliti più sensibili del Pentagono.

I TIMORI DEI DIPENDENTI (E NON SOLO)

Infine, il rapporto arriva in un momento in cui diversi dipendenti di importanti laboratori di intelligenza artificiale stanno lasciando le proprie posizioni, dopo aver sollevato numerose preoccupazioni etiche legate al settore dell’intelligenza artificiale. Tra i casi più noti, quello di una ricercatrice di OpenAI, che ha espresso timori riguardo all’introduzione di pubblicità in ChatGpt, e quello di un ricercatore di Anthropic, dimessosi pubblicamente denunciando criticità più ampie sul percorso di sviluppo dell’intelligenza artificiale.

In realtà non sarebbero gli unici. Sempre Bloomberg riferisce che anche alcuni funzionari della difesa hanno espresso timori riguardo la prospettiva di integrare chatbot e comandi vocali nelle piattaforme militari, sostenendo che sarebbe importante limitare l’IA generativa alla traduzione e non consentirle di controllare il comportamento dei droni. Inoltre, da tempo si temono i rischi derivanti dall’utilizzo dell’IA generativa per tradurre la voce in decisioni operative senza la partecipazione di un essere umano.

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