Safe, via ai nuovi prestiti Ue per la difesa.
A seguito dell’approvazione della prima tranche di finanziamenti per la difesa, ieri la Commissione europea ha aperto la strada alla seconda ondata di finanziamenti dello strumento Security Action for Europe (Safe), il nuovo fondo Ue per gli armamenti da 150 miliardi per la difesa europea.
Otto Stati membri, tra cui l’Italia, potranno accedere a circa 74 miliardi di euro complessivi, con i primi pagamenti attesi nel 2026, secondo quanto comunicato dall’esecutivo di Bruxelles.
L’iniziativa mira a promuovere acquisti congiunti di mezzi e tecnologie militari e a sostenere l’acquisizione di capacità di difesa moderne, considerate necessarie alla luce dell’attuale contesto geopolitico. Tuttavia, secondo l’analisi di Giuseppe Cossiga, presidente di Mbda Italia e presidente dell’Aiad, l’associazione confindustriale che rappresenta le imprese italiane della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, il quadro strategico richiede un ulteriore rafforzamento della base industriale europea. “Stiamo assistendo a un progressivo disimpegno degli americani e questo comporterà per l’industria nazionale ed europea la necessità di aumentare la capacità produttiva”, ha affermato Cossiga in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Il presidente dell’Aiad ha inoltre sottolineato che, per colmare “l’enorme divario” tra Stati Uniti ed Europa, “non basta nemmeno il piano Safe” che ricordiamo prevede 150 miliardi di euro in prestiti, di cui 14,9 miliardi destinati al nostro paese.
Secondo Cossiga il nodo principale è che quei fondi non saranno destinati al lancio di nuovi progetti, bensì a coprire quote di programmi già in corso. Pertanto non sarà possibile raddoppiare la capacità produttiva in tempi particolarmente rapidi, come lo scenario geopolitico attuale richiederebbe.
Tutti i dettagli.
LO STRUMENTO SAFE
Lo scorso 27 maggio il Consiglio dell’Ue ha approvato il regolamento che istituisce lo strumento Safe, parte del piano di riarmo europeo ReArm Europe/Readiness 2030. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa. L’obiettivo è sostenere investimenti in capacità strategiche a condizione che i sistemi siano prodotti principalmente nell’Ue, in Ucraina o nei Paesi SEE-EFTA.
Secondo quanto comunicato da Bruxelles, la Commissione ha ricevuto programmi completi da 19 paesi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Spagna, ognuno dei quali distribuisce le proprie risorse sulle nove aree di capacità prioritarie della strategia europea. Come sottolineato dalla stessa Commissione, il Safe è disegnato per rafforzare la base industriale della difesa Ue, privilegiando l’approvvigionamento interno tramite il criterio del buy European e limitando al 35% la componentistica extra-Ue, salvo accordi specifici.
IL SECONDO PACCHETTO DA 74 MILIARDI
I livelli di finanziamento per ciascun paese sono stati fissati in via provvisoria a settembre, sulla base dei principi di solidarietà e trasparenza, precisa la nota di Bruxelles.
Al termine della valutazione dei piani nazionali di investimento, l’esecutivo comunitario ha proposto al Consiglio dell’Ue l’autorizzazione dell’assistenza finanziaria per Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia, per un totale di circa 74 miliardi di euro, nell’ambito del programma Safe da 150 miliardi, riferisce sempre la Commissione europea.
LE PAROLE DEL COMMISSARIO KUBILIUS
Nel commentare l’avvio della seconda tranche, il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius ha sottolineato la portata finanziaria dell’iniziativa. “Con questa seconda tranche di investimenti Safe, l’Europa sostiene finalmente le proprie ambizioni di sicurezza con un adeguato peso finanziario”, ha dichiarato Kubilius sottolineando che “Non ci limitiamo più a elaborare strategie: stiamo costruendo una realtà di hard power. È un segnale chiaro all’industria europea e ai nostri avversari: l’Europa fa sul serio quando si parla di forza e sovranità, e le nostre forze armate hanno bisogno del meglio, nei tempi giusti”.
