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Sottomarini Fincantieri, tutto sul nuovo contratto per la Marina

Fincantieri Nfs

L’Occar ha annunciato la firma di un contratto con Fincantieri per la costruzione di un terzo sottomarino U212 NFS (Near Future Submarine), sempre per la Marina Militare Italiana. L’approfondimento di Giovanni Martinelli

Questo fine 2022, evidentemente, è stato piuttosto “frizzante” per Fincantieri e per il suo settore Difesa. Nel giro di pochi giorni si sono infatti registrati una serie di avvenimenti a dir poco importanti, sia per il presente che per il futuro del gruppo cantieristico Italiano.

Il 17 dicembre è dapprima arrivata la firma di un accordo con ONEX Shipyards & Technologies Group, finalizzato alla creazione di una linea di produzione e manutenzione di corvette (ma con possibili ulteriori evoluzioni future) presso i cantieri di Elefsis. Con il tutto da inserire, ovviamente, nella competizione per le nuove corvette per la Marina Ellenica. Una gara che vede contrapposte Fincantieri stessa e la Francese Naval Group, il cui esito era atteso entro la fine di quest’anno ma che invece è stato rimandato ai primi mesi del 2023.

Il 22 dicembre è poi arrivata una doppia notizia. Nello stesso giorno infatti, il gruppo cantieristico Italiano ha annunciato la consegna della terza (su un totale di 4) corvetta della classe Al Zubarah alla Marina del Qatar; comunicando al contempo l’avvenuta firma del contratto con il Segretariato Generale della Difesa/ Direzione Nazionale degli Armamenti per la realizzazione della futura Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.), destinata all’Istituto Idrografico della Marina Militare.

Ma in mezzo a questi 2 passaggi ne è avvenuto un altro, che non ha ricevuto la stessa eco dei precedenti ma che non è certo meno rilevante; anzi. Questa volta è stata l’Occar (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’Armement) ad annunciare la firma di un contratto con Fincantieri per la costruzione di un terzo sottomarino U212 NFS (Near Future Submarine), sempre per la Marina Militare Italiana (e senza peraltro precisarne il controvalore).

Prima di proseguire oltre, un rapido passo indietro; per meglio inquadrare il contesto. Il programma in oggetto riguarda la fornitura alla nostra Forza Armata di un totale di 4 battelli subacquei. I primi 2 sono stati oggetto di un contratto iniziale firmato il 26 febbraio 2021 (per un valore di 1,35 miliardi di €), comprensivo di un’opzione per altri 2 sottomarini. Quanto appena successo il 17 dicembre scorso rappresenta dunque il primo “step” per il suo completamento nei numeri previsti dalla Marina.

Al momento attuale non è dato sapere quando sarà esercitata l’opzione anche per il quarto U212 NFS; un passo che sarà sicuramente dettato anche dalla disponibilità di fondi. Ciò che però è importante evidenziare è che il programma sta comunque procedendo secondo tempistiche tali da consentire una continuità produttiva per i cantieri coinvolti; il primo sottomarino (già impostato) è infatti di prevista consegna nel gennaio 2027, il secondo 2 anni dopo e il terzo nel maggio 2030. In questa ottica, è perciò ragionevole ipotizzare (anche alla luce di risorse in crescita per il bilancio della Difesa) che questo quarto battello sarà contrattualizzato fra non molto; con eventuale consegna nel giugno 2031.

Ultima annotazione di carattere generale, la scelta da parte del nostro Paese di far gestire questo stesso programma dall’Occar. Una scelta in qualche modo “inusuale”, nella misura in cui tale organizzazione è solitamente impegnata nella gestione di programmi a carattere multinazionale. In realtà, alla fine una logica c’è; offrire cioè una sorta di “visibilità” più ampia, anche in vista di possibile collaborazioni con altri Paesi e, soprattutto, in un’ottica di possibile export del prodotto.

