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Che cosa succederà in Iran. Report Cesi

Prospettive della campagna contro la repubblica islamica dell'Iran. Terza e ultima parte del focus a cura di Emmanuele Panero, Responsabile Desk Difesa e Sicurezza, e Filippo Massacesi, Junior Fellow Desk Difesa e Sicurezza del CeSI.

 

Allo stato attuale lo scenario complessivo risulta caratterizzato dalla prossimità del completamento delle operazioni di SEAD/DEAD. In questo senso, la registrazione del decollo di 17 aerocisterne statunitensi in rotta verso il Medio Oriente nella mattina di martedì 3 marzo costituisce il segnale più finora chiaro di un’imminente intensificazione della campagna aerea.

Con le operazioni SEAD/DEAD in fase avanzata e le basi britanniche ora disponibili, infatti, nelle prossime 12 ore risulta probabile un importante bersagliamento con i bombardieri strategici, che permetterebbero di mettere sul campo un volume di fuoco significativamente superiore a quello che si è osservato nei giorni precedenti.

Si tratta di una dinamica che tenderà plausibilmente a ripetersi nelle notti successive al fine di massimizzare sia il numero di obiettivi colpiti sia il livello di distruzione degli stessi, accelerando la generazione degli effetti cinetici definiti in fase di pianificazione sulla lunga lista di obiettivi (target list) contestualmente designata. Sul piano della durata delle operazioni, invece, se l’obiettivo dichiarato è il degradamento del potenziale bellico-industriale iraniano, si tratta di un risultato che richiede una campagna di almeno tre settimane al ritmo di sortite attuale.

Tale scenario, inoltre, imporrebbe una revisione costante della situazione, anche in ragione del fatto che l’analisi dei danni causati dai bombardamenti (BDA – Bomb Damage Assessment) risulta essere necessariamente ritardata quando si ha a che vedere con un numero così elevato di obiettivi distribuiti in un teatro di ampie dimensioni e con un ritmo operativo così elevato.

Rimane poi aperta la questione delle riserve di uranio arricchito che permangono in Iran, ammontanti a circa 441 chilogrammi al 60% secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), la cui messa in sicurezza ed eventuale successiva esfiltrazione costituisce una ragionevole priorità, al fine di minimizzare i rischi di proliferazione, e che all’infuori di una fattiva cooperazione iraniana difficilmente potrà essere raggiunta dalla sola campagna aerea di bombardamento.

L’obiettivo ultimo congiunto delle due Operazioni, dunque, appare essere nei fatti un cambio di regime.

Per quanto Epic Fury intenda nell’ordine neutralizzare le capacità missilistiche iraniane, attuali e prospettiche, distruggerne le forze navali, negare a Teheran la possibilità di sviluppare un programma nucleare militare e in ultimo impedirgli di sostenere altre milizie allineate nella regione, se combinata con la profonda disarticolazione istituzionale perpetrata da Roaring Lion, ingenera le condizioni caratteristiche per un collasso dell’ordine statale costituito. D’altro canto, non si riscontra alcun indicatore concreto circa le modalità e le tempistiche con cui questo dovrebbe tradursi in una sovversione istituzionale: sul terreno non si registrano proteste significative né emergono segnali riconducibili alla presenza di quinte colonne.

Lo scenario che sembra delinearsi con maggiore probabilità è piuttosto l’affermazione, proprio in virtù del contesto bellico, di una figura militare orientata su posizioni massimaliste. In assenza dell’emergere di leadership eterodirette e compiacenti, il conflitto assume quindi sempre di più i contorni di una guerra di attrito prevalentemente aereo-missilistica. Pur potendo erodere in modo più che significativo il potenziale offensivo iraniano, tale dinamica potrebbe non essere sufficiente da sola a determinare un cambio di regime.

La prosecuzione e l’evolversi delle ostilità appare peraltro legata soprattutto alla consistenza degli arsenali regionali di tutti gli attori attivamente o passivamente coinvolti nel conflitto e della loro rispettiva capacità di sostenere nel tempo lo sforzo logistico-operativo

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