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Come va la guerra in Iran tra Starlink e il regime degli ayatollah

L'uso di Starlink in Iran e le reazioni del regime degli ayatollah. Fatti, approfondimenti e scenari. L'intervento di Luca Longo

Nell’era digitale, l’accesso all’informazione è un diritto fondamentale: quando uno Stato decide di spegnere internet, spegne anche una parte della libertà civile. L’Iran ha messo in pratica questa logica con uno dei blackout digitali più estesi della sua storia, tagliando l’accesso alla rete per milioni di cittadini in risposta alle proteste antigovernative. Infatti, molti iraniani si erano affidati a Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX, nella speranza che potesse aggirare la censura.

Starlink si basa su migliaia di satelliti in orbita bassa (LEO), capaci di fornire connettività anche dove la rete terrestre è interrotta o inaffidabile. Questo design permette di connettersi senza passare per infrastrutture nazionali controllate dallo Stato, rendendo teoricamente difficile un blocco totale. Inoltre, Starlink si basa sullo stesso principio di Internet: il sistema non è centralizzato ma è formato da una costellazione di satelliti interconnessi. Distruggere un nodo (o anche un ampio gruppo di nodi) di questa rete non è sufficiente per bloccare i flussi di informativi, che vengono reindirizzati sui nodi superstiti.

LA DIFFUSIONE DI STARLINK IN IRAN

Proprio per questo, in Iran, Starlink ha conosciuto un uso crescente fin dai grandi blackout e dalle restrizioni imposte durante le proteste del 2022. Terminali importati clandestinamente hanno permesso a migliaia di cittadini di aggirare la censura ufficiale e comunicare con il mondo esterno. Alcune stime ritengono che decine di migliaia di dispositivi Starlink siano stati importati nel Paese, malgrado il servizio non fosse né autorizzato né, tantomeno, ufficialmente commercializzato.

LA REAZIONE DELL’IRAN A STARLINK

Ma la tecnologia satellitare non è invulnerabile. Il regime degli Ayatollah ha reagito con strumenti avanzati; dimostrando così non solo di essere perfettamente a conoscenza dei rischi connessi con questi canali di comunicazione, ma anche di saper mantenere il controllo organizzativo e tecnologico necessario per attuare contromisure efficaci.

Le autorità di Teheran hanno introdotto leggi che vietano la detenzione e l’uso di terminali Starlink — punibili con pene detentive fino a dieci anni — e bloccato le comunicazioni via fibra e 3G e 4G (nonostante le sanzioni, nei grandi centri e lungo le vie di comunicazione esiste anche una rete 5G, destinata, però, alle autorità ed ai militari).

LE CONTROMISURE DEL REGIME

Ma, cogliendo tutti di sorpresa, hanno anche dato il via a contromisure altamente tecnologiche per disturbare i segnali GPS e per un ampio jamming sulle frequenze utilizzate da Starlink, rendendo il servizio intermittente, lento o del tutto inutilizzabile in gran parte del territorio. Questi jammer di livello militare interferiscono con la ricezione dei segnali tra i terminali degli utenti e i satelliti in orbita, accecando Starlink.

Le inattese misure hanno causato perdite di pacchetti satellitari fino all’80 % in alcune aree, rendendo la connettività irregolare o inutilizzabile per servizi ad alta intensità di dati come video o chiamate VoIP.

Dal punto di vista tecnico, il blackout iraniano rappresenta uno stress test per le tecnologie di comunicazione satellitare in contesti di conflitto politico. I jammer utilizzati agiscono sulle stesse frequenze radio tra terminale e satellite e interferiscono con i sistemi GPS, fondamentali per l’allineamento e la sincronizzazione delle comunicazioni. Quando le interferenze raggiungono livelli critici, i terminali perdono la capacità di mantenere un “aggancio” stabile con la costellazione, degradando il servizio fino a renderlo inutilizzabile.

CONFRONTI INTERNAZIONALI: MYANMAR E RUSSIA-UCRAINA

Il caso iraniano non è isolato. In Myanmar, dove l’esercito ha ripetutamente imposto blackout totali, molti cittadini e organizzazioni si sono rivolti a Starlink come unica opzione di accesso alla rete globale. Anche qui, la tecnologia satellitare ha offerto una opportunità di rimanere in contatto col resto del mondo a chi era tagliato fuori dalla connettività terrestre, pur restando al di fuori di qualsiasi licenza legale. La situazione è particolarmente critica nelle regioni rurali controllate da gruppi ribelli, dove internet via Starlink è diventato essenziale anche per comunicare emergenze umanitarie e coordinare soccorsi.

In altri contesti di conflitto, come la guerra in Ucraina, Starlink è impiegato per mantenere connettività e coordinamento militare. Tuttavia, anche qui emergono vulnerabilità: fonti dell’esercito ucraino ed analisti indipendenti segnalano che le forze russe impiegano tecniche di jamming avanzate, come i sistemi Tobol e il più moderno Kalinka, progettati per disturbare i segnali satellitari e ribattezzati “Starlink killer”. In Ucraina, il sistema di SpaceX tenta di ricominciare ad operare grazie ad aggiornamenti software, ma soprattutto cerca di mantenere la resilienza della rete lanciando un numero enorme di satelliti.

LA LEZIONE STRATEGICA: NON ESISTONO SOLUZIONI TECNOLOGICHE MAGICHE

Queste esperienze convergono su un punto fondamentale: la resilienza digitale non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di un ecosistema più ampio di resistere alle pressioni politiche, legali e militari. Starlink può offrire connettività alternativa e aggirare barriere fisiche come fibre ottiche o reti mobili controllate dal regime, ma resta vulnerabile a misure di guerra elettronica e jamming quando gli Stati investono nelle risorse necessarie per attaccare specifiche frequenze.

Mentre i cittadini vedono la connettività come un diritto, gli Stati la considerano spesso una minaccia alla loro sovranità e ordine interno. E’ vero che chiunque riesca ad ottenere un terminale Starlink ha bisogno solo dell’elettricità necessaria al suo funzionamento e di poterne installare l’antenna in un punto libero da ostacoli da cui possa agganciare i satelliti, ma i militari possono altrettanto facilmente individuare con precisione il punto da cui proviene il segnale e neutralizzare dispositivo ed utilizzatori.

VERSO UN EQUILIBRIO TRA TECNOLOGIA E GOVERNANCE

Il caso Iran e i paragoni internazionali sottolineano che l’innovazione tecnologica deve andare di pari passo con una riflessione politica e giuridica più ampia. La protezione della libertà digitale richiede non solo reti alternative, ma anche strategie diplomatiche, alleanze normative internazionali e investimenti nella sicurezza delle infrastrutture di comunicazione.

La connettività satellitare, pur essendo uno strumento potente e in certi casi decisivo, non può da sola garantire la libertà di accesso all’informazione in assenza di un ambiente politico e istituzionale che tuteli questi diritti. In ultima analisi, è la combinazione di tecnologia e governance che può davvero sfidare la censura totale e promuovere una rete globale davvero libera.

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