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Una società italo cinese vuole gestire il porto di Taranto

Porto Di Taranto

Chi sono e di cosa si occupano i soci italo cinesi di Progetto internazionale 39 che si candidano a gestire il porto di Taranto

 

Una società (in parte) cinese è candidata a gestire la logistica del porto di Taranto. Sergio Prete, il presidente dell’Authority del porto, ha comunicato che la srl Progetto internazionale 39 si è proposta ufficialmente per gestire la piattaforma logistica del porto ionico. Se dovesse l’affare dovesse avere esisto positivo sarebbe l’ennesimo asset infrastrutturale italiano a finire sotto la gestione del Dragone.

I SOCI DI PROGETTO INTERNAZIONALE 39

La società, una srl, come rivelato dal quotidiano “La Verità”, ha sede a Roma in Piazzale Clodio 22, nei pressi del Tribunale penale della Capitale, nello studio del commercialista Tommaso Celletti che ne risulta anche amministratore unico e azionista al 33%. Un altro 33% appartiene a Alfredo Esposito residente a Civitavecchia, il restante 34% è diviso tra Gao Shuai, al 33%, e l’Associazione per lo sviluppo economico e culturale internazionale (Aseci) che detiene l’ultimo 1%, il cui presidente è proprio Gao Shuai. Residente a Milano da molti anni, è fondatore del Dragon business forum, responsabile di progetti per favorire rapporti tra imprese italiane e cinesi ma soprattutto è un delegato del governo di Pechino.

ATTIVITÀ DI RICERCA E SVILUPPO NEI SETTORI DELL’ENERGIA

Progetto internazionale 39 si è candidata a usufruire delle agevolazioni della Zona economica speciale jonica (Zes). Come riporta l’avviso pubblico 2/22 Zes: “Scopo dell’iniziativa è quello di gestire la Piattaforma Logistica svolgendo attività di movimentazione e stoccaggio di merci e containers, ed attività di ricerca e sviluppo nei settori dell’energia e delle scienze della vita. Quanto innanzi, impegnandosi a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni (dieci) a decorrere dal rilascio del titolo autorizzatorio, con possibilità di estensione successiva, in base al piano degli investimenti, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale”.

DALLA PIZZA PUMMARE AL PORTO DI TARANTO

La srl italo cinese che, come riporta La Verità, si occupa dell’assunzione e “la gestione di partecipazioni operanti nei settori energetico, trasporti, concessioni, logistica, servizi in genere”, pochi mesi fa aveva un core business molto diverso. La srl, lo scorso 11 agosto, avrebbe ha cambiato nome e oggetto. “Prima, infatti, si chiamava Pumma brand e si occupava di gestire il marchio di una catena di pizzerie nella Capitale, il progetto PummaRe ideato dall’imprenditore romano Roberto Tomei che della Pumma brand era anche amministratore unico – scrive La Verità -. Fino al 28 luglio, quando con gli altri soci ha ceduto le quote ai nuovi azionisti e si è dimesso. Della vecchia società è rimasto solo il commercialista Celletti, come amministratore”.

OBIETTIVO ATTRARRE INVESTIMENTI

Come scrive la Gazzetta di Taranto nei giorni scorsi il Commissario straordinario della Zes Ionica, Floriana Gallucci, ha avviato un tavolo permanente di confronto con i sindaci dei comuni che appartengono alla Zes Ionica per individuare misure capaci di catalizzare investimenti sul territorio. “Tra gli obiettivi – scrive la Gazzetta -, attrarre i grandi investimenti con agevolazioni fiscali e finanziarie, trovando al tempo stesso una soluzione che possa garantire la velocizzazione del rilascio delle autorizzazioni”.

DOPO LE MASCHERINE AI PUGLIESI ARRIVA IL PORTO DI TARANTO

L’imprenditore Gao Shuai ha una relazione stabile con la Puglia. Nell’aprile 2020, in piena pandemia da Covid 19 e quando le mascherine venivano vendute (e comprate) a peso d’oro, in Puglia arriva direttamente dalla Cina un carico da 50 tonnellate di mascherine. “La Puglia è arrivata dove purtroppo non è arrivato lo Stato per le difficoltà che conosciamodiceva il Presidente della Puglia Michele Emiliano -. Non è un regalo, le abbiamo comprate però di questi tempi ricevere un aiuto anche per acquistare è un segno di amicizia. Ringrazio l’ambasciata italiana a Pechino per il supporto”. Ma come mai Pechino si dimostrò così amichevole nei confronti della Puglia? Grazie ai buoni uffici proprio dell’imprenditore Gao Shuai che ha fatto, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, avrebbe fatto “da facilitatore con le grandi piattaforme distributive dei materiali sanitari che in questo momento tutto il mondo cerca”.

L’ACCORDO DI LUGLIO CON LA FERRETTI (ITALIANA MA DI PROPRIETÀ CINESE)

Taranto è uno porto strategico per l’Italia, e non soltanto. Lo scorso luglio il Comune di Taranto ha firmato un accordo per l’insediamento nell’area “ex yard Belleli” della Ferretti Group, azienda leader nel mondo nella costruzione di barche di lusso, con un management e un know-how italiano, è controllata all’85% dalla società statale statale cinese Weichai. Il progetto, che beneficerà anche di 42 milioni dei fondi del Contratto istituzionale di sviluppo sbloccati dal Cipess, prevede la riqualifica di un territorio che va dalla statale 106 al vicino al porto di Taranto. Qui si insedierà il cantiere navale della Ferretti per la costruzione di yacht: un progetto da più di 200 milioni di euro che dovrebbe avere importanti ricadute occupazionali.

LE PREOCCUPAZIONI DEL COPASIR PER IL PORTO DI TARANTO

Nel 2019 il Copasir si interessò del progetto di Ferretti, che si colloca nell’ambito del memorandum della Via della Seta. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha chiesto ai servizi di intelligence esterna (Aise) un dossier per valutare i rischi della presenza cinese nel porto. La preoccupazione derivava, oltre che per l’interesse cinese per le infrastrutture italiane, perché l’area “ex yard ex Belleli” dista solo dieci miglia dall’area in cui si trovano le Standing Naval Forces (Snf) della Nato (che controllano buona parte del Mediterraneo) e le navi della missione Onu Irini.

LA DIFESA DELL’INTERESSE NAZIONALE

Dal 2019 nel nostro paese si sono alternati due esecutivi. Fratelli d’Italia, primo partito del governo in carica, nel suo programma elettorale, aveva garantito la “Difesa delle infrastrutture strategiche nazionali” con un esplicito riferimento alla “clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale, anche sotto l’aspetto economico, per le concessioni di infrastrutture pubbliche, quali autostrade e aeroporti” e alla “Tutela delle aziende strategiche attraverso un corretto ricorso al golden power”. Infrastrutture ed energia sono due asset di primario interesse nazionale. Come si concilieranno queste promesse con l’interesse della cordata italo-cinese per uno dei porti più importanti del Mediterraneo?

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