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Toyota, tutte le magagne di Hino sulle emissioni

Hino Toyota Emissioni

Il produttore di camion giapponese Hino, parte del gruppo Toyota, ha presentato per anni dati falsi sulle emissioni. Un’indagine dell’azienda ha rilevato che le informazioni fuorvianti sui motori risalgono almeno al 2003

Il produttore di camion giapponese Hino, parte del gruppo Toyota, ha sistematicamente falsificato i dati sulle emissioni per 20 anni.

L’affiliata della Toyota Motor Corp ha falsificato i dati sulle emissioni di alcuni motori risalenti almeno al 2003, più di un decennio prima di quanto indicato in precedenza. Lo ha annunciato Hino martedì in base ai risultati di un’indagine commissionata dall’azienda stessa.

Il comitato, composto da avvocati e un consulente aziendale, è stato istituito quest’anno dopo che a marzo Hino ha riconosciuto di aver falsificato i dati relativi alle emissioni e alle prestazioni del carburante di quattro motori.

La cattiva condotta scoperta includeva l’alterazione dei test di durata relativi alle emissioni su un’ampia gamma di modelli e la manomissione delle informazioni sull’efficienza del carburante nei motori per impieghi gravosi. Hino ha informato il governo giapponese dei risultati.

Martedì le azioni di Hino sono scese di quasi il 10%. Toyota, che possiede il 50,1% di Hino, ha perso il 2,6%. L’amministratore delegato della Toyota Akio Toyoda ha trasmesso un messaggio, letto dal presidente di Hino Satoshi Ogiso durante la conferenza stampa di martedì. “L’illecito in Hino ha tradito la fiducia dei clienti e delle altre parti interessate. Sono profondamente dispiaciuto per quello che è successo”, ha dichiarato il presidente di Toyota.

Tutti i dettagli.

I RISULTATI DELL’INDAGINE INTERNA DI HINO

Il comitato investigativo incaricato dal produttore di camion e autobus giapponese ha attribuito lo scandalo a un ambiente lavorativo in cui gli ingegneri non si sentivano in grado di sfidare i superiori, “in una rara critica alla cultura aziendale in Giappone” commenta Reuters.

La casa automobilistica ha affermato che il comitato ha trovato prove di falsificazione che risalgono almeno all’ottobre 2003, in contrasto con il periodo di tempo precedentemente divulgato intorno al 2016. Il presidente Ogiso ha affermato che la società ha messo in secondo piano la qualità, la conformità e lo sviluppo del talento mentre cercava di espandere la propria scala e il proprio volume a partire dal 2000. Di conseguenza, gli obiettivi numerici, come i programmi di sviluppo del prodotto e l’efficienza del carburante, hanno avuto la priorità rispetto al lavoro secondo processi adeguati, ha affermato.

IL RICHIAMO DEI VEICOLI

Hino ha richiamato 67.000 veicoli in Giappone relativi ai dati errati. I veicoli interessati possono raggiungere un totale di quasi 300.000 veicoli, secondo la società.

Per quanto riguarda i modelli venduti all’estero, Hino ha affermato di collaborare con le indagini delle autorità negli Stati Uniti e in Europa.

I MODELLI TARGATI TOYOTA

Hino produce veicoli venduti con il marchio Toyota, incluso il SUV Prado Land Cruiser, oltre ai camion Hino.

COSA FARÀ HINO

Il presidente di Hino Ogiso si è scusato con i giornalisti e ha detto che la direzione ha preso sul serio le proprie responsabilità. La società presenterà un nuovo sistema di governance entro tre mesi.

A PARTIRE DALLO SCANDALO VOLKSWAGEN

Lo scandalo di Hino, posseduto al 50,1% da Toyota, è l’ultimo tra i tanti che si sono rivelati imbarazzo per un paese che si vanta di una reputazione di disciplina, artigianalità e attenzione ai dettagli, commenta il Washington Post.

L’accuratezza dei dati sulle emissioni delle case automobilistiche è stata messa in dubbio nel 2015 quando la tedesca Volkswagen ha ammesso di aver installato un software segreto in centinaia di migliaia di auto diesel statunitensi per ingannare i test sulle emissioni e che fino a 11 milioni di veicoli avrebbero potuto software simile in tutto il mondo.

Nel 2018, Suzuki Motor Corp., Mazda Motor Corp. e Yamaha Motor Co. hanno ammesso di aver falsificato i dati sulle emissioni, poco dopo che Nissan Motor Co. e Subaru Corp. hanno riconosciuto una condotta simile nei loro dati sul consumo di carburante.

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