Mobilità

Tutti i dubbi dei tecnici sul ponte Morandi di Genova

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Il Ponte Morandi di Genova sarebbe stato “un fallimento dell’ingegneria”, e ben prima che il crollo di ieri diventasse tragicamente cronaca, c’era chi ne auspicava un abbattimento per evitare il “salasso” dei costi di manutenzione dovuti a una progettazione giudicata errata. È il professor Antonio Brencich, che nel maggio del 2016, in un’intervista a Primocanale.it e in un articolo sulla rivista ufficiale dell’Ordine degli Ingegneri, esprimeva una serie di rilievi tecnici sulla struttura.

SOLO TRE PONTI “MORANDI” NEL MONDO

Brencich, che insegna “Costruzioni in cemento armato” all’Università di Genova, sottolineò come di ponti di questo tipo, definiti “con cavalletto bilanciato”, ne siano stati costruiti soltanto tre nel mondo. Il primo nella baia di Maracaibo, il secondo a Genova, il terzo in Libia. Parte del primo è crollata in seguito a un incidente che provocò sette morti: una nave aveva imboccato la campata sbagliata. Il secondo è il ponte Morandi di Genova, il terzo invece è in Libia, «e ha anch’esso subito imponenti lavoro di rinforzo per insufficienza delle fondazioni – dichiarava nel 2016 Brencich – Si capisce perché ne abbiano costruiti solo tre».

«FALLIMENTO DELL’INGEGNERIA»

Il tecnico, nell’intervista, si cautelava di rassicurare tutti. «Presumo che il ponte sia stabile perché ci sono colleghi che se ne occupano direttamente – dichiarava –. Ma resta un esempio di fallimento dell’ingegneria». Brenchic puntava il dito sui numerosi interventi messi in atto nel corso degli anni per consolidare la struttura, costruita negli anni ’60. «Negli anni ’90 si ebbe una quantità di lavori enorme, furono anche aggiunti nuovi cavi d’acciaio perché si rilevò una corrosione molto più veloce del previsto. Un ponte deve durare centinaia di anni, e settanta senza manutenzione. Se dopo trent’anni c’è la necessità di sostituire elementi strutturali vuol dire che è un ponte sbagliato».

GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DEI MATERIALI

Gli errori di progettazione sarebbero legati anche ai materiali utilizzati. «Anni fa, percorrendo il ponte si notavano dei saliscendi – ricordava Brencich – Questo perché venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa del cemento». Un fenomeno, questo, che secondo l’ingegnere era noto anche ai tempi della costruzione dell’infrastruttura.

La conclusione di Brencich non lasciava spazio a dubbi. «Il ponte dovrà essere sostituito. A un certo punto il costo della manutenzione supererà il costo della ricostruzione».

MANCAVA UN “BYPASS”

Dopo il crollo di ieri, altri tecnici sono intervenuti nel tentativo di spiegare l’incidente. Fra loro, il segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Enrico Sterpi. «È prematuro azzardare ipotesi sulle cause del crollo – ha dichiarato – Il viadotto era attenzionato, c’erano delle problematiche e in una delle campate erano stati montati, a fianco degli stralli, dei cavi esterni per integrare e potenziare gli stralli stessi. Ma il ponte era anche l’unica via di collegamento verso la Francia».

La sua rilevanza “strategica” potrebbe aver fatto sottovalutare la necessità di un intervento massiccio per la sistemazione o sostituzione? Per Sterpi «Il punto è che serviva un’alternativa, un bypass, perché quella su cui insisteva il ponte è l’univa via di collegamento esistente. Dell’idea di un bypass si parlò in passato, poi grazie anche alle classiche polemiche all’italiana, non se ne fece nulla».

Il segretario dell’Ordine, parlando della tipologia costruttiva, ha aggiunto come essa «va collocata nell’epoca in cui fu realizzata l’opera, inizio anni Sessanta, quando c’era il dio cemento. Vista oggi, è uno schema strutturale che non ha senso, ma questa è una valutazione che si poteva fare già vent’anni fa». Però, appunto, occorreva un bypass.

AUTOSTRADE: «IL PONTE ERA MONITORATO»

Di lavori, comunque, la struttura ne aveva visti molti. Alcuni erano in corso. «Il ponte è soggetto a ispezioni costanti, è un’opera assolutamente monitorata – ha detto Stefano Marigliani, direttore Autostrade del Tronco genovese – I lavori in corso erano di ordinaria manutenzione. C’erano lavori di consolidamento: avevamo sostituito le barriere di sicurezza».

INCERTE LE CAUSE DEL CROLLO

Da quanto è emerso a provocare il crollo è stato il cedimento di uno dei piloni, per cause ancora da accertare. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto un fulmine colpire la base del pilone, mentre Sterpi ha ipotizzato che «è possibile che prima sia collassato uno degli impalcati sospesi e poi siano collassati stralli e pilone»

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