I PROSSIMI STEP
Con la valutazione della Commissione completata, il Consiglio dispone ora di quattro settimane per adottare le decisioni di esecuzione. Una volta approvati, la Commissione finalizzerà gli accordi di prestito, con i primi pagamenti che dovrebbero colpire il terreno nel marzo 2026. La Commissione prosegue la valutazione dei piani per gli altri Stati membri.
LA QUOTA ITALIANA DA CIRCA 15 MILIARDI
Come già detto, al nostro paese è destinata una quota di 14,9 miliardi di euro in prestiti agevolati, tra le più consistenti assegnate finora. Le risorse sono orientate ad accelerare l’ammodernamento delle forze armate e l’acquisizione di sistemi d’arma, tecnologie cyber e capacità strategiche prioritarie, in linea con le esigenze dell’apparato difensivo nazionale.
LE PRECISAZIONI DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIORGETTI
Rispondendo al question time alla Camera lo scorso 8 gennaio sulle modalità di finanziamento dello strumento europeo Safe, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva spiegato che “l’adesione al programma Safe comporta una dilazione molto in avanti nel tempo della restituzione del relativo prestito rispetto alla emissione di titoli del debito pubblico nonché risparmi conseguenti al differenziale nel tasso d’interesse pagato. Al contempo implica la necessità di sottostare a una serie di regole sostanziali e procedurali che limitano la discrezionalità dei singoli Stati aderenti”.
Per il titolare del Mef, “Ulteriori benefici indiretti potranno derivare da effetti quali il rafforzamento della cooperazione e del coordinamento con altri partner e l’integrazione della catena del valore a livello Ue nonché dal contributo alla crescita nel settore industriale”. Giorgetti ha anche precisato che “l’attivazione della clausola di salvaguardia (NEC) è funzionalmente collegata allo strumento Safe, ma è indipendente da questo.”
LE PERPLESSITÀ DEL PRESIDENTE DELL’AIAD
Eppure, se occorrono sì più risorse per l’industria della difesa europea, la via del Safe non sembra il percorso migliore.
Secondo il presidente dell’Aiad “quei fondi non andranno a sostenere nuovi progetti, ma finanzieranno quote di programmi già avviati. E di questo passo non saremo in grado di raddoppiare la capacità produttiva in tempi molto rapidi”.
Tra le criticità citate figurano l’accesso al credito per le Pmi, il rafforzamento della supply chain e le dipendenze su materie prime e semilavorati strategici, come le terre rare e l’acciaio speciale, che l’Italia importa dall’estero, sottolineando come ciò possa limitare la rapidità dell’aumento della capacità produttiva.
“Il tema dell’aumento della produzione – ha evidenziato al Sole 24 Ore Giuseppe Cossiga – non riguarda solo le fabbriche, ma la solidità della supply chain, partendo non solo dalle terre rare, che sono un tassello cruciale per il futuro di questa industria, ma senza tralasciare il fatto che abbiamo un problema con l’acciaio speciale. L’Italia non produce più acciaio per corazze e questo ci costringe a comprarlo dalla Svezia. E anche il resto d’Europa sconta queste mancanze”.
LA VIA NECESSARIA DEL CONSOLIDAMENTO
Infine, il presidente dell’Aiad Cossiga ha richiamato l’attenzione sui processi amministrativi e sul capitale umano necessario a sostenere un aumento dei volumi produttivi.
“Servono non solo maggiori risorse, ma più programmazione e un vero e proprio cambio di paradigma che contempli anche un’accelerazione sul fronte del consolidamento dell’industria” ha concluso Cossiga citando Mbda, il consorzio missilistico europeo partecipato da Airbus (37,5%), Bae Systems (37,5%) e Leonardo (25%), uno dei migliori esempi di consolidamento industriale europeo riuscito.



