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Ecco navi e aerei impiegati dagli Stati Uniti contro l’Iran

Gli Usa hanno schierato un ampio spettro di assetti aerei e navali nell'operazione Epic Fury in Iran: dai bombardieri stealth B-2 Spirit ai caccia F-35 Lightning II e F-22 Raptor, fino ai droni MQ-9 Reaper, confermando il primo impiego in combattimento del nuovo drone kamikaze autonomo dell'esercito statunitense. 

Dai bombardieri invisibili ai droni suicidi: l’arsenale Usa in azione in Iran.

Sabato 28 febbraio Israele e Stati Uniti hanno bombardato diversi obiettivi nella Repubblica islamica, colpendo la capitale Teheran e altre città strategiche. I due Paesi hanno avviato “importanti operazioni di combattimento” con l’obiettivo dichiarato di distruggere le capacità militari iraniane e favorire un cambio di regime, ha annunciato il presidente americano Donald Trump in un videomessaggio. Successivamente Trump ha reso nota la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, notizia confermata anche dai media locali.

Dopo l’attacco agli impianti di arricchimento dell’uranio del giugno 2025, Washington ha dunque scelto la via dell’escalation, mirando direttamente ai vertici politici e militari di Teheran e incoraggiando al contempo la popolazione a sollevarsi contro il regime.

Con l’arrivo nei prossimi giorni di ulteriori caccia, gli Stati Uniti “saranno esattamente al punto in cui vogliono essere in termini di capacità e potenza di combattimento”, ha dichiarato a Washington il capo di Stato maggiore delle forze armate, generale Dan Caine.

Al di là degli esiti politici, l’operazione rappresenta soprattutto una dimostrazione di forza militare. “A prescindere dall’esito politico, la vicenda iraniana suggerisce alcune riflessioni sulla forza statunitense. La prima riguarda le capacità militari”, osserva Gregory Alegi, professore di Storia e politica Usa alla Luiss, sulle colonne del Sole 24 Ore.

Intanto i funzionari del United States Central Command (Centcom), responsabile per il Medio Oriente, hanno confermato che i raid di sabato hanno segnato il primo impiego in combattimento del nuovo drone kamikaze autonomo dell’esercito statunitense, ampliando ulteriormente lo spettro degli strumenti utilizzati da Washington.

Tutti i dettagli.

AEREI E ASSETTI COINVOLTI NELL’OPERAZIONE EPIC FURY IN IRAN

Secondo la nota diramata ieri dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), tra gli aerei e i droni impiegati nell’operazione in Iran figurano: B-2 Spirit, bombardieri stealth strategici capaci di penetrare profondamente lo spazio aereo nemico per colpire obiettivi fortificati con bombe pesanti; gli F-35 Lightning II, caccia multiruolo stealth lanciati dall’USS Abraham Lincoln, usati per attacchi a precisione; F-22 Raptor, F-16 e A-10: altri caccia/attacco impiegati per mantenere il controllo dello spazio aereo e colpire bersagli specifici; velivoli per la guerra elettrica EA-18G e altri aerei di supporto; i droni MQ-9 Reaper.

IMPIEGATI BOMBARDIERI B-2 COME A GIUGNO

Gli Stati Uniti hanno usato bombardieri modello B-2 armati con bombe da oltre 900 chilogrammi negli attacchi sferrati contro l’Iran, colpendo le basi missilistiche del Paese. Lo ha riferito su X il Centcom sottolineando che “nessuna nazione dovrebbe mai dubitare della determinazione dell’America”. Le forze americane avevano già impiegato i B-2, noti per essere in grado di sganciare enormi bombe bunker-buster, durante gli attacchi contro i siti nucleari iraniani a fine giugno 2025.  Pilotati da un equipaggio di due persone, i B-2 solitamente partono dalla base aerea di Whiteman, nel Missouri, come hanno fatto l’anno scorso quando hanno colpito i complessi nucleari iraniani in una missione di andata e ritorno di 34 ore.

PER LA PRIMA VOLTA SCHIERATO IL DRONE LUCAS

Sempre i funzionari del Centcom hanno annunciato l’impiego per la prima volta del drone Lucas (Sistema d’attacco da combattimento a basso costo) nell’ambito dell’Operazione Epic Fury, che ha preso di mira le strutture di comando e controllo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, le capacità di difesa aerea iraniane, i siti di lancio di missili e droni e gli aeroporti militari.

Costruito dalla SpektreWorks, con sede in Arizona, Lucas è un drone d’attacco unidirezionale, riprogettato sulla base dello Shahed-136 iraniano, segnala Defense News.

LE NAVI DA GUERRA AMERICANE

Prima di sferrare gli attacchi Usa-Israele contro l’Iran, Washington aveva radunato la sua forza più numerosa e alcuni dei suoi armamenti più potenti in Medio Oriente da decenni. Ben due portaerei statunitensi, la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald R. Ford, erano in Medio Oriente quando sono iniziati gli attacchi contro l’Iran.

COMPRESA LA PIÙ GRANDE PORTAEREI DEL MONDO

Sempre Centcom ha comunicato via X che la portaerei USS Gerald R. Ford (CVN 78), la più grande portaerei del mondo, è impegnata a fianco delle forze statunitensi a supporto dell’operazione Epic Fury, che prevede il lancio di aerei dal Mar Mediterraneo orientale. Ricordiamo infatti che a inizio anno la USS Gerald Ford e il suo gruppo d’attacco si trovavano nel Mar dei Caraibi, dopo il trasferimento dal Mediterraneo per contribuire alle operazioni in Venezuela.

Il Centcom ha poi pubblicato un video di caccia F/A-18 e F-35 in decollo e atterraggio sulla Lincoln, che si trova nel Mar Arabico. L’Iran ha affermato di aver colpito la Lincoln con missili balistici, ma il Centcom ha smentito definendola una “Bugia” in un post sui social media.

IL COMMENTO DI GREGORY ALEGI

“Con buona pace di quanti credevano, più o meno sinceramente, alla potenza iraniana, gli aerei Usa hanno penetrato facilmente lo spazio aereo, colpendo non solo il compound di Khamenei ma anche obiettivi in tutto il Paese. Come già nel gennaio 2026 in Venezuela (e nel giugno precedente in Iran), i sistemi di difesa aerea di origine russa si sono dimostrati incapaci di fermare l’attacco. La stealthiness (che non è invisibilità, ma bassa traccia radar e infrarossa) degli F-35 funziona, spalancando la porta a incursioni sempre più efficaci” ha commentato sul Sole 24 Ore il professor Gregory Alegi, docente di Storia e politica Usa alla Luiss.

“La seconda considerazione è la conferma che i droni non spostano gli equilibri complessivi di una guerra simmetrica. Un conto è disturbare il traffico mercantile nel Mar Rosso o colpire città inermi in Ucraina; un altro fermare un avversario moderno e senza remore politiche” ha proseguito Alegi concludendo che “la più importante è la terza: montare con successo un’operazione complessa richiede forze imponenti. La coperta, insomma, sembra troppo corta per la politica estera avventurista di un’America più alone (sola) che first (prima di tutto) o great again (di nuovo grande)”.

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