Mobilità

Torino area di crisi, chi festeggia e chi borbotta per il decreto firmato da Di Maio

di

Torino

Tutti i dettagli e i commenti sul decreto del ministero dello Sviluppo economico che riconosce Torino come un’area di crisi industriale

 

Il vicepremier Luigi Di Maio ha firmato il decreto che fa di Torino una area di crisi complessa.

Ad annunciarlo è lo stesso ministro, il 13 aprile a Torino, per presentare la Casa delle Tecnologie Emergenti, un incubatore di startup e aziende innovative che avrà sede nel capoluogo piemontese.

CHE COSA HA DETTO DI MAIO SU TORINO AREA DI CRISI

“E’ significativo che l’ad Manley abbia confermato per Fca – ha detto il ministro – il piano di investimenti da 5 miliardi in Italia, è molto importante per i nostri stabilimenti produttivi. La 500 elettrica è il simbolo europeo dell’industria automobilistica che investe nell’elettrico. Non vediamo l’ora, come Mise, di sostituire alcune nostre auto con l’elettrico. Una grande occasione per rilanciare un comparto che incide negativamente su produzione ed esportazioni”.

LE PAROLE DI APPENDINO

Torino area di crisi complessa è “uno strumento fondamentale – ha chiosato la sindaca pentastellata Chiara Appendino – certifica il fatto che la città ha vissuto anni di crisi, in particolare per le aziende di alcuni settori, accompagnando queste imprese per aiutarle a compiere quella rivoluzione tecnologica che permetterà loro di tornare competitive”.

I TERMINI DEL DECRETO

E ieri il vicepremier e ministro allo Sviluppo economico ha pubblicato il provvedimento con cui Torino e i 120 comuni del territorio rientrano nelle aeree di crisi complessa, alla stregua di Termini Imerese, Porto Vesme, Piombino, Taranto, Gela e Terni.

CHE COSA DICE IL DECRETO

Nelle otto pagine del decreto, il Mise certifica le condizioni per il «riconoscimento di crisi industriale complessa». E costituisce un gruppo di coordinamento e controllo rappresentato da sei membri: due espressione del ministero, e uno a testa per Regione, Comune, Ice e Anpal, che avranno il compito di dare il via agli accordi di programma con il territorio per definire misure e azioni dedicate al rilancio produttivo.

LA CHIOSA DEL CORRIERE

“Ma all’articolo 3 del decreto si sottolinea che dalla misura «non derivano nuovi e ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato» – nota il Corriere della Sera – In sostanza questo è solo il primo atto (amministrativo) per avviare la macchina dell’area di crisi, per la quale, secondo quanto affermato da Di Maio, verranno mobilizzati 150 milioni per la trasformazione del tessuto produttivo”.

I COMMENTI DELLE PARTI SOCIALI

Ferve il dibattito in Piemonte nelle parti sociali. Per Dario Gallina, leader degli industriali torinesi, è importante che il governo faccia in fretta a «mettere in campo risorse e azioni al fine di sostenere la ripresa». Ma avverte: «Mi auguro che ci coinvolgano nella stesura del piano, e che non si proceda con finanziamenti a pioggia». Rimangono tiepidi i sindacati di fronte al decreto del governo giallo-verde. «C’è il timore di un’ulteriore iniziativa dove ci si parla addosso senza dare gambe a iniziative per l’industria — spiega Dario Basso, segretario Uilm Torino — Bisogna mettere mano al capitolo tasse e cuneo fiscale, altrimenti il Paese non riparte», riporta il Corsera.

IL DIBATTITO SUL DECRETO

A festeggiare il decreto, e dunque un atto del dicastero retto da Di Maio, è uno dei dirigenti ritenuto non valorizzato dallo stesso ministro come molti giornali hanno scritto, ovvero Stefano Firpo, già stretto collaboratore di Corrado Passera prima a Intesa Sanpaolo e poi al Mise quando il banchiere divenne ministro del governo Monti. Tanto che Firpo ha annunciato da tempo che andrà a lavorare in una banca, terminando volontariamente l’esperienza da dirigente ministeriale.

Ma il tweet del torinese Firpo, in buoni rapporti con la famiglia Agnelli e apprezzato dal mondo bancario e industriale piemontese (pure in Fca), non è stato apprezzato da tutti.

 

 

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