Mobilità

Gm, Daimler, Bmw, Volkswagen: ecco chi Trump vuole colpire e chi vuole difendere con i dazi

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Dopo l’annuncio del piano di razionalizzazione di General Motors, Donald Trump pensa a dazi del 25% sulle auto prodotte all’estero per spingere la produzione interna


Nuovi dazi per difendere le aziende a stelle e strisce: la politica di Donald Trump è ormai chiara. E così, mentre General Motors annuncia un piano per tagliare 8.000 dipendenti e chiudere 5 fabbriche entro il 2019, il Tycoon, che non condivide i piani della società, prova a frenare il tutto grazie alle tariffe. Andiamo per gradi.

NUOVE TARIFFE SULLE AUTO?

L’annuncio è stato fatto (come spesso accade) su Twitter: la Casa Bianca sta studiando dazi sulle auto prodotte all’estero, con l’obiettivo di spingere la produzione Usa.

La cosa non è affatto nuova: l’idea, in realtà, gira già da diversi mesi. A giugno 2018, Trump ha minacciato l’introduzione di tariffe fino al 25% sulle importazione di auto, mandando in allarme le case automobilistiche tedesche, coreane e le aziende di ricambi auto canadesi.

Ad agosto 2018, poi, Trump, nel corso di un comizio in West Virginia, aveva affermato: “Metteremo una tassa del 25% su ogni auto che arriverà negli Stati Uniti dall’Unione europea”. Le minacce, poi, sono sfociate in un nulla di fatto.

PERCHE’ SI RIPENSA AI DAZI SULLE AUTO?

Con l’introduzione di tariffe più alte (Europa 10%, Usa 2,5% ora sulle auto ), è convinto Trump, le case auto americane sarebbero avvantaggiate e non costrette a definire piani di razionalizzazione. Con i dazi, scrive l’inquilino della Casa Bianca su Twitter, “molte più auto sarebbero state costruite qui e GM non chiuderebbe gli impianti in Ohio, Michigan e Maryland”.

CHI COLPIREBBERO I DAZI?

Tutte le auto prodotte all’estero, ovvio, ma sarebbe la Germania a risentirne in particolar modo: è in questa regione, infatti, che si concentrano le principali case auto europee: da Daimler a BMW e Volkswagen. Gli Usa sono il primo mercato nell’export di automobili tedesche e prodotti automotive, con una quota del 12,2% nel 2017.

IL PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE DI GENERAL MOTORS

Secondo quanto annunciato da Mary Barra qualche giorno fa, entro il prossimo anno, General Motors licenzierà 8.000 dipendenti (saranno tagliati anche quadri e dirigenti) e chiuderà ben 5 fabbriche nel Nord America. È previsto anche lo stop alla produzione di alcuni modelli che sul mercato non sembrano riscuotere successo (prevalentemente berline) .

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