Il rapido riarmo della Germania sta ridisegnando il profilo dell’industria nazionale della difesa, aprendo spazi inediti per investimenti, innovazione e nuove imprese, ma lasciando al tempo stesso scoperto un divario strutturale rispetto agli Stati Uniti che resta profondo. È questa la fotografia che emerge da uno studio dell’Handelsblatt Research Institute, presentato a Berlino durante la conferenza “Sicurezza e difesa” organizzata dal quotidiano economico tedesco alla fine della scorsa settimana. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti della politica, delle forze armate, dell’industria e della ricerca.
Al centro dell’analisi c’è l’impatto del previsto triplicarsi delle spese per la difesa entro la fine del decennio, una dinamica che sta alimentando un’espansione senza precedenti del comparto, ma che non è sufficiente, almeno nel breve periodo, a colmare le dipendenze tecnologiche e industriali accumulate negli ultimi decenni.
GRUPPI STORICI E GIOVANI IMPRESE
L’aumento dei budget militari si sta traducendo in nuovi ordini, maggiore liquidità e un afflusso di capitali anche verso l’ecosistema delle start-up. Il gruppo Rheinmetall, principale attore del settore in Germania, prevede per l’anno in corso una crescita del 25% e punta a quadruplicare il fatturato entro il 2030, con l’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di euro.
Parallelamente, la Germania si colloca al secondo posto mondiale per volume di finanziamenti alle giovani imprese della difesa, grazie anche a realtà innovative come Helsing, attiva nel campo dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi militari. Questo dinamismo alimenta l’idea di un “boom” industriale, sostenuto da una domanda pubblica in forte crescita e da uno scenario di sicurezza percepito come sempre più instabile.
IL DIVARIO TECNOLOGICO TRA LA GERMANIA E GLI STATI UNITI
Nonostante la spinta agli investimenti, lo studio evidenzia come la Repubblica federale continui a dipendere in misura significativa dalle importazioni, in particolare per le tecnologie ad alta intensità innovativa. La Bundeswehr fa ampio ricorso a fornitori statunitensi per sistemi considerati strategici, come il caccia stealth F-35, i missili da crociera Tomahawk e il sistema di difesa aerea Patriot. Più in generale, gli Stati Uniti mantengono una netta leadership tecnologica, testimoniata dal numero di brevetti e dalla concentrazione di start-up nel settore: quasi due terzi delle nuove imprese della difesa hanno sede oltreoceano.
Anche tra i grandi gruppi industriali la supremazia è evidente, con 48 aziende statunitensi tra le prime 100 a livello globale, sostenute da un bilancio della difesa che sfiora i mille miliardi di dollari: oltre tre volte la spesa di Germania, Francia e Regno Unito messe insieme.
NUOVE COMPETENZE NELL’ERA DEL RITORNO DELLE GRANDI POTENZE
La crescente incertezza sulla solidità dell’ombrello di sicurezza americano, accentuata dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e da dichiarazioni e azioni che hanno sollevato interrogativi sulla futura affidabilità degli Stati Uniti come alleato, ha rafforzato il dibattito sull’autonomia strategica europea. In questo nuovo scenario, che lo stesso cancelliere Friedrich Merz ha definito a Davos “l’epoca della politica delle grandi potenze”, Berlino sta cercando di rafforzare competenze industriali considerate carenti, come lo spazio, la guerra cibernetica, i droni e i sistemi d’arma a lungo raggio.
La Strategia nazionale per la sicurezza e l’industria della difesa, approvata a fine 2024, individua una serie di tecnologie chiave da sviluppare sul territorio nazionale, dall’intelligenza artificiale alla sensoristica avanzata, fino alla capacità di combattimento elettromagnetico. Sono già in corso progetti concreti: aziende come Helsing, Stark e Rheinmetall lavorano a munizioni vaganti per la Bundeswehr, mentre Airbus, Helsing e Rheinmetall competono per la fornitura di droni di scorta per l’aeronautica. Sul fronte spaziale, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha promesso investimenti per 35 miliardi di euro, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di osservazione e sostenere una filiera nazionale che va dal lancio dei razzi alla costruzione di satelliti.
COOPERAZIONE EUROPEA E LIMITI STRUTTURALI
Per ridurre i costi e contenere le dipendenze esterne, la Germania punta anche su una più stretta cooperazione europea. Accordi bilaterali, come quello con il Regno Unito per lo sviluppo di missili da crociera a lungo raggio, e iniziative multilaterali come l’European Sky Shield Initiative mirano a creare economie di scala e maggiore interoperabilità. Allo stesso tempo, però, i ricercatori di Handelsblatt non mancano di rimarcare le difficoltà: ritardi nei programmi, come nel caso della fregata F-126, e tensioni industriali che rallentano progetti ambiziosi come il Future Combat Air System. A ciò si aggiunge “una frammentazione che penalizza l’efficienza, con una molteplicità di modelli di carri armati e aerei da combattimento in Europa rispetto alla standardizzazione statunitense”.
Sul piano economico, lo studio conclude che il riarmo “rappresenta un’opportunità rilevante per l’industria e i fornitori, anche grazie al riutilizzo di capacità produttive in settori in difficoltà, ma non può da solo generare un nuovo miracolo economico”. Gli effetti sulla crescita restano inferiori rispetto agli investimenti in infrastrutture civili, mentre persistono criticità legate all’approvvigionamento di materie prime strategiche, come le terre rare, che continuano a “limitare l’autonomia industriale europea”.



