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Tutte le novità elettriche di casa Volkswagen

Volkswagen Idrogeno

Fine d’anno turbolento per Blume, che sta passando in rassegna capitoli di spesa, investimenti e progetti ereditati da Diess (che finirà in Infineon). Ecco le mosse di Volkswagen per la mobilità elettrica

Oliver Blume, arrivato ai vertici di Volkswagen dopo la defenestrazione di Herbert Diess (che non è rimasto a lungo disoccupato, essendo stato candidato ad assumere la presidenza del consiglio di sorveglianza della Infineon, multinazionale tedesca attiva nei semiconduttori e tra i principali fornitori al mondo di chip e dispositivi microelettronici per l’industria automobilistica), parte dall’elettrico.

Il numero 1 di Porsche, del resto, deve tranquillizzare gli investitori, visto che diverse sue passate dichiarazioni non lo posizionano tra gli accaniti fan della mobilità EV e l’avvicendamento per alcuni avrebbe segnato una brusca frenata del Gruppo che invece con Diess aveva corso con convinzione per produrre grandi quantità di auto a batteria (anche, inutile negarlo, per far dimenticare al mondo lo scandalo dieselgate).

LA STRADA STRETTA (MA ELETTRICA) DI BLUME

La strada per Blume in realtà resta stretta: gli investimenti per la transizione ecologica e il passaggio dai motori endotermici alle auto elettriche dovranno essere confermati, tuttavia i piani vanno integralmente riscritti, sia perché alcuni progetti nel frattempo sono invecchiati prematuramente, sia perché lato software il marchio di Wolfsburg deve uscire dall’impasse che lo ha portato ripetutamente a pasticciare con la guida autonoma, sia perché continuare sulla medesima strada di Diess significherebbe mettere in conto migliaia di esuberi e, quindi, inimicarsi i sindacati (che hanno portato al licenziamento di Diess).

RIORGANIZZAZIONE INIZIATA

Sul fronte Design, la riorganizzazione passa attraverso la nomina di Michael Mauer a Head of Group Design, in sostituzione di Klaus Zyciora. Michael Neumayer sostituirà Frank Welsch come capo della divisione Quality Management, mantenendo comunque il proprio ruolo di Head of Quality dell’Audi.

La tripartizione decisa da Blume per riorganizzare l’organigramma e ottimizzare le spese prevede che  produzione e approvvigionamento facciano riferimento a Volkswagen, vendite e qualità all’Audi e design e sviluppo a Porsche.

IL REBOOT DI CARIAD

Sul fronte software, incontrando gli investitori Blume ha ammesso come la software-house interna abbia rappresentato “uno dei problemi più urgenti da affrontare negli ultimi mesi” e ha aggiunto: “Stiamo esaminando quali competenze chiave abbiamo internamente e rivedendo dove le partnership sono significative. Abbiamo ridefinito le interfacce con i nostri marchi e stiamo ottimizzando processi e strumenti”.

QUALCOSA SI MUOVE A EST…

Volkswagen, irritata per il nulla di fatto occidentale, ha deciso di scommettere nelle software house orientali mettendo alcuni miliardi nella startup Horizon Robotics, come hanno riportato le testate economiche tedesche Handelsblatt e Manager Magazin.

La Casa di Wolfsburg, del resto, realizza circa il 40% delle vendite e la metà dei profitti in Cina. La decisione di svolgere attività di ricerca e sviluppo per la tecnologia dei veicoli nel Paese, non sorprende, dato che il distretto asiatico è considerato un mercato più avanzato in materia di innovazione digitale rispetto all’Europa e agli Stati Uniti anche per via degli ingenti investimenti governativi rivolti alle fabbriche che fanno R&D e alle università che incubano startup.

L’azienda guidata da Oliver Blume gestisce inoltre numerose joint venture nel Paese asiatico, detenendo una partecipazione del 75% nella sua impresa con JAC, del 50% con SAIC e del 40% con FAW.

I PIANI SPAGNOLI

Nei prossimi mesi sarà posata la prima pietra della fabbrica di Sagunto, in Spagna. Volkswagen infatti sebbene stia guardando anche all’Europa orientale per le sue gigafactory, continuerà a puntare sulla penisola iberica, sospinta dai forti incentivi messi in campo dal governo spagnolo coi fondi del PNRR locale.

Seat ha avviato la riconversione dello stabilimento di El Prat de Llobregat con l’obiettivo di farne il principale hub per la mobilità elettrica: a Barcellona si svilupperanno cinque progetti per la produzione di componenti destinati alla famiglia di piccole alla spina secondo i piani della controllante Volkswagen nel quadro del piano industriale da 10 miliardi di euro “Future: Fast Forward”. Tra le auto elettriche in sviluppo è attesa, ma non confermata, la Cupra Urban Rebel.

VW CHIEDE SUSSIDI ALL’UE CONTRO L’IRA DI BIDEN

Mentre l’azienda continua a chiedere a gran voce al governo tedesco e a quello comunitario sussidi utili a controbattere all’Inflation Reduction Act di Joe Biden e alla concorrenza smodata cinese (qui ì il lungo post che Thomas Schäfernumero 1 del principale produttore di veicoli del Vecchio continente, ha affidato qualche giorno fa alla Rete, precisamente a LinkedIn), Blume sta dunque rivedendo i progetti assegnati, tentando di restare nei limiti dei capitali invariati.

