Via libera dall’Ecofin al secondo round di prestiti per otto Stati tra cui l’Italia nell’ambito del programma Safe (Security Action for Europe), il fondo da 150 miliardi che sostiene gli acquisti congiunti di armamenti degli Stati membri tramite prestiti garantiti dal bilancio Ue.
Martedì 17 febbraio, i ministri delle finanze dell’Ue hanno approvato i piani nazionali di altri otto Stati membri, compreso il nostro Paese, per un totale di 74 miliardi di euro di finanziamenti, dunque circa la metà dei 150 miliardi di euro disponibili dal programma Safe. Gli altri Paesi sono Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia.
Con il via libera definitivo dell’Ecofin ai prestiti agevolati per la difesa, l’Italia beneficerà di un intervento di circa 14,9 miliardi di euro. Il via libera degli ambasciatori Ue era già arrivato la settimana scorsa. L’ultima decisione fa seguito a una precedente tornata di approvazioni che ha riguardato progetti per un valore di 38 miliardi di euro provenienti da Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania.
Dunque al momento sedici dei diciannove piani nazionali di investimento per la difesa hanno ottenuto le approvazioni finali necessarie per sbloccare i finanziamenti iniziali nel quadro del programma Safe.
L’iniziativa mira a promuovere acquisti congiunti di mezzi e tecnologie militari e a sostenere l’acquisizione di capacità di difesa moderne, considerate necessarie alla luce dell’attuale contesto geopolitico.
E a inizio settimana il Canada è diventato il primo Paese non europeo ad aver ottenuto l’adesione al fondo Ue, mentre ancora nessuna novità riguardo il Regno Unito anche se a inizio mese il premier britannico Keir Starmer ha affermato di essere pronto a rivalutare un eventuale ingresso nel programma Safe, dopo il fallimento dei primi negoziati.
Tutti i dettagli.
SEMAFORO VERDE DALL’ECOFIN
Ieri l’Ecofin ha approvato ufficialmente i piani di difesa con prestiti Safe per l’Italia e altri sette Paesi membri. “Queste decisioni attuative apriranno la strada all’erogazione di prestiti a lungo termine a prezzi accessibili da parte della Commissione nell’ambito dello strumento Safe, a dimostrazione dell’impegno dell’Ue in materia di difesa”, ha dichiarato un portavoce della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea.
Questa approvazione fa seguito al via libera dato la scorsa settimana dai ministri della Difesa a una prima tranche di piani provenienti da Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania, per un valore complessivo di 38 miliardi di euro.
COME FUNZIONA LO STRUMENTO SAFE
Lo scorso 27 maggio il Consiglio dell’Ue ha approvato il regolamento che istituisce lo strumento Safe, parte del piano di riarmo europeo ReArm Europe/Readiness 2030. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa. L’obiettivo è sostenere investimenti in capacità strategiche a condizione che i sistemi siano prodotti principalmente nell’Ue, in Ucraina o nei Paesi SEE-EFTA.
Secondo quanto comunicato da Bruxelles, la Commissione ha ricevuto programmi completi da 19 paesi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Spagna, ognuno dei quali distribuisce le proprie risorse sulle nove aree di capacità prioritarie della strategia europea.
Come sottolineato dalla stessa Commissione, il Safe è disegnato per rafforzare la base industriale della difesa Ue, privilegiando l’approvvigionamento interno tramite il criterio del buy European e limitando al 35% la componentistica extra-Ue, salvo accordi specifici.
LA QUOTA ITALIANA DA CIRCA 15 MILIARDI
Come già detto, al nostro paese è destinata una quota di 14,9 miliardi di euro in prestiti agevolati, tra le più consistenti assegnate finora. Le risorse sono orientate ad accelerare l’ammodernamento delle forze armate e l’acquisizione di sistemi d’arma, tecnologie cyber e capacità strategiche prioritarie, in linea con le esigenze dell’apparato difensivo nazionale. Tuttavia, nel nostro paese c’è anche chi ha espresso scetticismo sui finanziamenti Safe.
Primo fra tutti Giuseppe Cossiga, presidente di Mbda Italia e presidente dell’Aiad, l’associazione confindustriale che rappresenta le imprese italiane della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, secondo cui il quadro strategico richiede un ulteriore rafforzamento della base industriale europea. Secondo il presidente dell’Aiad il nodo principale è che quei fondi non saranno destinati al lancio di nuovi progetti, bensì a coprire quote di programmi già in corso. Pertanto non sarà possibile raddoppiare la capacità produttiva in tempi particolarmente rapidi, come lo scenario geopolitico attuale richiederebbe.
L’INGRESSO DEL CANADA
Infine, a inizio settimana anche Ottawa ha annunciato il suo ingresso nel” Security Action for Europe”.
Il ministro della Difesa David McGuinty ha dichiarato che il Canada ha ufficialmente aderito al programma Safe dell’Ue.
“L’accordo rafforza la nostra sicurezza collettiva, sostiene lo sviluppo di capacità di difesa chiave e offre all’industria canadese l’accesso ai mercati della difesa europei, contribuendo al contempo alla sicurezza europea e ucraina”, ha affermato McGuinty in una dichiarazione inviata a CBC News.
L’adesione ufficiale arriva a meno di un anno dalla firma da parte del Primo Ministro Mark Carney di un partenariato strategico per la difesa e la sicurezza con l’Unione Europea, che includeva l’adesione a Safe.
IL COMMENTO DEL COMMISSARIO KUBILIUS
Da parte sua il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius ha commentato che “in mezzo ai cambiamenti globali”, Canada e Unione europea stanno rafforzando i loro legami “quando serve di più”. In un messaggio su X, Kubilius ha riferito di aver firmato un “importante accordo” nell’ambito dello strumento Safe. L’intesa, ha aggiunto, rafforzerà le industrie e la sicurezza, potenziando la cooperazione in materia di difesa e i legami economici tra le due sponde dell’Atlantico.




