Mobilità

Ponte Morandi, tutte le sportellate fra Toninelli e Autostrade per l’Italia (Atlantia)

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Botta e risposta tra governo e Atlantia. O meglio, tra i tecnici nominati dal ministero delle Infrastrutture dopo il crollo del Ponte Morandi e la concessionaria autostradale Aspi del gruppo Benetton. Oggetto del contendere: la relazione finale della commissione degli esperti. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA DICONO I TECNICI NOMINATI DA TONINELLI

Una perdita di fiducia nei confronti di Autostrade per l’Italia e l’esistenza di lacune gravi sull’intera rete autostradale che rendono centrale la manutenzione, quella manutenzione che ha visto ”inadempiente” Aspi nel caso del ponte Morandi di Genova, crollato nell’agosto dello scorso anno provocando 43 vittime. E’ questo, secondo le agenzie di stampa, uno dei punti a cui giunge il gruppo di lavoro – la commissione indipendente istituita presso il Mit – per pronunciarsi sull’eventuale revoca delle concessioni ad Autostrade, partita legata inevitabilmente a doppio filo con la partita di Alitalia.

LE CAUSE DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Il crollo, per i tecnici del gruppo di lavoro, lascia presupporre gravi lacune del sistema di manutenzione che si possono ritenere sussistenti su tutta la rete autostradale e che pertanto giustificano che lo Stato abbia perso fiducia nell’operato di Aspi, società che ha comunque già iniziato un forte intervento di manutenzione straordinaria dopo il crollo del Morandi.

ECCO LE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE MIT SUL PONTE MORANDI

Non solo. Il crollo del ponte ha comportato la mancata restituzione di un bene la cui custodia la concessione aveva affidato ad Autostrade per l’Italia, che era tenuta a restituirlo integro. Ci configura un grave inadempimento che consente la revoca unilaterale della concessione. É questa, a quanto hanno appreso ieri le agenzie di stampa, la sintesi a cui è giunta la relazione della commissione del Mit sul Ponte Morandi.

L’ABSTRACT DELLA RELAZIONE

Il crollo – recita un passaggio dell’abstract della relazione – lascia presupporre gravi lacune del sistema di manutenzione che si possono ritenere sussistenti su tutta la rete autostradale (molti ponti hanno stesso livello di rischio di quello di Genova) e che pertanto giustificano che lo Stato abbia perso fiducia dello stato nell’operato di Aspi (da tenere conto che Autostrade per l’Italia ha già iniziato un forte intervento di manutenzione straordinaria dopo il crollo).

LE CLAUSOLE DELLA CONVENZIONE

Secondo la commissione sono inoltre nulle (o comunque non applicabili al caso) alcune clausole della convenzione che prevedono risarcimenti per risoluzione anticipata, anche se comunque aspi lo chiederà in sede contenziosa e non si può escludere che li ottenga.

LA NOTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

Stamattina Autostrade per l’Italia dichiara, in una nota, di non aver ricevuto alcuna comunicazione in relazione al procedimento in corso e di aver appreso solo da notizie di stampa dell’esistenza e dei contenuti della relazione della Commissione ministeriale insediata presso il Mit. Aspi contesta il metodo di diffusione alla stampa in modo pilotato e parziale di stralci di tale relazione, prima ancora che essa sia resa nota alla controparte, come e’ richiesto dal procedimento amministrativo in essere. Da tali anticipazioni non sembrerebbe emergere alcun grave inadempimento agli obblighi di manutenzione ai sensi del contratto di concessione. Peraltro, la presunta violazione dell’obbligo di custodia, di cui all’art. 1177 del codice civile, costituirebbe un addebito erroneo ed inapplicabile al caso di specie, trattandosi di una infrastruttura che sarà restituita allo Stato al termine della concessione, per effetto della sua ricostruzione affidata dal Commissario per Genova ed interamente finanziata da Aspi. Al fine di ristabilire un corretto quadro informativo – afferma nella nota Autostrade per l’Italia – i termini della Convenzione prevedono, nella denegata ipotesi di revoca, il pagamento di un cosiddetto indennizzo che corrisponde al giusto valore della concessione, secondo i criteri contrattualmente previsti. La sussistenza di tale obbligo di indennizzo, come riportato dalla stampa, è confermata anche dalla stessa relazione della Commissione. Da ultimo si ricorda che sono ancora ignote le cause interne o esterne che hanno determinato la tragedia e l’accesso alla documentazione dei luoghi e dei fatti è ancora incompleto

 

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