Tema quest’ultimo che ci conduce direttamente a uno dei “driver” principali lungo i quali si sta sviluppando il “capitolo” U212 NFS. Il nostro Paese, infatti, terminata l’esperienza dei battelli Sauro di produzione nazionale nei primi anni 2000 si rivolse alla Germania per rinnovare la propria componente subacquea. Fu così firmato un accordo di produzione su licenza dai cantieri Tedeschi del gruppo Thyssen Krupp Marine Systems (TKMS) per 4 battelli della classe U212A; dello stesso tipo di quelli già in costruzione per la Marina Tedesca.

Una scelta importante da un lato perché consentiva a varie aziende Italiane (Fincantieri in primis) di rimanere agganciate al mondo delle realizzazioni in ambito subacqueo. Ma con alcuni limiti dall’altro perché, di fatto, il contenuto della stessa industria nazionale finiva con l’essere limitato.

Tali considerazioni, unite alla sopravvenuta esigenza operativa della Marina Militare di sostituire gli ultimi 4 battelli della classe Sauro ancora in servizio, hanno così portato all’attuale percorso rappresentato dagli U212 NFS; che diventeranno cioè sottomarini con un ben più elevato contenuto Italiano e che saranno realizzati secondo le specifiche esigenze della Forza Armata.

Tanto è vero che questi nuovi battelli differiranno (non poco) dai precedenti. Secondo le informazioni fin qui rilasciate, gli NFS saranno caratterizzati da un scafo più lungo di 1,2 metri rispetto agli A; la lunghezza raggiungerà quindi i 59 metri, con un diametro massimo di 7. Il dislocamento in superficie viene indicato in 1.600 tonnellate e di conseguenza quello in immersione dovrebbe essere di circa 1.900.

Quelle in questione sono così modifiche non “banali”; nel senso che grazie ad esse e a una ri-progettazione generale, ne risulteranno dei sottomarini più grandi (quindi, con maggiore spazio per i sistemi e per lo stesso equipaggio, fissato in circa 29 uomini), più silenziosi e anche capaci di ospitare una vela più grande (dotata quindi di più sensori).

Dal punto di vista della propulsione, elemento di grandissima importanza su un battello subacqueo, gli NFS manterranno lo schema degli A. Dunque, un motore diesel impiegato per la ricarica delle batterie per l’alimentazione del motore elettrico di propulsione; con quest’ultimo che, a sua volta, può essere alimentato anche dal sistema AIP (Air Indipendent Propulusion) incentrato su “fuell cell”. Schema inalterato sì ma la novità comunque c’è; perché le tradizionali batterie piombo-acido saranno sostituite da altre (di produzione nazionale) ben più performanti del tipo “Lithium-iron-phosphate”.

A partire dal terzo battello poi, potrebbe essere introdotto un nuovo sistema AIP; anche questo di produzione nazionale. Significativamente, nessuna informazione è stata rilasciata in quanto a prestazioni; velocità e autonomia di questi battelli sono di fatto un “segreto” perché parametri ritenuti sensibili proprio alla luce delle novità previste.

Un altro aspetto di rilievo è quello rappresentato dai 2 sistemi che costituiscono il “cervello” e il cuore” del sottomarino; il Combat Management System (CMS) e l'”Integrated Platform Control System (IPCS). Entrambi saranno sviluppati da Leonardo (altra grande novità) e garantiranno il primo la gestione di tutte le funzione legate al combattimento (con l’integrazione dei  sensori, soprattutto subacquei, e delle armi) e il secondo quelle legate alla gestione della piattaforma.

Questione delle armi che non può non essere affrontata sopratutto in chiave futura; mentre infatti gli NFS saranno comunque ancora equipaggiati con gli attuali siluri pesanti Black Shark, dagli stessi 6 tubi lanciasiluri da 533 mm potrebbe essere lanciata anche la possibile novità di domani, i missili “cruise” a lungo raggio (anche per l’attacco di obiettivi terrestri in profondità). Una capacità davvero necessaria per il nostro Strumento Militare (come evidenziato dal vertice stesso delle Forze Armate) e già individuata anche a livello politico; la cui definitiva integrazione renderebbe così questi U212 NFS degli assetti operativi ancora più completi (e temibili per gli avversari).

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