È sul viale del tramonto ancor prima di decollare il Fcas (Future Combat Air System), il programma per sviluppare il caccia di sesta generazione frutto della collaborazione tra Germania, Francia e Spagna.
Intervistato da Le Monde e dal Financial Times, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che il programma Fcas non è morto e spera di discutere presto i piani per l’avanzamento del progetto con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Lanciato nel 2017, il programma – dal valore stimato di oltre 100 miliardi di euro – è progettato per sostituire il Rafale francese e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli a partire dal 2040. Il Fcas è stato oggetto di una lunga disputa tra le aziende coinvolte: la francese Dassault, la divisione difesa della franco-tedesca Airbus e la spagnola Indra. Di recente l’amministratore delegato di Dassault, Eric Trappier, ha rivendicato la leadership esclusiva per il componente principale e ha più volte affermato che “la Francia potrebbe anche costruire il caccia in proprio”.
E ad oggi le persistenti divisioni politiche, operative e industriali sembrano aver compromesso definitivamente l’iniziativa. Per mesi, Parigi e Berlino hanno cercato di appianare le loro divergenze. Avevano fissato una scadenza per il 17 dicembre dello scorso anno, ma l’hanno mancata senza trovare una soluzione, ricorda Politico.
La parola fine al progetto Fcas tra Francia e Germania rappresenterebbe anche la prova di un rapporto strategico sulla difesa tra i due Paesi che da tempo sta perdendo solidità.
Tutti i dettagli.
I MALUMORI INTORNO AL FCAS
Il Future Combat Air System è “morto, lo sanno tutti, ma nessuno vuole dirlo”, ha affermato a Politico un parlamentare francese che si occupa di politica di difesa.
“È più probabile un annuncio della sua fine piuttosto che un rilancio”, ha confermato un funzionario che conosce bene il pensiero di Macron, mentre nel fine settimana la testata ricostruiva che il fallimento del programma di punta tra i tre paesi per la costruzione del nuovo jet, insieme a droni e un cloud di combattimento, sarebbe “un duro colpo politico per il presidente francese”.
L’indiscrezione di Politico dà conto anche della preoccupazione dell’Eliseo, che “insiste per salvare” il progetto.
L’OTTIMISMO (INGENUO) DI MACRON
“La valutazione francese è che Fcas sia un ottimo progetto, e non ho sentito una sola voce tedesca dirmi che non lo sia”, ha dichiarato il presidente Macron nelle interviste pubblicate stamani. L’inquilino dell’Eliseo ha aggiunto di sperare che il progetto Fcas progredisca. “Da parte mia, credo che le cose debbano andare avanti”.
A RISCHIO ANCHE IL PROGRAMMA MGCS?
Tuttavia, per sollecitare Berlino, il presidente francese ha usato anche la carta del Main Ground Combat System (Mgcs), l’altro programma congiunto franco-tedesco per il carro armato del futuro che avrebbe dovuto sostituire il Leopard 2 tedesco e il Leclerc francese.
Ha aggiunto infatti che devono essere compiuti progressi anche sul Mgcs. “Come potete immaginare, se per caso il partner tedesco dovesse mettere in discussione il progetto congiunto di un aereo, saremmo costretti a mettere in discussione anche il progetto congiunto di un carro armato”, ha chiosato Macron.
IL NODO DASSAULT–AIRBUS
Al centro della controversia resta il confronto tra i due principali campioni industriali coinvolti. Dassault Aviation, secondo le fonti, punta ad assumere un ruolo guida nel progetto, davanti ad Airbus, partner tedesco del programma. Una posizione che Berlino considera insostenibile, sia sul piano industriale sia su quello politico.
Il conflitto sulla leadership riflette quindi una tensione più profonda sul controllo tecnologico e sulla ripartizione dei lavori del progetto Fcas.
LA POSIZIONE DEL SINDACATO TEDESCO
Come emerso chiaramente in Germania con le associazioni industriali e i sindacati tedeschi premono sul cancelliere Merz affinché il governo molli tutto e avvii un progetto di caccia di sesta generazione nazionale.
In un articolo di opinione scritto insieme a Jürgen Kerner, vicepresidente di IG Metall, il più grande sindacato tedesco che rappresenta i lavoratori del settore metalmeccanico, Marie-Christine von Hahn, presidente dell’Associazione delle Industrie Aerospaziali Tedesche (VIA), esorta il governo tedesco a sviluppare un proprio caccia.
“Per quasi un anno, l’azienda francese Dassault ha di fatto rivendicato il controllo del progetto”, lamentano i due leader in un articolo pubblicato lunedì mattina sul quotidiano Handelsblatt. Secondo loro, la posizione del costruttore aeronautico francese è “un invito ad abbandonarci industrialmente: questo non può essere permesso”. Da qui la richiesta al governo Merz di sviluppare un jet made in Germany.
MERZ VIRERÀ SUL GCAP?
Da tempo, i rapporti stampa segnalano che il cancelliere tedesco starebbe valutando una serie di opzioni tra la suddivisione della componente caccia con equipaggio del programma in due jet da combattimento nazionali e, più recentemente, la fine definitiva della partecipazione tedesca al Fcas.
Inoltre, le controversie intorno al progetto franco-tedesco-spagnolo per il sistema di combattimento aereo del futuro hanno attirato l’attenzione sul suo programma rivale, il Global Combat Air Programme (Gcap), guidato da Italia, Regno Unito e Giappone per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035.
Due funzionari della difesa europei a conoscenza dei colloqui hanno dichiarato a Politico che Berlino ha valutato in sordina le possibili modalità di partecipazione al programma di Roma, Londra e Tokyo.
BERLINO-ROMA, UN NUOVO ASSE DELLA DIFESA?
A orientare la Germania verso questa scelta potrebbe essere anche il rilancio della cooperazione industriale con Roma, formalizzato attraverso i numerosi accordi siglati durante l’ultimo vertice intergovernativo guidato da Giorgia Meloni insieme al cancelliere Merz.
Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, la presidente del Consiglio avrebbe manifestato chiaramente la propria disponibilità a un ingresso della Germania nel Gcap, dopo che Merz aveva avanzato l’ipotesi di una partecipazione tedesca nel corso di un incontro bilaterale avvenuto il mese scorso.
A differenza del programma rivale Fcas, il Gcap procede spedito. Il progetto è coordinato da una organizzazione governativa (Gigo) comune ai tre Paesi, che agisce come regista e committente, e, sotto il profilo industriale, è basato sulla joint venture paritetica (Edgewing) tra gruppi capofila: Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Japan Aircraft Industrial Enhancement per il Giappone.
A inizio anno il ministero della Difesa italiano ha trasmesso al Parlamento la richiesta di autorizzare altri 8,7 miliardi di spesa per il Gcap: l’Italia punta così a oltre 18 miliardi nel Global Combat Air Programme, per una triplicazione dei costi rispetto alla previsione di spesa iniziale di 6 miliardi di euro.




