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Vita e affari di Klaus-Michael Kühne, nuovo primo socio di Lufthansa

Kühne

Chi è il miliardario Klaus-Michael Kühne, da questa settimana diventato l’azionista di riferimento di Lufthansa. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Se negli ultimi tempi la leggendaria puntualità nei trasporti tedeschi si è un po’ appannata, allora Klaus-Michael Kühne potrebbe inaspettatamente essere la persona giusta per Lufthansa. Amburghese di nascita, tedesco di nazionalità, svizzero di adozione, il nuovo uomo forte della compagnia aerea tedesca appena liberatasi dalla presenza dello Stato ama farsi rappresentare in questo modo dalla stampa di settore: “Portare le cose da A a B nel modo più rapido, economico e sicuro possibile: nessuno lo fa meglio di Klaus-Michael Kühne, il re della logistica”.

La citazione, che sa di spot pubblicitario più che di biografia giornalistica, viene dal mensile economico del gruppo Spiegel, Manager Magazine, che avendo la sua sede ad Amburgo Kühne lo conosce piuttosto bene. Infatti lo chiama Kühne III, che in tempi di nuova ascesa al trono dell’ex eterno principe di Galles nel Regno Unito (appunto Charles III) ammanta l’imprenditore di aureole regali. E re Kühne lo è in qualche modo, seppure più modestamente della logistica.

Il numero ordinale terzo è dovuto al fatto che Klaus-Michael rappresenta la terza generazione dei Kühne all’interno dell’azienda di famiglia, la Kühne + Nagel. Fu co-fondata dal nonno August nel 1890 a Brema e poi gestita in modo discreto dal padre Alfred. A trasformarla in un colosso globale è stato proprio lui, Klaus-Michael.

Oggi ha 85 anni, la data di nascita riportata sul passaporto indica il 2 giugno 1937. Da questa settimana è diventato ancor più l’azionista di riferimento di Lufthansa, avendo acquistato una parte dell’ultimo blocco di azioni in mano al governo tedesco, che aveva rilevato nel giugno 2020 (Angela Merkel cancelliera) il 20% attraverso un fondo pubblico di stabilizzazione: una misura di salvataggio nei mesi cupi della pandemia. Gradualmente lo Stato è uscito dall’azionariato, tenendo fede alla promessa di impegnare denaro dei contribuenti solo il tempo necessario a mantenere salda un’azienda strategica per il paese (e facendoci un discreto gruzzoletto con una plusvalenza di 760 milioni di euro). E Kühne III ha rafforzato la sua posizione nell’azienda, passando dal 15,01%, con cui già a luglio era diventato primo azionista alle spalle dello Stato tedesco, al 17,5%. Ad aprile deteneva il 10,01%. Quote acquisite attraverso la Kühne Holding AG, di sua proprietà esclusiva, che detiene anche la partecipazione del 55,75% della  Kühne + Nagel.

Nella Kühne + Nagel entra nel 1958 appena raggiunta la maggiore età (che allora era a 21 anni), a 26 diventa socio e a 29 – siamo nel 1966 – viene nominato amministratore delegato dopo la trasformazione in società per azioni. Tre anni più tardi, in concomitanza con la nascita del primo governo a guida socialdemocratica (quello di Willy Brandt) sposta la sede dell’azienda in Svizzera, a Schindellegi, nel cantone di lingua tedesca di Svitto. È lì che oggi paga le tasse di un patrimonio che risulta fra i più ricchi della Germania e, secondo una classifica recente di Forbes, il trentatreesimo nel mondo: cosa che gli crea continue polemiche ad Amburgo, dove si è svolta gran parte della sua vita lavorativa. La residenza svizzera gli concede vantaggi fiscali ma Kühne è convinto di aver restituito alla sua città di origine molto più di quanto gli abbia tolto con le tasse.

Dal 2008 detiene il 30% della compagnia di navigazione amburghese Hapag-Lloyd, attraverso la sua divisione Kühne Maritime, rilevato in un momento di difficoltà dell’azienda e che quest’anno gli ha fruttato un dividendo di 1,8 miliardi di euro. E sempre nella città anseatica ha fondato e finanziato l’Università Logistica Kühne e sponsorizzato con 5 milioni di euro la realizzazione della Elbefilarmonie, la sontuosa filarmonica di Amburgo che senza il suo contributo forse non avrebbe mai visto la luce. Passa per essere un tipo parsimonioso e sparagnino, cosa che nella società anseatica è considerata una grande virtù.

