Mobilità

Tutte le nuove turbolenze su Alitalia fra Delta, Atlantia e Ferrovie (con l’incognita governo)

di

Alitalia

Che cosa succederà ad Alitalia fra Conte 1 e Conte 2? Il punto di Angela Zoppo

 

Se il Conte-bis decollerà, per i commissari straordinari di Alitalia sarà il terzo cambio di governo in meno di due anni e mezzo. Anche nell’ipotesi di nuove elezioni, non più tanto peregrina dopo le ultime esternazioni del leader 5Stelle Luigi Di Maio, sarà comunque l’agenda politica a condizionare i destini della compagnia aerea.

CHE COSA PREVEDE LA TABELLA DI MARCIA PER ALITALIA

Sembra a questo punto scontato l’ennesimo rinvio nella tabella di marcia della procedura, che ad oggi fissa ancora per il 15 settembre la presentazione del piano da parte della newco tra Fs, Atlantia e Delta, col Tesoro in panchina, pronto a entrare in campo convertendo gli interessi dei prestiti ponte. I commissari, Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, hanno già messo le mani avanti, chiedendo la proroga di sei mesi della cigs per 1.180 dipendenti, allungandola così al 23 marzo 2020.

FRA AFFARI E POLITICA IL DOSSIER ALITALIA

Una decisione utile anche a non scaldare ulteriormente gli animi dei sindacati, già esasperati dall’incertezza sui tempi e sul piano (l’incontro del 27 agosto è saltato). Fatalmente, le scadenze cruciali dell’iter di cessione si sono sempre scontrate con gli scossoni della politica.

COME PROCEDE LA GESTIONE COMMISSARIALE DI ALITALIA

La gestione commissariale è partita il 2 maggio del 2017, con Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi e Carlo Calenda al ministero dello Sviluppo economico. Dopo 2 settimane era già pronto il bando per invitare i potenziali investitori a farsi avanti. Ma le offerte, arrivate a metà ottobre 2017, sono state un flop: generiche, prive di piano industriale e senza garanzie finanziarie. Si è scivolati così al 2018, scavallando avventurosamente le elezioni di marzo, che però hanno impresso uno stop forzato a chi, in pratica solo Lufthansa, stava tentando la manovra di avvicinamento verso Alitalia.

TRA ACCELERAZIONI E FRENATE

Troppe le dichiarazioni sulla necessità di riportare lo Stato nella compagnia da parte del nuovo governo giallo-verde, Conte premier e Luigi Di Maio al Mise, per poter andare avanti nell’accordo con quell’unico partner privato. Difficile mantenere la rotta passando da un esecutivo che considerava tabù la nazionalizzazione a un altro che la riteneva il perno del rilancio. Inevitabile, perciò, un nuovo rinvio, dal 10 aprile al 31 ottobre 2018, con l’apertura della nuova fase della procedura di cessione delle attività aziendali, la quarta e attuale, quella che ha portato sulla scena da protagonista Fs, assieme a una pattuglia di comprimari: Air France-Klm, Cerberus Capital, Delta Air Lines, easyJet, Greybull, Lufthansa e Wizz Air.

IL RUOLO DI FERROVIE NEL DOSSIER ALITALIA

Col successivo dietro-front di easyJet e di Air France-Klm, la strategia attendista di Lufthansa, e l’evaporazione degli altri candidati, a trattare con Fs è rimasta solo Delta, l’unica a confermare l’interesse dopo essere stata ammessa in data room a dicembre scorso. Da lì è partita un’altra raffica di rinvii per mettere insieme la cordata col vettore statunitense, e cercare un altro partner industriale. 19 novembre 2018, 24 gennaio 2019, 31 marzo sono solo alcune delle date che hanno scandito e allungato la procedura di cessione, mentre Alitalia si è tenuta in piedi con il doppio prestito ponte da 900 milioni di euro, del quale non dovrà restituire nemmeno un centesimo. Altri sussulti estivi hanno allungato il calendario, ma almeno intanto il nuovo partner è stato individuato in Atlantia, interessata alla partita anche nel suo ruolo di controllante di Adr, la società di gestione dello scalo di Fiumicino, aeroporto di riferimento della compagnia.

PERCHE’ ATLANTIA SALIRA’ A BORDO DI ALITALIA

Sotto la minaccia costante di ritiro delle concessioni autostradali da parte dei 5 Stelle, dopo la tragedia del Ponte Morandi, il gruppo dei Benetton ha trovato invece la porta spalancata nella newco Alitalia. Salvo poi inciampare con tutti gli altri partner nell’ostacolo improvviso della crisi di governo, che ora potrebbe avere un’altra conseguenza sul fragile equilibrio di Alitalia. Il fattore tempo non è secondario: la cassa si sta asciugando, e le entrate della stagione estiva difficilmente basteranno a garantire autonomia fino alla fine dell’anno. Al 31 dicembre, in cassa c’erano poco più di 500 milioni di euro (più i depositi). Ora l’asticella segna intorno ai 400 milioni di euro e c’è già chi prevede la necessità di un nuovo prestito, da far digerire anche all’Antitrust Ue.

LE DECISIONI DI DELTA SU ALITALIA

Se la politica impone uno slittamento dei tempi, anche le dinamiche interne alla newco in formazione sono ancora incerte. A complicare la definizione del piano ci ha pensato Delta, relegando Alitalia a un ruolo secondario nella nuova joint venture transatlantica Blue Skies, con Virgin e Air France-Klm. La compagnia italiana, infatti, potrà entrare solo in un momento successivo (si veda anche MF-Milano Finanza del 30 agosto) e si tratta per non precluderle l’espansione verso il ricco mercato statunitense.

(articolo pubblicato su Milano Finanza)

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