IL CAPITAL MARKETS DAY 2023

La fine del 2022 è insomma parecchio turbolenta in quel di Wolfsburg. Blume sta apportando la sua rivoluzione nel tentativo di correggere la rotta tracciata dal predecessore, operazione che coinvolge pressoché ogni aspetto societario e ogni divisione.

Difficilmente le bocce si fermeranno prima del prossimo “Capital markets day”, ossia il nuovo incontro con la comunità finanziaria, annunciato per il secondo trimestre dell’anno. In quella data saranno resi noti, nella loro interezza, i piani del nuovo numero 1 e si potrà capire ciò che resta dell’opera di Herbert Diess.

GLI INVESTIMENTI PER LA MEB+

Sappiamo per esempio che l’architettura modulare sviluppata per la gamma elettrica del gruppo tedesco e che ha debuttato ormai tre anni fa con la Volkswagen ID.3 si prepara ad una profonda evoluzione: Meb diventerà Meb+.

Le principali novità riguarderanno una maggiore capacità di stoccaggio, autonomia aumentata e naturalmente tempi di ricarica più rapidi.

Resta da vedere invece se la nuova piattaforma affronterà il tema della compatibilità dei istemi di guida automatizzata, visto che al momento VW pare ancora metà del guardo. Facile insomma che si decida d rinviare tutto a una piattaforma ventura.

OBIETTIVO: NON PERDERE LA SFIDA CON TESLA

Meb+ sarà difatti compatibile con la nuova generazione di batterie Volkswagen a cella unitaria che, consentendo un’autonomia dichiarata fino a 700 chilometri, permetterà alle auto elettriche tedesche di fare il salto nella nuova generazione, restando competitive soprattutto nei confronti di Tesla, che ormai produce auto elettriche proprio in Germania, nella nuova gigafactory alle porte di Berlino. Inoltre, il Meb+ migliorerà anche significativamente la carica tempi di ricarica, con velocità di ricarica di 175–200 kW possibili in futuro.

Al momento si sa solo che la gamma di modelli basati su Meb includerà dieci nuovi modelli elettrici Volkswagen entro il 2026, tra cui spicca un entry-level per circa 25.000 euro e nuove auto sono in programma anche nei segmenti performance e premium.

L’introduzione della piattaforma Meb+ pare non impattare sui tempi di arrivo della nuova piattaforma Ssp, già annunciata dal Gruppo Volkswagen. Incontrando gli azionisti Blume ha confermato l’adozione della Scalable Systems Platform per tutti i brand entro la fine del decennio.

LA GOLF E LA TIGUAN SI ELETTRIZZANO

Poi naturalmente c’è il capitolo Golf che, come da pronostico godrà di un nuovo futuro a batteria. Lo aveva preannunciato in via ufficiosa il quotidiano tedesco Handelsblatt e lo ha confermato il delegato del gruppo Volkswagen, Oliver Blume.

“Il marchio Volkswagen sta attualmente valutando come poter portare icone come la Golf o la Tiguan nel futuro elettrico”, ha affermato il manager durante l’assemblea degli azionisti nella quale peraltro è stata approvata la distribuzione di un maxi dividendo straordinario da quasi 9,6 miliardi di euro grazie ai proventi della quotazione in Borsa della Porsche.

E L’ACCORDO CON FOXCONN?

A fine novembre l’agenzia Energia Oltre aveva riportato di una possibile jv tra Volkswagen e Foxconn con riferimento alla volontà di spolverare la Scout. La notizia secondo la quale i tedeschi sarebbero interessati a sfoderare un mezzo che rientri nell’alveo non solo dei cassonati a batteria ma anche delle cosiddette “rugged Suv (RUV)” era stata anticipata agli inizi dell’estate dal Wall Street Journal secondo cui VW dovrebbe investirci fino a 1 miliardo di dollari, di cui 100 milioni per creare una società ad hoc, con tanto di una sua struttura manageriale indipendente, col target delle 250.000 vendite all’anno a partire dal 2026 in una struttura produttiva dedicata e sulla base di una piattaforma appositamente sviluppata per pickup e RUV.

Durante l’assemblea degli azionisti Blume ha citato il progetto di rilancio della Scout, ma non ha confermato le voci su un possibile accordo produttivo con la Foxconn, come annunciate da Automotive News, secondo la quale l’operazione sarebbe appunto frutto di una joint venture col colosso di Taiwan noto soprattutto per la produzione di iPhone e in questi giorni al centro delle cronache per le manifestazioni in Cina contro la politica “zero Covid” decisa dal regime.

Altre voci non confermate, è giusto segnalarlo per dovere di cronaca, avevano invece indicato come possibile partner Magna Steyr Fahrzeugtechnik AG & Co KG, un’industria automobilistica con sede a Oberwaltersdorf in Austria. Ma il colosso asiatico è senza dubbio più funzionale alla produzione di vetture sempre più smart affamate di tecnologia e, soprattutto, semiconduttori.

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