Nel 2016, la sua Kühne Holding AG ha acquisito il 20% di VTG, una società di logistica ferroviaria, rivenduto due anni dopo a Morgan Stanley Infrastructure. Tra le sue attività va annoverata anche la costruzione dell’albergo di lusso The Fontenay, nel quale – narrano le leggende – Kühne si occupava anche di selezionare i piatti in prima persona.

Ma è la logistica la chiave di volta dell’impegno di questo imprenditore 85enne privo di figli (si dice per scelta di vita e alla sua morte il patrimonio sarà gestito da una fondazione benefica) e non si sbaglia affermando che il suo crescente interesse per il gruppo Lufthansa, in particolare per la divisione cargo, sia da inquadrare nella strategia di integrazione fra il trasporto marittimo, la logistica e il settore del trasporto aereo. Prospettiva su cui la compagnia tedesca gioca le sue carte future.

Ed è qui che si attendono con interesse le mosse di Kühne. Il personaggio chiave della sua strategia è Karl Gernandt, suo confidente, che occuperà il posto che spetta nel Consiglio di sorveglianza, al più tardi entro l’Assemblea generale annuale del prossimo anno. Nessuno sa veramente cosa il nuovo principale azionista abbia in mente. Lui ha promesso di non interferire operativamente: “Il gruppo nel suo complesso è ben gestito”, ha dichiarato recentemente alla Frankfurter Allgemeine Zeitung in una delle sue rare interviste, ma per uno che controllava meticolosamente i piatti al The Fontenay non è molto credibile. Per Carsten Spohr., l’amministratore delegato di Lufthansa che aveva sempre dichiarato di volere un azionista di riferimento, si apre una stagione inedita: con Kühne ne ottiene uno che, tuttavia, richiede anche molta attenzione.

Per capire qualcosa bisogna sempre ricorrere a Gernandt. “Come investitore a lungo termine, Kühne Holding è al fianco di Deutsche Lufthansa come partner e confida nella forza dell’azienda, che è ben bilanciata con le sue tre divisioni, Lufthansa Technik, Cargo e Passenger Airlines”, aveva detto il futuro membro del Consiglio di sorveglianza qualche settimana fa all’Handelsblatt. Indicando, forse non tanto involontariamente, un primo punto di potenziale frizione. Perché Lufthansa sta preparando la vendita di una quota di minoranza della propria divisione tecnica affidata al Comitato esecutivo coadiuvato dall’attuale presidente del Consiglio di sorveglianza, karl-Ludwig Kley. Il management vuole rendere Lufthansa più interessante per il mercato dei capitali, ma Kühne e Gernandt – raccontano voci aziendali – hanno ancora bisogno di chiarimenti sui piani di vendita. Sono le stesse voci, naturalmente riportate da Handelsblatt, che parlano di assenza di chimica tra  Gernandt e Kley, il cui mandato scade il prossimo anno.

I due si vedranno ad Amburgo, proprio nella sede della Lufthansa Technik, per provare a dipanare il primo nodo. Ma sono loro le due figure da inquadrare (e seguire) per capire le mosse di Kühne per la compagnia aerea.

Politicamente conservatore (andò in Svizzera per sfuggire all’Spd) si è negli ultimi tempi ammorbidito, fino a essere tra gli imprenditori che già da qualche anno guardavano con interesse la crescita dell’attuale ministro dell’Economia, il verde Robert Habeck. In tempi recenti erano trapelate parole di elogio per Angela Merkel, ma anche la considerazione che fosse ormai maturo il tempo di una svolta. Oggi l’Spd (che esprime un cancelliere cresciuto politicamente ad Amburgo) non gli fa più paura.

Ma se c’è un settore dove il miliardario tedesco non riesce a posare la bacchetta magica è il calcio. Le sue cure (e il 15% delle azioni) sono impegnate ovviamente nell’Amburgo SV, la squadra che all’inizio degli anni Ottanta soffiò una Coppa dei Campioni alla Juventus, ma che oggi veleggia nella seconda categoria. Ci è finita quattro anni fa, per la prima volta nella sua storia, e da allora ha fallito ogni volta la promozione, pur essendosi presentata ai nastri di partenza con le stimmate della favorita. Ma le delusioni per Kühne non vengono solo dal campo. Appena una settimana fa, la dirigenza dell’Amburgo SV ha respinto uno dei pochi gesti di generosità dell’85enne imprenditore: un’iniezione di 120 milioni di euro in cambio di un aumento della quota azionaria al 39,9%. Ma la quota eccedeva quella massima che un investitore esterno può avere. Insomma, il ritorno in Bundesliga può attendere.

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