Mobilità

Treno deragliato, tutte le novità dell’inchiesta su Rfi (Ferrovie)

di

alstom rfi lodi

5 operai della società Rfi (gruppo Ferrovie) sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Lodi dopo il treno deragliato. Tutti i dettagli

I PASSI DELLA PROCURA

L’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque operai della società Rfi (Rete ferroviaria italiana, gruppo Ferrovie Italiane) intervenuti l’altra notte sul posto in cui è deragliato un Frecciarossa è “un atto necessario per lo svolgimento, in forma garantita, degli accertamenti tecnici irripetibili”. Lo spiega la Procura di Lodi in una nota. Ecco tutti gli ultimi aggiornamenti dopo l’incidente a Lodi (qui e qui gli approfondimenti di Start).

COSA SUCCEDE DOPO L’INCIDENTE

I cinque operai della società Rfi (Rete ferroviaria italiana, gruppo Ferrovie Italiane) intervenuti sullo svincolo in corrispondenza del quale si è verificato il deragliamento del Frecciarossa che ha causato due morti e 31 feriti sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Lodi con le ipotesi di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose.

LA VERSIONE DEGLI OPERAI

Gli operai, sentiti subito dopo l’incidente, avrebbero negato di aver lasciato lo scambio in una posizione non corretta.

GLI OBIETTIVI DELL’INDAGINE

Si indaga per capire perché lo scambio che ha causato l’incidente non si trovasse nella giusta posizione. Tecnici ed investigatori dovranno inoltre chiarire perché il sistema di rilevamento abbia ricevuto una segnalazione di binari ‘per dritto’ e non di ‘svio’, che avrebbe fermato il treno prima.

LE IPOTESI DEI MAGISTRATI

L’iscrizione nel registro degli indagati – dipendenti della società Rfi (Rete ferroviaria italiana, gruppo Ferrovie Italiane) – consente di poter procedere con accertamenti irripetibili sul convoglio. La Procura sospetta, fin dal primo momento che l’incidente avvenuto giovedì mattina alle porte di Lodi, sia legato a un errore umano successivo a una manutenzione non eseguita nel modo corretto: uno scambio sarebbe stato lasciato in posizione non giusta, una ‘disattenzione’ non rilevabile dal sistema centrale di Bologna perché lo scambio sarebbe rimasto ‘scollegato’, ossia fuori rete.

I SOSPETTI DEGLI INQUIRENTI

Il sospetto degli inquirenti – scrive l’agenzia Adnkronos – è che quella operazione manuale sia stata solo comunicata e mai effettuata. Gli operai intervenuti sullo scambio poco prima che il treno deragliasse – il Frecciarossa coinvolto nell’incidente è il primo che passa dopo la manutenzione – non riuscendo probabilmente a trovare una soluzione al ‘guasto’, avrebbero deciso “di ‘bloccare’ lo scambio nella posizione dritta ed escluderlo dal sistema automatico”, cioè di dire: “visto che non sono sicuro del funzionamento di questo scambio lo metto sul corretto tracciato, sulla via libera dritta, fai come se non ci fosse. Io operaio lo blocco in questa posizione e tu (da Bologna) non lo puoi manovrare dal sistema remoto, non lo vedi più”, spiega un esperto. E come se quello scambio fosse stato ‘cancellato’ dai binari, rendendo dritta la strada. Ma solo in teoria: il Frecciarossa appena partito da Milano che viaggiava a 290 chilometri si è trovato improvvisamente di fronte lo scambio ‘curvo’ che ha deragliato la corsa della motrice dove hanno perso la vita Giuseppe Cicciù, 52 anni, e Mario Di Cuonzo, 59, macchinista e addetto dello Ferrovie dello Stato. Un’ipotesi che solo gli accertamenti tecnici potranno confermare.

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