Mobilità

Tpl e non solo, consigli (non richiesti) sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

di

Tpl Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr mobilità trasporto pubblico

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrebbe puntare di più (e meglio) su Tpl, smart road e non solo. L’intervento di Marco Foti

 

Più che Next generation, la bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in tema “Trasporti” sembra rimarcare vecchie e consolidate tesi autarchiche. Alcuni aspetti, a mio modesto avviso ovviamente e me ne scuso se potrò suscitare ira negli illustri redattori del Piano, possono essere migliorati o addirittura integrati.

Poniamo ad esempio il caso dell’accessibilità alle aree interne (e non solo, aggiungo, in quanto il territorio nazionale, purtroppo, è arricchito da innumerevoli aree cosiddette “a domanda debole”). Il Piano Nazionale prevede 200 milioni di euro a copertura delle attuali 72 aree selezionate dalla Snai (1.077 comuni per 2 milioni di abitanti ed un territorio di 51 mila kmq), con una media di investimento di circa 190 mila euro a Comune. Si tenga conto che la Snai ha intenzione di estendere ulteriormente il numero di aree interne per cui, obiettivamente, l’importo previsto è assolutamente scarso e non corrispondente alle esigenze dei territori, tra i quali occorre che siano inseriti anche i Comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti, spesso “abbandonati” in fase di programmazione strategica da parte delle Istituzioni.

Ma l’accessibilità ai territori è sempre accompagnata da una scarsa accessibilità ai servizi di Tpl, settore che trova un’azione di investimento per circa 7 mld di euro (Tpl Green e trasporto rapido di massa). Peccato però che l’azione sia pesantemente sbilanciata verso il rinnovo del parco circolante dei mezzi privati e del trasporto pubblico locale (autobus, treni e navi). Tale azione dovrebbe essere incrementata in modo significativo focalizzando l’attenzione sulla “accessibilità” al servizio di Tpl su gomma, oggi per molti cittadini, non fattibile. L’azione dovrebbe prevedere interventi per connettere i territori nei luoghi più disagiati sviluppando infrastrutture “intelligenti” attraverso un alto livello di tecnologia high-tech ed IoT, incentivando l’utilizzo di applicazioni per integrare le diverse forme di trasporto, che dovranno essere green e sostenibili, a partire dal Tpl automobilistico e dal soddisfacimento degli spostamenti delle persone con disabilità (per cui non sono previsti interventi finanziari specifici). E su questo punto mi sembra doveroso dopo anni (anzi decenni) di assoluta dimenticanza prevedere un’azione mirata all’annullamento delle criticità afferenti all’accessibilità delle persone con disabilità ai servizi di trasporto pubblico, qualunque essi siano (gomma, ferro, mare), interventi da prevedere in un nuovo strumento di pianificazione nazionale.

Per l’appunto, in tema di Governance della mobilità il Piano Nazionale della Ripresa e della Resilienza non prevede interventi mirati. Eppure basterebbe poco, trattandosi di un’azione “interna” al Governo, prevedendo il “Piano Nazionale della Mobilità” con interventi specifici destinati ai cittadini diversamente abili, indirizzi programmatori a cui dovranno strettamente attenersi amministrazioni regionali e città metropolitane.

Ancora in tema di Governance, il Pnrr sul Trasporto Pubblico Locale non prevede interventi settoriali. Ne parlo ormai da tempo e lo sostengo con forza: il Mit deve avere il coraggio di cambiare radicalmente la gestione e la corresponsione dei contributi verso il Tpl dotandosi di un sistema che si possa basare sui “Livelli Essenziali di Trasporto”, al pari di quanto è oggi considerato nella sanità. Ovvero definire un modello quantitativo costruito sulla base di specifici indicatori che tengano conto delle esigenze dei cittadini, del territorio ed, aspetto più importante, della spesa pubblica.

Un ultimo approfondimento lo vorrei dedicare alle “smart roads”, le infrastrutture stradali per le quali è iniziato un processo di trasformazione digitale orientato a introdurre piattaforme di osservazione e monitoraggio del traffico, modelli di elaborazione dei dati e delle informazioni, servizi avanzati ai gestori delle infrastrutture, alla pubblica amministrazione e agli utenti della strada, nel quadro della creazione di un ecosistema tecnologico favorevole all’interoperabilità tra infrastrutture e veicoli di nuova generazione.

Il Pnrr destina 200 milioni di euro che, si presume, debbano essere impegnati sulla rete nazionale autostradale, le cui infrastrutture in concessione sviluppano una lunghezza superiore a 6 mila km. Detto ciò mi sembra doveroso, in un Piano che la Commissione Europea ha battezzato Next Generation Eu, prevedere l’adeguamento di tutta la rete autostradale nazionale, anche con interventi iniziali soft (5G e IoT), ma efficaci e funzionali alle esigenze sempre più stringenti degli utilizzatori (l’autovettura si conferma la quota modale principe sul territorio nazionale). In questo modo la rete stradale non sarà più vista come un’infrastruttura statica ma piuttosto come una rete intelligente, green e sicura.

Sarà in tempo il Governo a prendere in considerazione queste piccole integrazioni? Ce lo auguriamo tutti.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati